Legge 40 - legge 194 - Iniziativa Laica Ingauna

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Legge 40 - legge 194

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UNA CAMPAGNA SULLA FECONDAZIONE PER RICORDARCI LA GENEROSITÀ
Michela Marzano - La Repubblica 09/08/2015
 
TURISMO procreativo? Si pensava che non ce ne sarebbe stato più bisogno dopo la decisione della Corte costituzionale che, il 9 aprile 2014, ha definitivamente cancellato il divieto di inseminazione eterologa. E invece niente. Invece, ci risiamo. Non più perché la legge proibisce l'accesso a questa tecnica riproduttiva bensì perché — ora che finalmente si può, e che il ministero ha anche definito in maniera dettagliata le Linee Guida da seguire nei centri e negli ospedali pubblici — mancano le donazioni di gameti, soprattutto quelle di ovociti. Al punto che il ministro della Sanità Beatrice Lorenzin, dopo che negli ultimi mesi, e in numerose regioni, gli ospedali avevano cominciato a importare gameti dall'estero, si è vista costretto ad annunciare l'avvio di una grande campagna di promozione.
 
 
PROCREAZIONE ASSISTITA - ARRIVANO LE LINEE GUIDA. RESTANO LE LACUNE
 
Filomena Gallo - Il Manifesto 02/07/2015
 
Finalmente ieri il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha emanato le nuove linee guida che regolano la Procreazione medicalmente assistita. Le ultime risalgono al 2008 e secondo quanto previsto dalla legge 40/2004 sarebbero dovute essere aggiornate almeno ogni tre anni. Facendo pochi calcoli semplici, il ministero per quattro anni, presupponendo un eventuale aggiornamento nel 2011, ha violato la legge. Questo lo abbiamo fatto presente più volte, presentando anche una diffida formale contro il ministero. Avevamo proprio bisogno di una bussola per esplorare il nuovo terreno della fecondazione assistita che è mutato molto dalla promulgazione della legge. Basti pensare che dal 2008 ci sono state ben tre sentenze della Corte Costituzionale, che hanno rimodulato la legge 40 del 2004, eliminando, rispettivamente, il numero massimo di tre embrioni da creare e trasferire in un unico e contemporaneo impianto, il divieto di fecondazione eterologa, il divieto di accesso alla diagnosi pre-impianto per le coppie fertili portatrici di patologie genetiche.
 

FECONDAZIONE UN DIRITTO RESTITUITO
Elena Cattaneo - La Repubblica 16/05/2015

CARO direttore, la Consulta con la sentenza di giovedì, eliminando il divieto di accesso alla fecondazione assistita alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche, ha restituito ai cittadini di questo Paese un diritto che era stato loro sottratto ed ha messo fine a una crudeltà imposta da una legge ingiustamente punitiva verso il desiderio di genitorialità.
Legge concepita, approvata e difesa da chi, nel Paese, antepone e impone l'etica personale alla scienza, alla ragionevolezza, alla sofferenza delle persone e non ha timore di farlo, come ribadito per la quarta volta due giorni fa, in spregio alla Costituzione. Nell'attesa, doverosa, della lettura del dispositivo e delle motivazioni della sentenza, ho letto i tanti commenti e le reazioni che hanno accolto con favore questa notizia. La mia gratitudine va a quei resistenti malati, familiari, associazioni e avvocati che, in questi anni, non hanno mai smesso di lottare per l'affermazione di diritti fondamentali della persona nell'interesse di tutti
 

FECONDAZIONE ASSISTITA
CADE L'ULTIMO DIVIETO: SI DELLA CONSULTA ALLA DIAGNOSI PREIMPIANTO PER LE COPPIE FERTILI AFFETTE DA PATOLOGIA GENETICA
Grazia Longo  La Stampa 15/05/2015)
 
“”Chi desidera un figlio ed è portatore sano di una malattia genetica potrà finalmente ricorrere alla diagnosi preimpianto degli embrioni. L’importante passo avanti è stato sancito da una sentenza della Corte Costituzionale che fa cadere il divieto dell’accesso alle tecniche di fecondazione assistita alle coppie fertili, ma portatrici sane di patologie genetiche.

Un traguardo agognato da chi da anni si batte per vedere abolita la norma contenuta nella legge 40 del 2004 sulla procreazione assistita. Non nascondono, quindi, l’entusiasmo «l’enorme soddisfazione» gli avvocati Filomena Gallo (segretario dell’Associazione Luca Coscioni), Gianni Baldini e Angelo Calandrini, difensori delle coppie che hanno avviato i procedimenti dai quali è scaturita la pronuncia della Consulta. «Esprimiamo gioia insieme alle coppie che per tanti anni hanno solo desiderato avere un bambino sano ed evitare aborti – dichiarano – Oggi è un giorno importante per tante famiglie. Questa era l’unica decisione che la Corte poteva prendere perché l’unica che equivale al rispetto di diritti fondamentali delle persone». L’avvocato Gallo ribadisce, inoltre, che «si tratta della trentaseiesima decisione di tribunali, di cui tre della Corte Costituzionale, che hanno smantellato la legge 40». Mentre Luca Gianaroli consigliere generale dell’associazione Coscioni stigmatizza la latitanza politica: «Ancora una volta, come è accaduto in occasione delle precedenti sentenze relative alla Legge 40, i giudici si sono dimostrati più attenti ai diritti e alle necessità dei cittadini rispetto alle istituzioni politiche, che hanno sempre anteposto posizioni ideologiche talvolta anche molto discutibili e prive di fondamento medico-scientifico, al benessere e alla salute dei propri concittadini».
Il problema delle malattie genetiche non è da sottovalutare: sono oltre 10 mila le mutazioni dei geni responsabili di altrettante malattie, trasmissibili da genitori portatori ai propri figli, che è possibile diagnosticare grazie alla diagnosi genetica preimpianto. L’esame è determinante, basta dare un’occhiata ai numeri del registro europeo Eshre: in Europa nel periodo relativo al 2009-2010, sono 6.160 i cicli di prelievi ovocitari per diagnosi preimpianto e 1.238 bambini nati. Fondamentale sapere che nei 2580 cicli eseguiti per malattie genetiche o cromosomiche ereditarie, non è stato riportato alcun caso di errore diagnostico.Ora bisognerà attendere le motivazioni della sentenza per capire in quali termini i giudici della Consulta abbiano dichiarato incostituzionale la norma che precludeva alle coppie in questione l’accesso alla procreazione medico assistita. La questione era stata discussa in udienza lo scorso 14 aprile: a rimettere il caso alla Corte Costituzionale era stato, con due distinte ordinanze, il Tribunale di Roma, nell’ambito di due procedimenti avviati da coppie che si erano viste negare dalle strutture la possibilità di effettuare la diagnosi preimpianto nonostante fosse stata accertato il fatto che fossero portatrici sane di gravi patologie genetiche.”"

“LA PILLOLA DEI 5 GIORNI DOPO SARÀ VENDUTA IN FARMACIA”
Paolo Russo - La Stampa 22/11/2014
 
“”Addio corse a ostacoli per avere la «pillola dei 5 giorni dopo». Dal 2015 in Europa il contraccettivo efficace fino a 120 ore dopo il rapporto sessuale potrebbe essere acquistato in farmacia senza più obbligo di ricetta medica e, soprattutto, senza più test di gravidanza. Fatto, quest’ultimo, che in Italia ne aveva nella pratica impedito l’uso alla maggioranza delle donne. La decisione, che da noi ha suscitato polemiche, è stata presa dal Comitato tecnico per i medicinali ad uso umano dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, ma la palla passa alla Commissione europea, che deciderà se emanare un provvedimento ad hoc o una semplice raccomandazione, che spetterà ai singoli Paesi recepire o meno. Il dado sembra però tratto perché l’Ema non ha riscontrato – in oltre 600 gravidanze – pericoli per la salute delle donne. Facendo così decadere quella controindicazione che due anni fa aveva spinto il Consiglio superiore di sanità a consigliare l’uso della pillola solo dopo test di gravidanza. Indicazione subito trasformata in obbligo dall’Aifa, la nostra Agenzia del farmaco.

Decisione senza riscontri in Europa, che ha impedito alla maggioranza delle italiane l’accesso in tempi rapidi all’anticoncezionale, che se assunto entro le 24 ore ha un’efficacia tra il 95 e il 97%. Il triplo della tradizionale pillola del giorno dopo. Invece ottenere in tempi rapidi il super-contraccettivo si è rivelato impossibile in 4 consultori su 5 (9 su 10 al Sud), per mancanza degli stick necessari ad effettuare il test di gravidanza. Così, dopo essersi affacciata nelle nostre farmacie nel 2012, tre anni dopo l’approvazione europea dell’Ema, «ellaOne» si è trasformata alla fine in un flop. Al quale dovrebbe ora porre riparo la decisione dell’Agenzia europea del farmaco, se la Commissione Ue non si limiterà a recepire il tutto con una semplice raccomandazione agli Stati membri. In tal caso non è detto che per la «pillola dei 5 giorni dopo» la strada sia da noi spianata. Almeno a sentire la reazione a caldo del Sottosegretario alla Salute ai tempi dell’approvazione del farmaco, Eugenia Roccella (Ncd): «Trasformarlo in un farmaco da banco suggerisce che non fa male, e visto che a richiederla sono quasi sempre le adolescenti così non le educhiamo alla consapevolezza di cosa stanno per fare. Inoltre nel foglietto illustrativo c’è scritto che il farmaco è teratogenico in caso di gravidanza pregressa, cioè impedisce il normale sviluppo del feto». Infine «esperienze di altri Paesi dicono che non fa diminuire il numero di aborti». Che invece la pillola eviterebbe soprattutto alle giovanissime, secondo Silvana Agatone, presidente della Laiga, l’associazione dei ginecologi pro-legge 194.”"

ABORTO, I MEDICI NON OBIETTORI: "ACCESSO È SEMPRE PIÙ DIFFICILE"
Valeria Pini - La Repubblica 07/11/2014

La denuncia: "Molte donne costrette ad emigrare in un'altra regione o addirittura fuori dal paese per ottenere quello che la legge 194 in teoria garantisce". Nasce  la rete avvocati a sostegno delle pazienti e dei professionisti.
 

CARLO FLAMIGNI: PROCREAZIONE ASSISTITA, UNA LEGGE DISINNESCATA
Cronache laiche

In dieci anni di battaglie legali, 29 sentenze di tribunali civili e amministrativi, della Corte costituzionale e della Corte europea dei diritti dell'uomo hanno fatto a pezzi una delle leggi più illiberali dell'Italia repubblicana, la legge 40 del 2004 sulla Procreazione medicalmente assistita (Pma). L'ultima sentenza della Consulta dello scorso aprile, in particolare, ha cancellato il divieto di fecondazione eterologa ossia il ricorso alla donazione di gameti esterni alla coppia, abbattendo così uno dei principali motivi di turismo riproduttivo degli italiani, costretti - almeno chi poteva - a rivolgersi oltreconfine per avere un figlio.

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TICKET, DIVIETI E LIMITI D'ETÀ, ECCO LA GIUNGLA DELL'ETEROLOGA
Michele Bocci e Oriana Liso  – La Repubblica 14/09/2014

DA CREMONA a Busseto ci sono poco più di venti chilometri di strada. Ma tra il comune lombardo e quello emiliano la distanza, in questi giorni, è diventata abissale. Per una coppia cremonese tentare la strada della fecondazione eterologa costerà, negli ospedali lombardi, almeno 3mila euro.
Mentre  una coppia nella stessa situazione, ma residente nel parmense, pagherà solo il ticket per gli esami diagnostici e di idoneità. La giungla dell’eterologa è qui: da una regione all’altra, nonostante le riunioni plenarie di tecnici e assessori di tutta Italia, si va in ordine sparso.

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FECONDAZIONE ETEROLOGA, UNA NUOVA LEGGE NON SERVE
Filomena Gallo – Il Manifesto 10/08/2014

L'eterologa non è più vietata in Italia grazie alla sentenza 162 della Corte Costituzionale e grazie all'azione diretta delle coppie e al lavoro di giuristi, associazioni di pazienti e soggetti come l'associazione Luca Coscioni.
I giudici della Corte Costituzionale, nelle motivazioni della decisione, scrivono che la cancellazione del divieto di fecondazione eterologa non fa venir meno alcuna tutela per ì soggetti coinvolti: coppie, nati e donatori anonimi e gratuiti.
La Corte ha ripristinato il rispetto dei diritti fondamentali delle coppie che chiedono di avere un figlio, una famiglia Spiace costatare che la politica ufficiale italiana scelga di stare contro gli interessi dei malati, eppure fin dai tempi della scuola studiamo che il legislatore dovrebbe lavorare per leggi che affermino tutele e amplino la sfera di esercizio dei diritti.


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L'ERRORE UMANO E I RITARDI DELLA LEGGE
Michela Marzano – La Repubblica.it Archivio 09/08/2014

E IL Governo, poco dopo, ha bloccato il decreto legge sulla fecondazione eterologa atteso da tempo per mettere ordine nella giungla procreativa. L'ha bloccato come se in Italia non ci fosse l'urgenza di uniformare le regole in materia di fecondazione artificiale e incidenti come quello dello scambio degli embrioni non ci costringessero a riflettere sul senso stesso della genitorialità.

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IL DESTINO DEGLI EMBRIONI NEL VUOTO GIURIDICO
Chiara Saraceno – La Repubblica.it Archivio 08/08/2014

A QUALSIASI coppia il giudice decida di assegnare la titolarità genitoriale rispetto ai gemellini frutto di uno scambio di embrioni non si tratterà di una sentenza giusta. Perché questi bambini sono stati generati e portati alla vita dal fortissimo desiderio di quattro persone e dalla collaborazione fisica, corporea, di tre: i due genitori genetici e la madre gestante. Non è detto che se gli embrioni fossero stati impiantati nella donna, nella madre, "giusta" avrebbero trovato l'ambiente favorevole al proprio sviluppo e avrebbero potuto evolvere in feti e poi bambini. La storia della procreazione — tanto più di quella assistita — è piena di percorsi interrotti, di tentativi non riusciti.


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LA FECONDAZIONE ETEROLOGA E I DIRITTI CONTRAPPOSTI
Chiara Saraceno – La Repubblica.it Archivio 27/07/2014

CHIARITO l'equivoco sull'età limite, rimangono aperti non solo tutti i vincoli della Legge 40 in merito a chi può accedere alla riproduzione assistita, con o senza donatore/donatrice (solo coppie stabili di due sessi diversi, non singole e non coppie dello stesso sesso, neppure se di sesso femminile, in cui quindi una delle due partner potrebbe essere madre biologica ed anche portatrice). Rimangono aperti i problemi connessi ai diritti e alle responsabilità di tutti coloro che concorrono alla generazione di un figlio/a — non solo genericamente di un bambino/a. Sono problemi che altri Paesi hanno affrontato molto prima dell'Italia e diversamente.


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ANTICONCEZIONALI, SCHIAFFO A OBAMA
Federico Rampini – La Repubblica.it Archivio 01/07/2014

La destra religiosa esulta, la riforma sanitaria di Barack Obama "perde un pezzo" su decisione della Corte suprema. I giudici costituzionali, con un voto a strettissima maggioranza dove ha prevalso la componente repubblicana, hanno deciso che l'obbligo di assicurazione sanitaria non deve includere l'interruzione di gravidanza e i sistemi contraccettivi — compresa la "pillola del giorno dopo" — se il datore di lavoro è contrario per i suoi principi religiosi. Si apre così una nuova breccia nel principio dell'assistenza medica universale e obbligatoria. Già l'Amministrazione Obama aveva dovuto esentare dagli obblighi della nuova legge le istituzioni propriamente religiose: una scuola cattolica, per esempio, può rifiutare alle proprie insegnanti un'assicurazione sanitaria che prevede il rimborso delle spese per un aborto.


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ABORTO: PRIMA LA DONNA, POI L’OBIETTORE. RIVOLUZIONE NEI CONSULTORI DEL LAZIO
Maria Mantello – MicroMega online 01/07/2014

Finalmente Alla Regione Lazio si respira un’aria fresca portata dalla Giunta Zingaretti, che con rigore sta rimettendo al centro i diritti civili che la pubblica amministrazione ha il dovere di garantire ed estendere, creando le condizioni affinché ciascuno sia il padrone della propria vita.
Una svolta che abbiamo visto all’opera nelle politiche di contrasto all’omofobia, per favorire le coppie di fatto, per il rispetto delle volontà sul fine vita. Adesso rimettendo al centro il diritto della donna ad essere madre per scelta.
A questo scopo Nicola Zingaretti ha firmato un importantissimo decreto (U00152/2014) con cui verrà posto un freno alla deriva dell’obiezione di coscienza che, auspicata e indotta dalle politiche clericali della destra di Storace prima e Polverini dopo, viene strumentalmente evocata ben al di là dell’intervento ginecologico per impedire il ricorso all’Ivg, e perfino l’accesso ai farmaci contraccettivi.

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QUEI MEDICI VOLONTARI DELLA PILLOLA DEL GIORNO DOPO "COSÌ EVITIAMO GLI ABORTI"
Maria Novella De Luca – La Repubblica.it Archivio 27/06/2014

«PERCHÉ lo facciamo? Perché altrimenti tutti questi "errori" diventeranno aborti, e spesso di ragazze giovanissime. E io non voglio più vedere quindicenni spaventate che vengono in ospedale per interrompere una gravidanza». Lisa Canitano, ginecologa, una vita "di frontiera" tra consultori, ambulatori e reparti della legge 194, dice con amarezza che oggi è più difficile che mai: «Avere la ricetta della pillola del giorno dopo è diventato un vero e proprio calvario». Anzi il paradosso tutto italiano di un farmaco legale che nessuno vuole prescrivere. Una silenziosa e nascosta obiezione di coscienza. Illegale però. E così per averlo le donne e soprattutto le ragazze, devono tortuosamente cercare vie alternative.


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RENZI RINUNCI A DIFENDERE LA LEGGE 40
Filomena Gallo – Il manifesto 12/06/2014

La Corte Costituzionale ha cancellato il divieto di fecondazione eterologa. Ora a Matteo Renzi non resta che scegliere da che parte stare: se con chi continua a difendere la legge 40 o con noi che in dieci anni, in tutte le sedi, abbiamo lottato per demolire questa legge, ideologica e antiscientifica, ormai smantellata da 30 interventi di tribunali e che ha impedito a molti cittadini di sperare in ima gravidanza. Come agire? Innanzitutto mostrando, il 18 giugno, davanti alla Corte di Strasburgo che deciderà su uno degli ultimi divieti della legge 40, quello di donazione degli embrioni alla ricerca, il volto più laico dell’Italia. Rinunciando cioè a difendere questo assurdo divieto e quel che resta della legge. E cancellando, invece, i restanti limiti, dimostrando così di stare accanto alle coppie e di saper rispettare il principio di autodeterminazione e la libertà di cura e di ricerca scientifica. In sintesi di rappresentare un Governo dei diritti civili. Rispondiamo adesso alla domanda più importante: chi può accedere ora a questa tecnica?


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LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO TRA SCIENZA E PREGIUDIZIO
Maurizio Mori – L’Unità 08/06/2014

""È da qualche tempo che le decisioni delle nostre Istituzioni vengono attaccate con forza dai cosiddetti "pro-lire". Le proteste sono ovviamente parte integrale delle società pluraliste, e non ci passa neanche per l’anticamera del cervello di voler limitare in qualche modo questa facoltà. Credo però sia altrettanto importante far sentire il sostegno anche alle istituzioni, per non dare l’impressione che queste siano oppressive o "fuori rotta": esse stanno compiendo il debito lavoro con precisione, puntualità e nel rispetto della pluralità delle posizioni. Per questo va fatta sentire anche la voce a loro favore, al fine di dare una visione completa della situazione. A questo proposito credo sia opportuno dedicare attenzione al modo con cui i pro-life avanzano le loro proteste e critiche, perché esso rivela il livello culturale del discorso da essi proposto. Già abbiamo detto qualcosa circa la reazione pro-life alla bocciatura della iniziativa «Uno di noi» (l’Unità, 30 maggio) che chiedeva di bloccare il finanziamento alle ricerca con cellule staminali embrionali: la Commissione europea che aveva titolo a farlo ha attentamente esaminato la richiesta e ha motivato il rigetto giudicando deboli le ragioni addotte a sostegno. Colpisce che invece di rispondere argomentando l’eventuale punto di dissenso, si è puntato sul "brutto colpo alla democrazia partecipativa", mostrando scarso senso dell’istituzione e un cedimento alla deriva populista.
È ora opportuno richiamare l’attenzione sulle proteste contro l’ordinanza del Tar del Lazio che il 29 maggio ha respinto il ricorso dei Giuristi per la Vita contro il provvedimento Aifa di modifica del "bugiardino" del Norlevo (la cosiddetta "pillola del giorno dopo") come farmaco che non causa interruzione di gravidanza. La decisione dell’Aifa si basa sul fatto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità si è pronunciata in questo senso, e ciò è il dato scientifico accreditato, al di là delle ideologie e delle religioni. Ebbene, di fronte a questo dato di fatto, Avvenire (31 maggio) critica osservando che «non occorre una laurea in medicina per intuire che un farmaco ideato allo scopo di impedire una gravidanza se assunto prima di un rapporto sessuale si chiama contraccettivo ma quando viene assimilato subito dopo diventa per forza di cose potenzialmente abortivo, visto che la sua azione è orientata a impedire l’annidamento dell’ovulo eventualmente fecondato e quindi di causare la morte della vita umana appena sbocciata». È come se dicesse che non occorre essere astronomi per vedere che il Sole gira intorno alla Terra, perché possiamo constatarlo da noi!
Invece, proprio questo è il punto: per conoscere le questioni tecniche (quando ha inizio una gravidanza e se un farmaco la interrompe oppure) bisogna affidarsi ai competenti. In questo caso la competenza più elevata è proprio quella dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Possono esserci medici e scienziati dissenzienti, i quali fanno benissimo a sostenere le posizioni diverse perché la scienza avanza per prova ed errore: nella scienza non ci sono dogmi assoluti, ma fino a che l’argomentazione tiene è quella e solo quella che conta.
Al contrario, sembra che i medici dissenzienti, ragionino sulla scorta di una visione assoluta cosicché ogni volta che si ha a che fare con la riproduzione umana credono di avere loro in tasca la verità e di poter dar lezione a chiunque. Così, invece di riconoscere che i giudici del Tar del Lazio si sono attenuti al miglior dato scientifico disponibile e hanno operato bene, un farmacologo intervistato da Avvenire invita la magistratura a essere più prudente sulle questioni scientifiche e ricorda al riguardo il "caso Stamina". Dimentica però che, agli inizi, Stamina ha ricevuto appoggio da alcuni "scienziati" proprio perché escludeva il ricorso alle cellule staminali embrionali e si poneva come ulteriore conferma della superiorità delle cosiddette "staminali etiche", e chi sul piano scientifico si è opposto a Stamina sono stati scienziati spesso criticati proprio da Avvenire.
Meglio evitare gli attacchi indiscriminati alla magistratura che nel caso in esame si è attenuta ai dati scientifici e ha garantito che la pacifica convivenza sociale sia fondata, non su posizioni religiose circa la riproduzione umana, ma sulle migliori conoscenze scientifiche disponibili: quelle che attestano che il Norlevo non provoca l’aborto.""

SENZA LEGGE 40. BENTORNATA COSTITUZIONE

Maurizio Mori – L’Unità 24/05/2014

""Da quando la Corte Costituzionale ha dato un secondo colpo mortale alla legge 40 accertando la incostituzionalità del divieto della cosiddetta "fecondazione eterologa" (che sarebbe meglio chiamare "esso gamica": aggettivo più elegante e preciso), sembra che alcuni cattolici si sentano la terra mancare sotto i piedi e che abbiano reazioni scomposte. Dapprima hanno attaccato duramente la Suprema corte accusandola di non rispettare «i criteri etici» (D’Agostino) o di essere «l’ultima follia italiana» (Famiglia cristiana). Così hanno ripreso l’idea che i giudici si lancerebbero in sentenze «creative» che deragliano dal «vero diritto » di cui sarebbero detentori, invece di prendere atto che è stata la politica berlusconiana ispirata dal cardinal Ruini che ha deragliato.
Sin da subito, da quando la Legge 40 era in gestazione, era chiaro chiarissimo che il divieto di fecondazione esogamica era illegittimo: la Suprema corte non ha fatto altro che riportarci alle norme costituzionali, quelle di sempre. Ha solo messo a nudo i limiti di una politica che ha sviato, ponendo un divieto oppressivo per coprire quel malaffare che pian piano sta sempre più emergendo. Da questo punto di vista queste persone hanno ben poco da farsi paladini dell’etica: dovrebbero anzi fare un serio esame di coscienza per aver collaborato con un potere politico corrotto che non ha esitato a usare la pelle delle persone come merce di scambio per restare in sella! Dobbiamo essere molto grati alla Corte costituzionale per avere ristabilito quella tutela della persona e delle sue libertà fondamentali da sempre presente nella Costituzione repubblicana.
L’altra linea di attacco contro la sentenza della Corte Costituzionale sottolinea che senza il divieto della fecondazione esogamica si aprirebbe al mercato selvaggio: «Quasi quasi mi compro un figlio», dice un titolo di Avvenire (22maggio). Non si capisce se esso tenda più a suscitare terrore e panico nei lettori o a esprimere l’angoscioso vissuto dei giornalisti. Sicuramente rivela l’assenza di argomenti razionali, come dimostrano i richiami all’idea che il divieto comporti una «questione di civiltà»: come se fosse civile costringere migliaia di cittadini italiani a andare all’estero per riuscire a avere un figlio grazie alla fecondazione assistita. Come se il florido «turismo riproduttivo» non comportasse alcun «mercato».
L’operazione culturale di discredito della fecondazione assistita come pratica in mano a centri di riproduzione senza scrupoli e pronti a lucrare grazie alla protezione di fantomatiche potenti lobby, è finalizzata a far sì che la Corte costituzionale preveda l’urgenza di una nuova legge per evitare un presunto «vuoto» normativo. Senza di essa sarebbe a repentaglio la sicurezza dei cittadini. In realtà si vuol far sì che il Parlamento vari in fretta una nuova legge per ripristinare ostacoli alla fecondazione assistita così da evitare che in Italia si riprenda a pensare alla possibilità di avvalersi della tecnica per garantire il diritto alla salute riproduttiva di chi intende avere figli. Perché di questo si tratta: di consentire a persone generose di avere figli a prescindere dalle opportunità dispensate da una natura spesso matrigna. A questo ha pensato saggiamente la suprema Corte.
È sorprendente vedere l’insistenza con cui molti cattolici premono per avere subito una legge, quasi che senza di essa si aprirebbe il baratro della barbarie… Ieri, 22 maggio, Avvenire ha dedicato ben tre articoli per contrastare la tesi sostenuta da Carlo Flamigni, senza addurre un solo argomento, anzi a volte distorcendo la realtà. Non ci resta che rilevare che è la solita solfa ripetuta stancamente da chi non riesce a scrollarsi di dosso gli antichi pregiudizi che portano a vedere la riproduzione come dono divino e non come responsabilità umana. Per questo si evita di guardare alle tante difficoltà concrete della gente, la quale vuole servizi responsabili nel proprio Paese, visto che quello alla salute è un diritto costituzionalmente garantito.
Dopo aver vietato la fecondazione esogamica e aver mandato allo sbaraglio migliaia di italiane all’estero, i critici della Corte adesso vogliono erigersi a garanti della «sicurezza» dei cittadini e chiedono a gran voce una legge. Ebbene, bisogna dire forte e chiaro che non esiste alcun «vuoto» normativo e che le norme che abbiamo sono sufficienti a garantire la salute riproduttiva delle persone.
Restiamo in attesa della motivazione della sentenza, dalla quale ci attendiamo, se mai, indicazioni che possono portare a far cadere presto anche un’altra grave iniquità, ossia la clausola che riserva l’accesso alle tecniche di fecondazione assistita alle sole coppie (eterosessuali) infertili, aspetto che è ancora oggi fonte di grave discriminazione.""

FECONDAZIONE ASSISTITA: NESSUN VUOTO. IL RINVIO CHE RIAPRE LO SCONTRO

Carlo Flamigni -  l’Unità 21/05/2014)

""In questi giorni aspettavamo che fossero rese note le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale relativa alle donazioni di gameti, quella che ripristina anche nel nostro Paese le cosiddette fecondazioni eterogamiche. Al suo posto è apparso un articolo sull’Avvenire, a firma di Umberto Folena, che parla di un «grave vuoto normativo» e descrive i «tanti scenari mai affrontati fino a oggi dalla normativa vigente», per concludere che «i problemi sono tanti» ed è necessario che il Parlamento intervenga rapidamente con una legge che metta ordine per impedire (questo lo dico io) un nuovo Far West. L’intervento più significativo a questo proposito è della signora Eugenia Roccella che ripetete i temi che, con singolare preveggenza, aveva affrontato un anno fa in una lettera ai suoi colleghi senatori: «Evitiamo il mercato, inseriamo il diritto alla trasparenza, stiamo attenti ai rapporti incestuosi (un incubo ricorrente nei sogni della signora Roccella) stabiliamo come riconoscere i consanguinei». È evidente che la signora sente il lezzo dell’alito del demonio. Gli altri interventi (Giuseppe Fioroni e Paola Binetti), sono meno incisivi, ma dicono le stesse cose.
Fermiamoci un momento su un punto, quello che è al centro della discussione tra laici e cattolici: esiste un vuoto di diritto? Perché se esiste, è necessario che qualcuno scriva le regole, il Parlamento (una legge) o il Ministro (le Linee Guida), una cosa che le Associazioni di Pazienti e le Società Mediche temono perché nella situazione politica del momento significherebbe un regolamento che disfa quello che la Consulta ha tessuto. Se non esiste un vuoto di diritto, invece, si può stare lontani dai luoghi dove le leggi vengono scritte senza tener in alcun conto la morale collettiva e il diritto dei cittadini all’autodeterminazione, e limitarsi a discutere (con le società scientifiche e le associazioni di pazienti) un regolamento molto leggero che precisi alcune (pochissime) cose.
Per capire chi ha ragione mi sono rivolto a Maria Elisa D’Amico, professore ordinario di Diritto costituzionale, Direttore della Sezione di Diritto Costituzionale, Dipartimento di Diritto pubblico italiano e sovranazionale, Vice Presidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa, vera protagonista del dibattito che c’è stato davanti alla Consulta: la professoressa D’Amico si arrabbierà un po’ con me perché ho inserito alcuni dei suoi titoli accademici, ma l’ho fatto perché desidero che chi legge si renda conto del peso del suo parere. Così sono andato l’altro ieri ad ascoltare il suo intervento a un convegno delle Associazioni mediche di biologia e fisiopatologia della riproduzione e posso riassumere le sue parole: «Dopo la dichiarazione di illegittimità costituzionale non può esserci un vuoto legislativo, in quanto esiste già una disciplina sugli aspetti essenziali, contenuta nella legge 40. L’art. 9 stabilisce il divieto di disconoscimento di paternità, il divieto per la madre di non riconoscere il figlio e anche, al comma 3, il principio di assoluto anonimato del donatore, il quale non può avere alcun rapporto giuridico, né alcun diritto rispetto al figlio. L’art. 12 stabilisce il divieto di commercializzazione dei gameti, che è un’altra norma importante, che ha consentito al giudice di far cadere il divieto senza paura che ci fosse un caos di principi. In altre parole se la Corte avesse pensato al vuoto normativo non avrebbe potuto dichiarare l’illegittimità costituzionale, ma avrebbe deciso per l’inammissibilità, in quanto la materia avrebbe dovuto essere regolata dal legislatore (che invece l’ha già regolata: oltre alle norme della 40, la disciplina è soggetta alla normativa sui trapianti,
che prevede controlli sui donatori, sui centri e registri, secondo decreto legislativi del 2007 e del 2010, che sono attuazione di direttive europee e che quindi vigono già per i centri di Pma e che fino alla decisione della corte non potevano essere applicati alla donazione di gameti».
«Il problema reale, invece, continua D’Amico per il quale non servono nuove leggi, ma servirebbe applicare bene la legge e anche la Costituzione, è quello di vigilare sulla possibilità concreta per il pubblico o il privato convenzionato di praticare la Pma e, più in generale, di non consentire una situazione di totale differenza fra regione a regione, imponendo la Pma all’interno dei cd. Lea (livelli essenziali di assistenza), ai sensi dell’art. 117, lett. m della Costituzione. Qui c’è bisogno dell’intervento del governo, attuato in collaborazione a avvalendosi dei dati dell’Istituto superiore di sanità».
C’è stato un interessante dibattito dopo questo intervento, dibattito del quale mi limito a riportare alcuni temi:
1) La necessità che chiunque voglia capire qualcosa di questi argomenti convochi le Associazioni mediche e chieda loro lumi: sarebbe uno scandalo se faccio per dire istituzioni serie come il Comitato Nazionale di Bioetica decidessero di preparare un documento su questo tema senza convocare gli esperti, credo che messi tutti insieme i membri non abbiano mai incontrato più di un paio di coppie che sono ricorse a queste donazioni; ho anche capito, leggendo i quotidiani, che nessuno si è ancora reso conto del fatto che non si può parlare semplicemente di «eterogamia», bisogna distinguere tenendo conto del sesso del genitore sostituito, perché le motivazioni dei donatori, le reazioni della coppia, il destino delle famiglie sono del tutto diversi a seconda che il gamete donato sia un uovo o uno spermatozoo.
2) Qualcuno ha anche sorriso sul fatto che vengano chiamati a decidere le regole di un diritto molto laico persone molto religiose che considerano questo diritto una infamia per la morale.
3) Qualcuno si è chiesto come può, una persona religiosa, partecipare alla stesura delle regole su una questione tanto odorosa di zolfo, se a me chiedessero di scrivere le norme per una legge che riabiliti il fascismo emigrerei in Alaska.
4) Molti hanno ricordato la sentenza della Corte per i diritti dell’uomo (2010) nella quale la Grande Chambre chiede ai legislatori europei di monitorare continuamente le modificazione della morale di senso comune sui vari temi della bioetica prima di sedersi al tavolo per scrivere le nuove regole, un messaggio che in questo Paese, a quanto pare, solo la Consulta ha recepito.
Spero che la signora Roccella si renda conto del male che procura a tutti propalando informazioni «non vere» e che le corregga. Mi dispiace che non si renda conto che alle persone che si occupano di politica i cittadini chiedono soprattutto di non dire sciocchezze e di adoperarsi per bonificare il vero far west italiano che, a giudicare dalla fedina penale dei suoi componenti, sembra proprio essere il Parlamento.
Il ritardo della pubblicazione delle motivazioni della sentenza ha fatto nascere molte voci su una possibile, fortissima interferenza cattolica che avrebbe messo in imbarazzo la Corte Costituzionale. Non ci credo, i cattolici non sono così stupidi e la nostra Consulta è l’ultima difesa della Costituzione, ci vuol altro per metterla in imbarazzo.""

FECONDAZIONE ETEROLOGA, DOPO CONSULTA È BOOM DI RICHIESTE: 3400 IN 22 GIORNI
Il Fatto Diritti 30/04/2014

L'associazione Cecos raggruppa centri di fecondazione in cui si effettuano circa 10 mila cicli l’anno. Dopo avere condotto un’indagine è emerso "un costante e continuo incremento della domanda di fecondazione eterologa da parte delle coppie". Oggi però, a causa della mancanza di linee guida non è possibile dare a questi aspiranti genitori risposte certe


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ABORTO FARMACOLOGICO, FERMIAMO LE BUGIE
Carlo Flamigni e Corrado Melega – Micromega da l’Unità 23/04/2014

Tempo fa abbiamo scritto un piccolo libro dedicato interamente all’aborto farmacologico (Flamigni e Melega, Ru486, Non tutte le streghe sono state bruciate, L’Asino d’oro, Roma 2010), per contestare una voce altrettanto ricorrente quanto falsa e basata su informazioni ricavate dalle pagine scientifiche di Topolino, secondo la quale interrompere le gravidanze con metodi farmacologici ( in particolare usando le compresse di mifepristone e di prostaglandine in associazione) era responsabile di una importante mortalità materna, certamente più elevata (cose del tutto incontrollabili si inventavano un drammatico «dieci volte tanto») di quella attribuibile agli interventi chirurgici.
In quei tempi la polemica era così accesa che avevamo avuto la sensazione che qualcuno, ad ogni notizia di una complicazione da farmaci, gioisse. Scrivemmo nel nostro libro che non era vero, che la letteratura metteva i due tipi di intervento sullo stesso piano per tutto ciò che ha a che fare con le complicazioni, che non era giusto e non era civile diffondere dati chiaramente inventati per puro amor di fede.


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FECONDAZIONE ASSISTITA, DAI GIUDICI COSTITUZIONALI SOLO SEMPLICE BUONSENSO
Carlo Flamigni – Micromega da l’Unità 10/04/2014

Credo che la cosa più importante accaduta in Europa negli ultimi anni, almeno per quanto riguarda i problemi della bioetica e del biodiritto, sia una sollecitazione arrivata proprio al nostro Paese, dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo (Cedu) a proposito delle donazioni di gameti. In una prima sentenza, del 1°aprile 2010, una Camera della I Sezione della Cedu aveva affermato che il dispositivo della legge austriaca che vietava la donazione di gameti femminili violava l’articolo 14 della Cedu stessa, in combinato disposto con l’articolo 8.

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FECONDAZIONE ETEROLOGA, STEFANO RODOTÀ: "MI SCANDALIZZEREI SE IL PD DISCUTESSE IN PARLAMENTO DELLA PROCREAZIONE ASSISTITA"
Lara Eduati – L’Huffington post 09/04/2014

La legge elettorale e la riforma del Senato rischiano di finire come  la legge 40, polverizzata dai giudici costituzionali.
E' questa la profezia di Stefano Rodotà, che allo stesso tempo consiglia al Partito democratico di non toccare la normativa sulla fecondazione assistita per non violare ancora una volta i principi fondamentali: "Mi scandalizzerei se il Partito democratico accettasse sia pur minimamente una discussione su questa materia",  come invece vorrebbero gli esponenti del Nuovo Centro Destra, a cominciare dalla ministra Beatrice Lorenzin. Rodotà ricorda come all'epoca della discussione della legge 40 cercò di mettere in guardia i parlamentari dall'ideologia oscurantista, invano. Poi intervenne anche la Conferenza episcopale, una ingerenza che secondo il giurista oggi molto probabilmente con papa Francesco non accadrebbe.


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DAY HOSPITAL CON LA RU 486, LA SVOLTA DELLA REGIONE LAZIO
Maria Mantello – MicroMega on line 27/03/2014

Dalla Regione Lazio arriva un provvedimento di civiltà e rispetto per le donne che ricorrono all’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica.
Nicola Zingaretti ha infatti firmato una importante delibera il 25 marzo con cui si stabilisce che il trattamento farmacologico potrà avvenire anche in day-hospital, evitando così quella forzata ospedalizzazione di tre giorni voluta dal governo Berlusconi.
Un cambio di rotta notevolissimo questo della Regione Lazio, se si pensa alla guerra alla 194 mai dismessa da reazionari e clericali, che in perfetto coniugio, da sempre vedono nella Ru 486 una irrefrenabile deriva abortista.
Da noi, il ricorso all’aborto farmacologico è stato ammesso con un ritardo stupefacente.
Il via libera è arrivato infatti a dicembre del 2009, quando da ormai più di venti anni la Ru 486 era usata da milioni di donne in Spagna, Gran Bretagna, Olanda, Belgio, Austria, Danimarca, Grecia, Finlandia, Germania, Svezia, Stati Uniti, Cina, Tunisia...

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ROMA,"IO, ABBANDONATA IN BAGNO AD ABORTIRE"
Caterina Pasolini – R.It Roma 11/03/2014

L'accusa di Valentina, affetta da una malattia genetica costretta a ricorrere all'interruzione di gravidanza al quinto mese. "In ospedale erano tutti obiettori". E la donna, complice il cambio turno resta sola

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ABORTO, "DALL’OBIEZIONE DI COSCIENZA A QUELLA DI STRUTTURA: UN PERCORSO A OSTACOLI"
Adele Lapertosa – Il Fatto.it 08/03/2014

La Libera associazione italiana ginecologi per l'applicazione della legge 194 (Laiga) contraddice punto per punto il rapporto del ministero della Salute in materia di legge 194. Emerge che non solo c'è il problema dei medici che non praticano l'Ivg, ma anche degli ospedali che, pur avendo il reparto di ginecologia, rifiutano il servizio


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L’OTTO MARZO AMARO DELL’ITALIA CONDANNA DEL CONSIGLIO D’EUROPA "ABORTO, VIOLATI I DIRITTI DELLE DONNE"
Maria Novella De Luca – La Repubblica 08/03/2014

L’Italia calpesta la vita delle donne. Altro che mimose. In questo amaro otto marzo che racconta un paese senza parità e senza lavoro, assediato dai femminicidi e dalla piaga delle dimissioni in bianco, un duro documento del Consiglio d’Europa condanna il nostro paese per aver violato la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. Con un provvedimento che sarà reso pubblico oggi, il "Comitato europeo dei diritti sociali", organismo del Consiglio d’Europa, afferma: «A causa dell’elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza, l’Italia viola i diritti delle donne che alle condizioni prescritte dalla legge 194 del 1978, intendono interrompere la gravidanza».

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CONSULTORI. QUARANT’ANNI DI SUCCESSI ASPETTANDO UN (NECESSARIO) RILANCIO
Mariapaola Salmi – La Repubblica.it Archivio 04/03/2014

Un adolescente di oggi sa poco o niente di consultori. Eppure, malgrado l’indebolimento complessivo di questi servizi istituiti nel nostro paese a metà degli anni Settanta (legge 29 luglio 1975, n. 405), il loro successo continua, in attesa di un rilancio. Le peripezie organizzative e le avventure professionali che nei decenni i consultori hanno affrontato, vengono raccontate da Giovanni Fattorini, ginecologo bolognese, nel saggio I consultori in Italia edito da l’Asino d’Oro.


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FECONDAZIONE ETEROLOGA IL 63% SCEGLIE LA SPAGNA
Nicola Luci – L’Unità 25/02/2014

«Il 63% delle fecondazioni eterologhe che si effettuano in Spagna vede coinvolte nostre connazionali. Non si tratta di turismo ma di vera e propria emigrazione riproduttiva». È quanto spiegato dal direttore Istituto di Medicina e Biologia della Riproduzione Hera di Catania, Antonino Guglielmino, nel corso del Convegno della Società Italiana di Fertilità e sterilità e Medicina della Riproduzione (Sifes). Il «proibizionismo» di donazione dei gameti non impedisce, alle italiane, la fecondazione eterologa che attende di essere sdoganata come tanti altri divieti già caduti. «Vacanze» inventate ma sin troppo costose. «Il business che ne deriva è enorme, basti pensare che in Spagna vengono effettuati 52mila cicli ogni anno di cui llmila di ovodonazione, pratica in Italia vietata e ogni fecondazione eterologa costa circa 8000 curo» prosegue Guglielmino. L`altro aspetto della questione rappresenta la sorte di centinaia di migliaia di gameti femminili il cui utilizzo è stato limitato dall`entrata in vigore della legge 40 fino al 2009, anno della sentenza costituzionale che ne ha tolto il divieto di conservazione, fermo restando però l`impedimento a utilizzarli per la fecondazione eterologa. «Il saldo è impressionante - aggiunge Guglielmino - ben 772mi1a ovociti sono stati distrutti nel nostro Paese al prelievo e 77.900 sono quelli attualmente criocongelati, che con il via libera della Corte Costituzionale, l`8 aprile, potrebbero diventare nuovi embrioni da donare a coppie sterili». Anche per questo il nuovo governo è chiamato a scrivere «una nuova legge sulla fecondazione assistita a partire dalle proposte dei Radicali» dice Filomena Gallo, segretario dell`Associazione Luca Coscioni, a margine del convegno. «In dieci anni - ha sottolineato Gallo - i governi che si sono susseguiti hanno preferito non porre all`ordine del giorno la riforma della legge 40. Appartiene ad uno Stato di diritto e non etico l`emanazione di buone leggi per l`affermazione dei diritti di tutti i cittadini e la legge 40, ancora difesa dal governo,  contraddistingue il modo di legiferare di uno Stato purtroppo etico». Nella scorsa legislatura, ha sottolineato, «sono state depositate proposte dai parlamentari radicali per la modifica della legge 40. La proposta, elaborata dunque anche dall`Associazione Luca Coscioni con giuristi ed esperti, per la riforma della legge 40, sia presto in entrambi i rami del Parlamento e divenga legge».

FECONDAZIONE ASSISTITA, "LA LEGGE 40 VENGA RIBATTEZZATA LA ‘BERLUSCONI-RUINI’
Adele Lapertosa – ilfattoquotidiano.it 24/02/2014

Carlo Flamigni e Maurizio Mori, autori del libro "La fecondazione assistita dopo 10 anni di legge 40. Meglio ricominciare da capo!" (edito da Ananke), sostengono che la norma sia stata frutto di un patto tra l'ex premier alla ricerca di consenso politico e l'ex presidente Cei rappresentante di una Chiesa cattolica che ora, con l'elezione di Bergoglio, pare molto cambiata. "Anche per questo è tempo di un nuovo provvedimento"


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RIPRENDIAMOCI L’ABORTO
Jamila Mascat – Micromega online 01/02/2014


Oggi, primo febbraio, le donne spagnole si mobilitano contro la pessima legge sull'aborto approvata dal governo Rajoy e attualmente in discussione presso il parlamento iberico. Per dire, contro ogni paternalismo e oscurantismo, che l'interruzione di gravidanza è un diritto e non un delitto.

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FECONDAZIONE, IL TEMPO DEI DIRITTI È ADESSO
Filomena Gallo – L’Unità 01/02/2014

La legge è uguale per tutti? No, per coloro che hanno  la voglia, o la sventura nel nostro Paese, di volere un figlio tramite l’aiuto della medicina. Esiste la legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita che da dieci anni ci ricorda che la via alla fecondazione assistita è preclusa a tante categorie di persone e coppie.

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DIVIETO PER COPPIE FERTILI E DIAGNOSI PREIMPIANTO LA LEGGE SULLA FECONDAZIONE TORNA ALLA CONSULTA
Caterina Pasolini – La Repubblica.it Archivio 28/01/2014


ROMA - La Legge 40 è ancora una volta sottoè processo: accusata di essere incostituzionale, di non rispettare l'uguaglianza, il diritto alla salute e alla famiglia dei cittadini. Smontata a colpi di sentenze in 28 processi da quando è stata approvata il 19 febbraio di dieci anni fa, la legge sulle fecondazione assistita torna alla Consulta. Oggetto: il divieto di accesso alle coppie fertili.
Il giudice Filomena Albano del tribunale di Roma ha infatti sollevato dubbi di costituzionalità sul divieto di accedere alla procreazione assistita e alla diagnosi preimpianto per le coppie fertili, anche se portatrici di malattie genetiche trasmissibili.

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SIAMO MADRI TUTTI
Marino Niola – La Repubblica.it Archivio 24/01/2014

«Le statistiche dicono che ogni quattro secondi una donna mette al mondo un bambino. Il problema è trovare quella donna e fermarla».La folgorante battuta è del comico inglese Henny Youngman. Oggi però trovare quella donna non basta più, perché a fare figli ci si sono messi in tanti. Uomini compresi. Come e perché il concepimento sia diventato una pratica trasversale, che va al di là dei sessi, dei generi e dell'età, lo racconta la genetista britannica Aarathi Prasad in Storia naturale del concepimento. Come la scienza può cambiare le regole del sesso (Bollati Boringhieri, pagg. 320, euro 22). Il sottotitolo contiene, di fatto, la chiave del libro. Perché la tesi di Prasad è che dall'antica idea della donna come madre per natura stiamo entrando in una nuova era della procreazione in cui a dettare legge non è più la natura, ma la scienza e la tecnologia che offrono agli individui una libertà di scelta finora impensabile.


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"L’ABORTO DIVENTA FAI DA TE. LE PILLOLE ABORTIVE IN VENDITA ON LINE"
Marco Bucciantini – L’Unità 17/12/2013

Nel Paese dell’obiezione di coscienza e delle difficoltà e lentezze burocratiche nell’accedere alla legge 194 fiorisce il mercato dell’aborto fai-da-te, con diversi canali. Per le associazioni femminili può essere anche il modo più sicuro e sereno di operare.
Il feto aveva sedici settimane e le acque si erano rotte. Nell’Irlanda occidentale, sulla baia di Galway, una dentista indiana di 31 anni, Savita Halappanavar, capì in fretta che non sarebbe diventata madre. Un feto così piccolo non può sopravvivere. Chiese ai dottori di praticare l’aborto terapeutico per scongiurare rischi alla propria salute. Le risposero che nel feto batteva il cuore: la legge irlandese proibisce l’interventoLa richiesta diventò una supplica. Niente. L’indomani il feto muore, ma Savita non lo sa: ha già perso conoscenza, con la setticemia nelle veneNon riuscirà più a parlare con il marito Praveen. Morir à tre giorni dopo il feto.
In Italia l’aborto è legale: tutti lo sanno. Anche le organizzazioni che inviano a domicilio l’Ru486. Sono molte, esistono, crescono, in America, in Francia, in Inghilterra (dove si spostano circa 6mila irlandesi l’anno, e dove Savita non pot é andare per la salute compromessa). Un sito olandese (womenonwaves.org) fa da distributore automatico di mifepristone (con il misoprostolo uno dei principi che provoca l’interruzione di gravidanza). Se nel domicilio del richiedente viene scritto «Italia», appare una schermata perentoria: «Nel tuo paese l’aborto è legale. Un aborto legale è sempre meglio di un aborto clandestino».
Questi sono posti dove ci "porta" Lisa Canitano, presidentessa dell’associazione Vita di Donna, onlus per la tutela della salute femminileLei è la "guida" di questa pagina che poteva cominciare anche in modo strano, con una preghiera che si trova su Internet nella pagina di benvenuto del sito dei farmacisti cattolici. «Dio mio, Tu sei l’unica fonte della vita, della luce e della verità! (…) Fai che noi farmacisti cristiani, istituiti a servizio della Vita, non dimentichiamo mai che possediamo la vita eterna soltanto se viviamo in Te, ma che la estinguiamo se abbandoniamo Te e la Tua legge». Il presidente di questo gruppo molto influente è Piero Uroda, che è il paladino di chi rifiuta di vendere farmaci contraccettivi d’emergenza (questo è un punto fondamentale: la pillola e la spirale del giorno dopo non sono farmaci abortivi ma contraccettivi d’emergenza, tra l’altro con una efficacia superiore al 99%). Davanti al paradosso di una farmacia di soli obiettori, Uroda reagisce così: «Perché dovrei lavorare con colleghi che non condividano il rispetto della vita?», situazione che impedisce al cliente di godere di un diritto dello Stato, ma anche questo non tormenta Uroda, che anzi si accende: «Il nostro diritto di non vendere questi farmaci è superiore a quello di chi richiede il prodotto». Superiore: una gerarchia che non esiste nella legge, ma alligna in quella preghiera.
Fra la penosa storia di Savita e questo spostamento nel trascendentale la strada è lunga solo in geografia (da via della Conciliazione fino a Galway). Fra queste posizioni limite e lo "spaccio" internet (o al mercato sotto casa, come si legge nell’intervista a fianco) la distanza è invece troppa, ma la verità non sta nel mezzo. C’è un diritto intestato dalla legge, c’è una difficoltà oggettiva a disporneNon solo in Italia: questo dato «sovranazionale» è decisivo per capire la tendenza netta e irreversibile dell’aborto fai-da-te, tramite farmaci reperiti lontano dalle farmacie, e interventi praticati lontano dalle struttureIn America dove i rigurgiti antiabortisti affiorano ciclicamente e ammorbano anche i legislatori dei vari Stati l’Istituto di salute pubblica è arrivato a teorizzare la pratica individualeFornendo dati, e premettendo (la premessa è fondamentale), che le «donne abortiscono da tempo immemore, ma la criminalizzazione dell’aborto è invece un fenomeno più recente, grossomodo datato al XIX secolo, supportato da norme sociali patriarcali connesse al ruolo domestico femminile, oltre che da un desiderio di controllo della sessualità delle donne»E poiché il misoprostolo (si usa per indurre contrazioni) «è sicuro ed efficace», l’uso del farmaco ha significativamente aumentato l’accesso a un aborto sicuro per migliaia di donne, specialmente povere, giovani, cronicamente poco assistiteProprio da questo spaccato (le immigrate dal Sudamerica) è emerso l’uso "improprio" del Cytomec, nome commerciale del misoprostolo, farmaco da banco venduto per curare la gastrite, con la controindicazione che poteva indurre l’abortoIl passaparola ne ha esteso l’uso. Se assunto in associazione al mifepristone, l’efficacia nell’indurre l’aborto completo arriva al 98%Forti di questi dati, le donne negli Stati Uniti stanno prendendo in mano la questioneIn Francia (womenonweb.org/fr) e in Inghilterra (bpas.org/bpaswoman) la questione dell’autodeterminazione è dibattuta e la pratica della pillola assai radicata (in Francia la metà degli aborti si fanno con la Ru486)Nell’Italia dell’obiezione di coscienza che riguarda quasi l’80% dei medici (c’è anche chi si rifiuta di operare le gravidanze extrauterine, che è condizione mortale nella donna), nell’Italia dell’obbligo dei tre giorni di ricovero (e dell’assenza di posti letto, con i tempi d’attesa che diventano "pericolosi"), dei consultori chiusi di sabato e domenica (giorni "caldi", quando per rimediare a un preservativo rotto potrebbe bastare la contraccezione d’emergenza), questo mercato alternativo è giocoforza destinato a crescere, anche perché l’assistenza di esperti è garantitaQualcuno, come Lisa Canitano, lo speraAltri preferirebbero un percorso comunque ospedaliero.
Intanto le donne s’informano, si rivolgono dove trovano accesso e possibilità, per le strade di un mercato, rivolgendosi alle associazioni femminili, comprando online, appoggiandosi ai dottori fuori confine (Svizzera, Grecia), che dietro un consenso informato somministrano la Ru486 e il Cytotec (per 600 euro). Semplicemente, anche le donne italiane si appropriano di un loro diritto, come possono, dove possono.

IL FLOP DELLA PILLOLA DEI 5 GIORNI DOPO: DIFFICILE AVERLA NEI CONSULTORI
Valeria Pini - La Repubblica.it Salute 25/10/2013


L'indagine realizzata in 300 strutture su tutto il territorio nazionale. In quasi quattro consultori italiani su cinque non vengono infatti forniti gli stick per i test di gravidanza necessari per poter ottenere questo tipo di contraccezione d'emergenza. Il problema peggiora nel Sud


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Legge 194: le Regioni devono garantirne i servizi a tutti
COSTITUZIONE, BASTA GIOCARE COL FUOCO
Valeria Fedeli su l’Unità 15/06/2013

La 194/78 è una legge che tutela le donne. È una legge dello Stato e in quanto tale deve essere applicata.
Questo semplice e banale principio, che non dovrebbe trovare contraddittorio, è invece negato dall’esperienza.
L’accesso alle strutture dove si pratica l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è diventato complesso quando non impossibile. Il motivo principale è l’altissimo numero di medici obiettori, passato dal 58,7% del 2005 al 70% circa nel 2010 per quanto riguarda i ginecologi (leggermente minori le percentuali per anestesisti e altro personale medico).
L’obiezione di coscienza è un diritto dei medici, diritto che nessuno vuole mettere in discussione. Si tratta però di un diritto individuale, che non può riguardare le strutture, né può ledere i diritti previsti e garantiti dalla L. 194.


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QUELLE FERITE SUL CORPO DELLE DONNE

Michela Marzano - La Repubblica.it Archivio 12/06/2013

ANCHE se il tema dell' aborto continua a dividere le forze politiche del Paese, la legge 194 del 1978 riesce ancora a garantire un punto di equilibrio. Lo ha riconosciuto ieri lo stesso Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, impegnando il governo a rendere effettiva ovunque l' applicazione di questa legge capace di proteggere al tempo stesso il diritto dei singoli all' obiezione di coscienza e il diritto delle donne ad avere accesso all' interruzione volontaria di gravidanza.


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IL GOVERNO: "L’ABORTO VA GARANTITO"
STOP ALL’OBIEZIONE DI COSCIENZA SELVAGGIA
Maria Novella De Luca – La Repubblica.it Archivio 12/06/2013


ROMA - Ci sono volute nove mozioni presentate da tutti i gruppi parlamentari, la campagna capillare e sottotraccia di "#save194", le inchieste giornalistiche che negli ultimi mesi hanno raccontato come, di fatto, in Italia l'aborto sia tornato ad essere clandestino, ma finalmente ieri il governo si è mosso.
Spezzando un muro di silenzio che durava da anni, mentre decine di reparti di interruzione volontaria di gravidanza venivano chiusi uno dopo l'altro, svuotati da un ricorso in massa di medici, anestesisti e infermieri verso l'obiezione di coscienza. Ieri, seppure con cautela, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, al termine di una lunga giornata di discussione parlamentare, ha accolto e si è impegnata a verificare tutti i temi proposti nelle mozioni dei diversi gruppi politici, da Sel al Pd, dal Pdl al M5S a Scelta Civica, che sull'aborto si è invece spaccata al suo interno. Esattamente come prevede la legge 194 del 1978, il Governo ha annunciato di voler vigilare, attraverso le regioni, «affinché i servizi di interruzione volontaria di gravidanza vengano garantiti», pur nel rispetto del diritto all'obiezione di coscienza. Un diritto che negli ultimi anni però è entrato in pieno conflitto con l'altro diritto, previsto da una legge dello Stato, e cioè la possibilità per le donne di abortire con sicurezza in ospedale.

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ABORTI CLANDESTINI E OBIETTORI DI COSCIENZA
IN PARLAMENTO CADE IL MURO DEL SILENZIO

Maria Novella De Luca – Le inchieste di Repubblica 30/05/2013

Dopo l'inchiesta di Repubblica, interrogazioni e richieste di chiarimenti al ministro della Salute che non ha presentato la relazione annuale. Si muovono il Pd, Scelta civica e Sel.

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194, COSÌ STA MORENDO UNA LEGGE
IN ITALIA TORNA L'ABORTO CLANDESTINO
Maria Novella De Luca – Le inchieste di Repubblica 24/05/2013


Oltre l'80% dei ginecologi è obiettore di coscienza e le donne respinte dalle istituzioni tornano al segreto: ventimila le interruzioni di gravidanza illegali calcolate dal ministero della Sanità, ma secondo alcune stime sono almeno il doppio. Ambulatori fuorilegge e farmaci di contrabbando. "Una sconfitta di tutti, perché la norma funzionava, ma è diventata una corsa a ostacoli"

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LEGGE 194, 35 ANNI DI CIVILTÀ…POCO RISPETTATI
SEL Savona – 23/05/2013

PIENA APPLICAZIONE DELLA LEGGE 194
sull’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) compie 35 anni ma, ad oggi, è ancora "largamente disapplicata" in varie zone del Paese, complice soprattutto l’alta percentuale di medici obiettori di coscienza che, in alcune aree, sfiora il 70% del totale. La denuncia arriva da Sel che, per questo, ha presentato una mozione alla Camera che impegna appunto il Governo a garantire la «piena applicazione della legge su tutto il territorio nazionale».
«Chiediamo – ha spiegato la deputata di Sel Marisa Nicchi nel corso di una conferenza stampa alla Camera – la piena applicazione della legge a 35 anni dalla sua approvazione. Con la 194 il tasso di abortività in Italia si è dimezzato, ma ci sono ancora seri problemi di applicazione delle norme a partire dall’articolo 9 della legge riguardante l’obiezione di coscienza dei medici». L’obiezione di coscienza, ha  sottolineato la deputata, «deve cioè essere individuale ma non ‘di struttura’, poiche’ la legge dice chiaramente che va comunque garantito alla donna il diritto di ricorrere all’Ivg. Ciò, però, non avviene». Da qui, sottolinea Nicchi, la decisione di «presentare una mozione perchè l’articolo 9 della legge venga applicato correttamente, senza mettere in discussione il diritto di scelta delle donne». Un questione allarmante dal momento che, rivela, «oggi in Italia 7 medici su 10 sono obiettori».
Da Sel, quindi, la richiesta al ministro della Salute affinchè "garantisca che ogni struttura ospedaliera, pubblica o convenzionata, applichi la legge garantendo un’adeguata presenza di personale medico non obiettore". Nella mozione presentata da Sel anche la richiesta che il Governo si attivi affinché l’Ivg farmacologica, con l’utilizzo della pillola RU486, "possa essere praticata in regime di day hospital, che non comporta maggiori rischi per la salute e costa meno", regime già applicato in molti altri paesi europei.

I GIUDICI DI CATANIA: "IL DIVIETO ALLA FECONDAZIONE ETEROLOGA È INCOSTITUZIONALE"
Caterina Pasolini – La Repubblica.it Salute 13/04/2013

"Il divieto alla fecondazione eterologa è incostituzionale. Perché non rispetta il diritto a farsi una famiglia, contrasta il principio di eguaglianza tra coppie, discriminate in base al grado di sterilità e infertilità e non garantisce il diritto alla salute". A dirlo, dieci giorni dopo il tribunale di Milano, ieri è stata la volta di quello di Catania, valutando ricorsi di coppie di aspiranti genitori sterili e disperati, costretti ad andare all’estero per inseguire il sogno di avere un figlio, costretti da malattie a cercare un aiuto esterno, un donatore di gamete, pratica sino ad oggi vietata in Italia.


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LA FECONDAZIONE È DIRITTO ALLA VITA
Corrado Augias – La Repubblica.it Archivio 12/04/2013

La domanda del signor Izzo è sarcastica ma coglie un punto fondamentale. Il rifiuto di considerare le conseguenze positive che gli ultimi ritrovati di scienza e tecnologia hanno determinato sulle possibilità della vita. L' ultima notizia: una coppia nella quale il marito è incapace di generare è ricorsa al tribunale (di Milano in questo caso) contro la famigerata legge 40 che vieta tra l' altro la fecondazione eterologa (sperma fornito da un terzo). Il tribunale ha sollevato un dubbio di legittimità costituzionale su quel divieto che condiziona la «possibilità delle coppie eterosessuali sterili o infertili <...& di poter concorrere liberamente alla realizzazione della propria vita familiare».


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LEGGE 40, SUL DIVIETO DELL'ETEROLOGA
LA QUESTIONE TORNA DAVANTI ALLA CONSULTA
La Repubblica.it Salute – 04/04/2013

Il tribunale di Milano risolleva il dubbio di legittimità costituzionale sul ricorso di una coppia infertile a causa di una patologia del marito. Per i giudici, quel "no" mina la "possibilità di poter realizzare liberamente la propria vita familiare"

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LEGGE 194: SE L’OBIEZIONE DI COSCIENZA DIVENTA OMISSIONE DI COSCIENZA
Nadia Somma e Mario De Maglie – Il Fatto quotidiano 03/04/2013

E’ notte e nel reparto di ostetricia e ginecologia di un ospedale della provincia di Pordenone una donna sta molto male dopo l’intervento per l’interruzione volontaria di gravidanza. L’ostetrica teme un’emorragia e chiede inutilmente l’intervento della dottoressa in turno. La donna però si appella all’obiezione di coscienza da cui si sente tutelata. Alla fine deve intervenire il primario del reparto che presta soccorso alla paziente.


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I figli dell'eterologa
Maria Novella De Luca – La Repubblica.it Archivio 14/03/2013

«Ogni tanto la notte Edoardo ed io ce lo chiediamo: le diremo com'è nata? Le spiegheremo che oltre a noi due nella sua storia c'è qualcosa di altro? Qualcosa che io non avevoe un'altra donna mi ha donato. La verità è che rimuovo il pensiero - racconta Adele - Ambra è un sogno realizzato e ha soltanto due anni. Ci sarà tempo...».


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Strasburgo, nuova bocciatura per la legge 40:
"Deve consentire la diagnosi pre-impianto"
La Repubblica.it Salute – 11/02/2013

La decisione rende definitiva la sentenza della stessa Corte europea dello scorso agosto che definiva "incoerente" la normativa italiana. Soddisfatti i legali della coppia da cui era nato il caso: "Vittoria della cultura laica e affermazione dei diritti. Ora si dovrà adeguare la legsilazione". Marino: "E' da riscrivere"

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‘Pochi consultori, obiettori in aumento e scarsa distribuzione della Ru486′. La mappa de Il Fatto Quotidiano
Il Fatto Quotidiano (articolo di Jacopo Ottaviano) – 23/12/2012

""Sono questi alcuni degli elementi che emergono dalla "Relazione sulla attuazione della legge 194/78″, rilasciata in ottobre 2012 dal ministero della Salute. Il quadro che affiora dalle 40 pagine di testo, grafici e tabelle allegate è quello di un Paese diviso, dove l’erogazione di servizi in materia di maternità e interruzione volontaria di gravidanza varia – e di molto – di regione in regione … ""

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Obiettori e falsa bioetica, ecco i Killer della 194
Cronache Laiche – 08/03/2013

""In un clima di forte indifferenza da parte delle istituzioni e della politica riguardo i temi inerenti i diritti civili, nonché di attacco alle libertà della persona, in particolare sulle questioni cosiddette "etiche", che riguardano la possibilità di decidere sulla propria vita e la propria salute, la Libera associazione dei ginecologi e degli operatori sanitari i non obiettori impegnati per l'applicazione della legge 194 sull'aborto (Laiga) organizza il II Convegno nazionale. L'incontro, che si svolgerà nell'aula magna dell'ospedale Forlanini a Roma (8-9 marzo) si aggiunge a tutta una serie di appuntamenti che testimoniano i continuo impegno della Laiga per la salute riproduttiva, in cui si inserisce a pieno titolo la battaglia per la difesa della legge 194. I ginecologi e gli operatori sanitari lo fanno, in questo convegno, a partire dalle parole, dal rifiuto netto e deciso della definizione "non obiettori", con cui vengono indicati gli operatori che prendono in prima persona un impegno di cura che altri, gli "obiettori", rifiutano di assumersi; una definizione fuorviante che parte dall'assunto che l'obiezione di coscienza sia la normalità, e che ipocritamente ignora l'uso strumentale che se ne fa.
Al Convegno, tra i cui relatori figurano personalità importanti della comunità scientifica europea, si parlerà di prevenzione e trattamento delle gravidanze indesiderate, di Interruzione volontaria della gravidanza medica e chirurgica, di Ivg terapeutica, ma anche di bioetica, argomento spesso utilizzato per cristallizzare e paralizzare la discussione in questo campo, allontanandola dall'ambito medico e scientifico che le è proprio. I ginecologi di Laiga denunciano inoltre come quasi ovunque l'applicazione della legge sia limitata, se non ostacolata apertamente, da posizioni etiche e politiche dominanti che ignorano con arroganza le evidenze scientifiche e le esperienze fatte negli altri paesi del mondo. A partire da queste analisi gli operatori di Laiga intendono portare sul tavolo del prossimo ministro della Salute e degli assessori alla sanità delle varie amministrazioni regionali tutta una serie di proposte tese a sciogliere i nodi più urgenti che limitano la libertà di scelta delle pazienti e di azione da parte dei medici.""

Fecondazione assistita, Deputati contro il ricorso del governo
Articolo di "Pubblico" – 7/12/2012

""E’ stata inviata oggi, alla Corte europea dei diritti dell’uomo, l’istanza firmata da 80 deputati, con cui si chiede di rigettare il ricorso del governo italiano contro la sentenza che boccia il divieto di diagnosi preimpianto contenuto nella legge 40."

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Ora liberi dalle ideologie
La Repubblica 29/08/2012 – Stefano Rodotà

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PROCREAZIONE, LA CORTE EUROPEA RIMETTE IN DISCUSSIONE LA LEGGE 40

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Flamigni: L’obiettivo è affossare la 194
Intervista di Cinzia Sciuto a Carlo Flamigni sul documento del Comiato nazionale di bioetica riguardo all’obiezione di coscienza.

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Link al documento del CNB e al codicillo di dissenso del prof. Flamigni

Il buon medico non obietta
La campagna contro l’obiezione di coscienza: ""   …   La Campagna ha due obiettivi: da una parte, incoraggiare un dibattito pubblico sulla legittimità del diritto all’obiezione di coscienza a più di trent’anni dall’approvazione della legge sull’interruzione di gravidanza e, dall’altra, rendere più chiaro che il buon medico non è quello che non pratica le interruzioni di gravidanze ma quello che sta vicino alla donna e non la lascia sola in un momento difficile. … ""

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Dal sito italialaica.it

Sulla 194
Articolo di Lidia Menapace

L'obiezione di coscienza è certamente un diritto umano fondativo, ma questo non significa che non possa o non debba  essere regolato, quando provoca conflitti di interesse o abrogazione di fatto di una legge vigente. Ora la legge 194 conquistata con lunghissime lotte  e che ha ridotto di…

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Aborto, la Consulta salva la legge 194

Elsa Vinci - La Repubblica - 21 giugno 2012

ROMA - Salva la legge sull' aborto. La Consulta ha dichiarato «manifestamente inammissibile» la questione di legittimità costituzionale dell' articolo 4, il nocciolo della 194, che consente e disciplina l' interruzione volontaria di gravidanza in Italia. Il ricorso era stato presentato da un giudice tutelare di Spoleto mentre esaminava il caso di una diciassettenne che, tacendo la gravidanza ai genitori, si era rivolta a un consultorio spiegando di «non essere in grado di crescere un figlio». Su un' analoga vicenda, il 10 maggio scorso la Consulta ha respinto l' eccezione di un giudice di Siracusa. Nessuna rivoluzione, dunque......


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La battaglia infinita

Articolo di Concita De Gregorio: ""   …   il tema è ancora quello: la tutela di un’ipotesi di vita a spese e a danno della vita in atto. Pazienza per la sorte della donna, tuteliamo l’embrione. Solo un uomo, solo chi non sappia con la sapienza della carne ciò di cui sta parlando può inalberare posizioni così. Ma accade spesso anche questo: che le discussioni teoriche le cui conseguenze pratiche si dispiegano sul corpo delle donne siano portate avanti da chi non sa di cosa parla o non vuole saperlo, ché in fondo sono problemi loro fin dai tempi del "partorirai con dolore" e anche da prima. I medici negli ospedali fanno obiezione di coscienza perché altrimenti si rovinano la carriera, abortire è sempre in fondo una questione privata circondata da un’aura di riprovazione, vergogna e colpa. Sarebbe la stessa, la storia, se a partorire fossero gli uomini?     …    ""

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ABORTO, L' OBIEZIONE TRA COSCIENZA E CONVENIENZA

La Repubblica – Corrado Augias - 21 giugno 2012

Caro Augias, di fronte al dilagare del fenomeno mi chiedo se tutti questi medici siano davvero obiettori di coscienza, o non obiettori per convenienza. Credo che la domanda sia lecita. Da un comunicato della Libera Associazione Italiana dei Ginecologi per l' applicazione della legge 194/78 (Laiga) del 14 giugno, apprendo che a 34 anni dall' entrata in vigore della legge sull' aborto, l' obiezione di coscienza tra i medici è cresciuta, e che in alcune zone della Penisola la percentuale degli obiettori raggiunge l' 80 per cento. Se è un problema di coscienza, infatti, come si spiega che questa coscienziosa coscienza sia più diffusa in Molise, in Campania, in Sicilia, e in Basilicata dove la percentuale tocca addirittura l' 85 per cento? I medici delle regioni del Nord sono meno coscienziosi dei medici delle regioni del Sud? E i medici inglesi, francesi, tedeschi, sono meno coscienziosi dei medici italiani? Coscienza o convenienza?


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"Ma mezzo paese ancora la ignora, i medici obiettori il vero problema"

Intervista a Emma Bonino:

""Mancano i consultori e la cultura della contraccezione, stiamo tornando indietro. … Si rischia un ritorno al passato? Sì. Quasi quarant’anni fa, nel ‘75 con Adele Faccio mi sono fatta volutamente arrestare per procurato aborto, un gesto di disobbedienza civile perchè questa legge passasse, perchè le donne senza mezzi non morisxsero più ammazzate dalle mammane in clandestinità mentre chi aveva soldi poteva andare all’estero ad  abortire. Sstoriedi diritti negati in un paese che non pensa alle donne. Come oggi, che per avere un figlio in troppe sono costrette a viaggiare oltre confine perchè il loro diritto ad un bambino non viene riconosciuto.""

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Quando tutti i medici sono obiettori di coscienza / 'Io, ginecologa isolata dagli obiettori con l' aborto ho perso pazienti e carriera'
Articolo di Adriano Sofri
La Repubblica      maggio 2012 —   pagina 1 - 23   sezione: PRIMA 24 PAGINA

«È SUCCESSO a Napoli, a marzo: un ginecologo del Policlinico Federico II è morto, investito sulle strisce, e per due settimane non si sono fatte interruzioni di gravidanza», racconta Giovanna Scassellati.A stare ai numeri dell' obiezione di coscienza, l' Italia è più rigorosa della Ginevra di Calvino. Purché si tratti dell' obiezione all' interruzione di gravidanza regolata da una legge dello Stato………..

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LO SPIRAGLIO DELLA CORTE
La Repubblica   23 maggio 2012 —  pagina 1 - 31  sezione: PRIMA PAGINA

La decisione della Corte costituzionale sulla legge in materia di procreazione assistita lascia aperta la questione della legittimità del divieto della fecondazione eterologa. Infatti, invitando i tribunali che avevano sollevato la questione a riesaminarla tenendo conto di una recente sentenza della Corte europea dei diritti dell' uomo, i giudici della Consulta hanno ritenuto necessario un ulteriore approfondimento, così mostrando di considerare insufficienti gli argomenti di chi aveva chiesto una sentenza che riaffermasse senz' altro la costituzionalità di quel divieto……..

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'Ma la norma è destinata a saltare non possiamo isolarci dall' Europa'
La Repubblica   23 maggio 2012 —  pagina 12  sezione: CRONACA
Carlo Flamigni

ROMA - «Mi sa che vado a vivere a san Marino. Siamo un paese assurdo, siamo l' unica nazione in Europa, a parte forse Andorra, a vietare qualsiasi tipo di eterologa». Il professor Carlo Flamigni, tra i pionieri dalla fecondazione assistita e tra i primi a fare l' eterologa in Italia quando non c' era ancora la legge 40, scherza ma non troppo………

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