I costi della Chiesa - Iniziativa Laica Ingauna

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I costi della Chiesa

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CONDONO TOMBALE SUI TRIBUTI PER ALCUNI IMMOBILI DELLA CHIESA
Civati - Maestri  Fondazione Critica Liberale 30/03/2016
 
“La Camera sta discutendo la ratifica della Convenzione fiscale tra Italia e Vaticano, raccontata dalla maggioranza alfa-renziana come una tardiva applicazione dei Patti lateranensi e come un passo in avanti nella trasparenza e nella collaborazione per la lotta ad evasione e riciclaggio. Peccato che la norma contenuta nell'art. 6 della legge vada in tutt'altra direzione: il testo prevede infatti che gli immobili di proprietà della Santa Sede, elencati altrove, siano esentati da tutti i tributi, ordinari e straordinari, presenti e futuri e questa benevola esenzione si applica anche agli immobili oggetto di contenzioso tuttora pendente e non definito con sentenza passata in giudicato. Un vero e proprio condono tombale, che chiude persino le cause tuttora in corso. Possibile chiede al Governo di spiegare quanti e quali tributi vengono abbonati al Vaticano e soprattutto qual è l'entità del minor gettito fiscale perché togliere dal bilancio del Comune di Roma o da quello statale ICI, IMU, TASI, TARI ecc. significa aggravare pesantemente bilanci già esangui. Dove sta l'interesse pubblico di una simile operazione partita in sordina e da noi denunciata già in occasione della conferenza alla Camera con i giornalisti Nuzzi e Fittipaldi? Con i potenti mezzi che il diritto parlamentare riserva ai deputati dell'opposizione, abbiamo depositato un ordine del giorno e un emendamento con i quali chiediamo di chiarire l'entità della posta in gioco e soprattutto assegnamo alla Corte dei Conti un fondamentale ruolo di vigilanza e monitoraggio. Fuori dal Parlamento e' bene che di questa faccenda si sappia e si discuta perché riguarda temi importanti e delicati, come quello della responsabilità ed equità fiscale e quello, sempre attuale e fondamentale, della laicità”: lo dichiarano in una nota i parlamentari di Possibile Pippo Civati e Andrea Maestri.
 


OTTO PER MILLE: RENZI DIMENTICA DI ASSEGNARE I SOLDI DESTINATI ALLO STATO
Anna Morgantini - Il Fatto quotidiano 28/07/2015
 
L'ultima ripartizione è quella fatta da Letta per i fondi 2009. Ma non è la prima volta che il governo si dimentica di assegnare l'Irpef devoluta dai cittadini alla diretta gestione statale per «scopi di interesse sociale o di carattere umanitario». In passato destinata da Berlusconi persino a scopi bellici e comunque non previsti dalla legge. Ora si parla di una riforma molto temuta dal Vaticano. In arrivo con la Legge di stabilità?
 
 

8 PER MILLE, I 600 MILIONI CHE LO STATO NON VUOLE
COSÌ ABBIAMO REGALATO 10 MILIARDI ALLA CHIESA
Paolo Fantauzzi e Mauro Munafò - L'Espresso 22/05/2015
 
Grazie al particolare meccanismo della ripartizione dell'Irpef lo Stato ha lasciato una cifra monstre ai vescovi italiani. E, nonostante anche la Corte dei Conti abbia segnalato la stranezza del sistema, nessun governo lo tocca. Anche se farebbe guadagnare più dell'abolizione del Senato
L’abolizione del Senato è da sempre uno dei cavalli di battaglia di Matteo Renzi. La Camera alta costa agli italiani oltre mezzo miliardo l’anno (541 milioni l’anno scorso) e per il premier si tratta di uno di quei costi della politica da tagliare con l’accetta. Eppure, malgrado la continua difficoltà di trovare risorse, è come se lo Stato italiano pagasse ogni anno un Senato aggiuntivo rispetto a quello esistente. Come? Rinunciando a circa 600 milioni di gettito Irpef, che in un momento economicamente tanto difficile avrebbero un effetto balsamico sulla casse statali.
 
 

DIMINUISCONO I SOLDATI, AUMENTANO I CAPPELLANI MILITARI.
E VOLANO LE SPESE DELLO STATO
Luca Kocci - Adista online 06/12/2014
 
Aumenta il numero dei cappellani militari delle Forze armate italiane. La legge di bilancio per il 2015 ne prevede 32 in più (quasi il 20%) rispetto al 2014: i preti soldato saranno 205, invece dei 173 attualmente in servizio. E ovviamente crescono anche i costi per il Ministero della Difesa, dal momento che i cappellani sono inseriti a pieno titolo nelle Forze armate, con gradi e stipendi corrispondenti, che vanno dai 2.500 euro lordi per i cappellani semplici (tenente) ai 9mila per l’ordinario (generale di Corpo d’armata). Nel 2015 per il mantenimento dell’Ordinariato, gli stipendi dei cappellani e i vari benefit, come per esempio le automobili di servizio – escludendo quindi il pagamento delle pensioni, che costano altri 7-8 milioni di euro l’anno –, verranno spesi 10.445.732 euro. Nel 2013 per 169 cappellani ne furono spesi 7.680.353, nel 2014 per 173 cappellani 8.379.673. In tre anni, pertanto, la spesa a carico dello Stato è cresciuta del 35%, ovvero di 2.765.379 euro. Niente male in epoca di tagli alla spesa pubblica e di riduzione del personale delle Forze armate. 
 

OLTRE UN MILIARDO ALLA CHIESA. LA CORTE DEI CONTI: “SONO TROPPI, L’8X1000 VA RINEGOZIATO”
Paolo Baroni - La Stampa 29/11/2014
 
Incassato l’82,3% del fondo con solo il 38% delle preferenze. I giudici contabili allo Stato: “Poca informazione sul meccanismo di redistribuzione, l’8X1000 va rinegoziato”
Nonostante «la fortissima riduzione della spesa pubblica in ogni campo» c’è una voce tra le uscite dello Stato che continua a lievitare: sono i fondi erogati attraverso il meccanismo dell’8 per mille. Erano 209 milioni di euro nel 1990, hanno sfondato quota 1 miliardo nel 2003 e quest’anno sono arrivati toccare quota 1 miliardo e 280 milioni. Per questo la Corte dei Conti, in una delibera pubblicata ieri, chiede al governo di «rinegoziare» il sostegno finanziario destinato alle confessioni religiose e di modificare entro 6 mesi la legge. Perché non rispetta i «principi di proporzionalità, volontarietà e uguaglianza». 
 
 

IMU ALLA CHIESA, LA UE RIAPRE IL CASO
Alberto D'Argenio - La Repubblica 05/11/2014

L'Unione europea riapre il caso sugli sconti fiscali alla Chiesa. Lo fa con una decisione, a suo modo clamorosa, della Corte di giustizia del Lussemburgo: i giudici europei hanno deciso di ammettere nel merito un ricorso che potrebbe costare agli enti ecclesiastici che operano in Italia fino a quattro miliardi di euro, l'ammontare di Ici e Imu non pagato dal 2008. E in discussione potrebbero entrare anche le nuove regole approvate dal governo Monti nel 2012 che, secondo i ricorrenti, hanno confermato gli sconti fiscali cambiando solo apparentemente le regole già condannate dalla Commissione europea come aiuti di Stato illegali.

INCHIESTA UAAR SUI FONDI PUBBLICI E LE ESENZIONI DI CUI GODE LA CHIESA CATTOLICA
Dal sito UAAR  www.icostidellachiesa.it  –  19/10/2014


L’Uaar parte dall’assunto che le religioni (tutte) dovrebbero essere sostenute da chi le professa. Ciò non accade, quantomeno in Italia, grazie a un numero considerevole di leggi e normative emanate in favore delle comunità di fede. Nessuno è al corrente dell’entità dei fondi pubblici e delle esenzioni di cui, annualmente, beneficia la religione che ne gode incomparabilmente più delle altre, la Chiesa cattolica nelle sue articolazioni (Santa Sede, Cei, ordini e movimenti religiosi, associazionismo, eccetera). Non la rendono nota né la Conferenza Episcopale Italiana, né lo Stato. È per questo motivo che l’Uaar ha deciso di dar vita alla piattaforma I costi della Chiesa: l’obiettivo è di presentare una stima di massima che sia la più attendibile e accurata possibile, citando estesamente le fonti e utilizzando metodologie trasparenti. Il compito non è per nulla facile, perché la cifra reale e precisa è quasi sicuramente ignota sia allo Stato, sia alla Chiesa. Occorrerebbe infatti esaminare, delibera per delibera, capitolo di spesa per capitolo di spesa, il bilancio dello Stato e quelli di tutte le Regioni, le Province, i Comuni, gli enti pubblici, le società a partecipazione pubblica. Occorrerebbe inoltre disporre di tutti i bilanci delle diocesi, delle parrocchie, degli enti ecclesiastici, delle associazioni cattoliche. Un’impresa impossibile per chiunque.

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LE TASSE DELLA CHIESA: ESENTI DA IMU E TASI LE CLINICHE CONVENZIONATE E QUASI TUTTE LE SCUOLE
Valentina Conte – La Repubblica.it Economia e finanza 03/07/2014

Arriva il decreto del Tesoro. Ecco i criteri in base ai quali istituti scolastici e universitari, case di cura, alberghi e attività sportive della Chiesa saranno o non saranno tassati. Molto dipenderà dalle cosiddette "tariffe simboliche"

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8 PER MILLE, LA CHIESA CATTOLICA MIRACOLATA DALLO STATO
Maria Mantello – MicroMega on line 04/04/2014

L'11 febbraio 1929, Benito Mussolini per il Regno d’Italia e il cardinale Pietro Gasparri, per la Santa Sede, firmavano i "Patti Lateranensi" (Legge 27 maggio 1929, n. 810). Ed era il Concordato con cui lo Stato fascista creava una strutturale interferenza vaticana nella sovranità statale, liquidando anche il processo di laicizzazione che con l’Unità d’Italia si era realizzato. Il Concordato veniva giustificato col ritornello della "questione romana" finalmente sanata. Una colpevole amnesia storica cercava di far ignorare che dopo la breccia di Porta Pia, che ricongiungeva Roma capitale all’Italia e decretava la caduta del papa re, lo Stato liberale la propria su quella "questione" l’aveva già fatta con la legge delle Guarentigie del 13 maggio 1871, che oltre a riconoscere al Papa il pieno diritto di esercizio spirituale, gli accordava esenzioni tributarie, numerose proprietà immobiliari, nonché uno stanziamento annuale e rivalutabile per il mantenimento del clero di ben 3.225.000 di lire (13 milioni di euro circa).


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IL CONFORTO RELIGIOSO CI COSTA 35 MILIONI
Articolo di Adriana Comaschi (Unità 31.1.14)

""Forse in pochi se lo saranno chiesto, quando in ospedale un sacerdote o un volontario della  diocesi passa a dare «conforto» agli ammalati: questo servizio ha un costo? Ce l’ha. Tra i 28mila e i 35mila euro lordi l’anno per ogni «assistente religioso», ad esempio, a Bologna, la quota è molto variabile. Pagati con soldi pubblici dalle Ausl presso cui prestano servizio. Una voce di spesa che in Emilia-Romagna arriva in un anno a quota 2,2 milioni. La cifra la conferma il sottosegretario della giunta guidata da Vasco Errani, per i quattro anni di una legislatura regionale fanno quasi 9 milioni di euro. Non proprio briciole, in un periodo segnato da ristrutturazioni delle prestazioni sanitarie, a Bologna e non solo.
UNA QUESTIONE DI TRASPARENZA Le convenzioni stilate sono poi diverse da ospedale a ospedale: il Policlinico S.Orsola, centro di eccellenza universitario, nel 2013 ha versato 128mila euro per 5 assistenti (25mila ciascuno), nella vicina Imola l’Ausl versa alla diocesi 105mila euro per tre assistenti, 35mila a testa. Poco meno degli emiliani spenderebbero i toscani, 2,1 milioni (anche qui la cifra l’hanno fornita le Ausl in seguito alla richiesta di un consigliere). Per il resto, chi lo sa. Dati ufficiali non ce ne sono. L’Uaar (Unione atei agnostici razionalisti) stima in 35 milioni la spesa di questo tipo a livello nazionale. La possibilità che i religiosi di confessione cattolica entrino negli ospedali e per questo siano retribuiti è prevista dal Concordato Stato-Chiesa e dai suoi aggiornamenti (non così per i valdesi, ad esempio), in seguito da leggi regionale chiamate a fissare la quota versata per ogni «assistente religioso». E qui forse sta il punto.
Molti consiglieri dell’Assemblea emiliano romagnola non avevano idea del meccanismo e delle cifre in gioco, quando il collega LibDem Franco Grillini (fondatore di Arcigay e della Lila) ha sollevato il tema con un’interrogazione alla giunta. E ora si pongono un problema. «Se facciamo dei sacrifici per mantenere la sanità emiliana a livelli di eccellenza forse serve una riflessione anche sulla spesa per questi assistenti», riflette Antonio Mumolo, consigliere Pd che ha già lanciato il guanto di sfida al segretario regionale (renziano) Stefano Bonaccini per il congresso di giugno. Mumolo assicura, «l’utenza che chiede questa assistenza va assolutamente rispettata. Ma una valutazione va fatta, senza pregiudizi. Voglio capire come si regolano le altre regioni». Stesso ragionamento dal senatore Pd Sergio Lo Giudice: «Nel momento in cui la spending review viene fatta su tutto il comparto pubblico sarebbe strano se vi fossero delle zone franche, occorre una rivisita-
zione di spese che magari proseguono nel tempo per inerzia». In effetti, molto è cambiato da quando questa consuetudine è stata introdotta con i cappellani ospedalieri, dipendenti dalle stesse Ausl, ora sostituiti da sacerdoti e diaconi delle parrocchie di zona. Un passaggio che per Roberto Grendene, responsabile delle campagne Uaar, ha reso ancora più opaca la destinazione dei fondi pubblici: «Prima questi assistenti erano soggetti a Irpef, ora come sappiamo se questi redditi vengono tassati? E a chi effettivamente li gira la Curia?». Per Grendene poi il nodo è a monte, «nessuno vuole vietare l’ingresso negli ospedali agli assistenti cattolici, il loro contributo però dovrebbe essere a titolo gratuito visto che è coperto dall’8 per mille e che altre confessioni religiose non lo ricevono ma fanno puro volontariato».
«PROGETTO TERAPEUTICO» La Curia di Bologna non ne fa una questione di maggiori o minori fondi e difende i contributi «proporzionati assicura monsignor Giovanni Silvagni, vicario generale della diocesi al numero di persone e al servizio reso. È giusto che ci siano». Più netto ancora don Francesco Scimè, responsabile della Pastorale della sanità: «La nostra assistenza spirituale ai malati è parte integrante del progetto terapeutico del Ssn, è importante per la salute del malato».""

CAPPELLANI MILITARI PRONTI A RINUNCIARE A GRADI E PRIVILEGI
La Repubblica.it Archivio – 23/01/2014

ROMA - I "preti soldato" si toglieranno i gradi. Per la prima volta infatti la Chiesa cattolica si dice disposta a rivedere ruolo e stipendi dei cappellani militari. «Siamo pronti a rinunciare alle nostre indennità da ufficiali», dice a Repubblica don Angelo Frigerio, che di monsignor Santo Marcianò, l' ordinario militare designato direttamente da Papa Francesco, è il vice e vicario episcopale. Un passo a suo modo storico, perché così i 180 cappellani sotto le armi tornerebbero a essere "semplicemente" preti, quindi sovvenzionati dalla Chiesa. Senza più la paga e le indennità da tenente e da generale, che in tanti considerano privilegi immotivati.


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IL MIRACOLOSO STIPENDIO DEI PRETI IN DIVISA
di Daniele Martini in "il Fatto Quotidiano" del 5 dicembre 2013

Don Renato Sacco, coordinatore del movimento Pax Christi e parroco di Verbania nella diocesi di Novara, riceve grazie all'8 per mille uno stipendio mensile di 1.200 euro netti per 12 mensilità.
Il nuovo ordinario militare, monsignor Santo Marcianò, riscuote invece dallo Stato-ministero della Difesa un assegno cinque volte più sostanzioso per 13 mesi di fila, equivalente a quello di un generale di brigata. Più l'auto blu.
Monsignor Marcianò è stato nominato ordinario poche settimane fa, il 10 ottobre, da papa Francesco. Il quale in questo caso evidentemente non se l'è sentita di mettere in discussione una pratica assai amata dalla Chiesa tradizionalista, ma che da più di mezzo secolo provoca lacerazioni nel popolo di Dio. Per esempio l'ultimo numero di Mosaico di pace, la rivista diretta da padre Alex Zanotelli, ha pubblicato un dossier di venti pagine molto critico sull'argomento.
Al di là degli aspetti dottrinali, l'organizzazione di un corpo di cappellani militari assai ben pagati ed omaggiati mette in evidenza l'esistenza all'interno del clero di una specie di casta con le stellette, strutturata come una vera diocesi, addirittura con un proprio seminario piazzato nel bel mezzo delle caserme della città militare di Roma alla Cecchignola. L'Ordinariato militare ha uno suo arcivescovo-generale assistito da un vicario e 5 vicari episcopali più altri 176 religiosi con 3 auto blu a disposizione. Il loro status è regolato dal Concordato Stato-Chiesa del 1929 rinnovato nel 1984 ai tempi di Craxi presidente del Consiglio, e infine ritoccato da una legge di tre anni fa che ha precisato le condizioni giuridiche e l'avanzamento di carriera dei preti in uniforme. Tutti quanti, dall'ordinario militare al cappellano sono equiparati ad ufficiali delle Forze armate italiane e trattati come tali, con relativi vantaggi e privilegi, sia dal punto di vista della remunerazione sia della pensione. A un cappellano militare alle prime armi (è proprio il caso di dirlo) viene riconosciuto il grado di tenente con uno stipendio di 1.700 euro netti al mese.
Dopo 15 anni, grazie all'avanzamento automatico della carriera e al ruolo più alto raggiunto, può contare su una paga tra i 3.500 e i 4.000 euro netti. I pensionati sono circa 160, tra cui 4 ordinari militari e 4 vicari. Gli ordinari riscuotono un assegno di oltre 4.500 euro netti, la maggioranza degli altri pensionati ha un trattamento da colonnello e quindi percepiscono circa 3.800 euro. Per il mantenimento dell’Ordinariato militare il Ministero della Difesa spende 17 milioni di euro ogni anno: 10 milioni per gli stipendi dei cappellani in servizio e 7 milioni per le pensioni dei preti soldato. In futuro quest'ultima cifra è destinata a crescere parecchio perché anche ai cappellani militari potrebbe essere riconosciuto quel vantaggiosissimo "scivolo d'oro" che il ministro ciellino della Difesa, Mario Mauro, sta regalando ai dipendenti delle Forze armate nonostante le terribili ristrettezze del bilancio statale.
Il contingente militare dovrà scendere da un totale di 190 mila soldati a 150 mila nel giro di pochi anni e di conseguenza anche il numero dei cappellani militari dovrebbe essere ridotto di conseguenza. A quel punto si porrà la questione dell'esubero dei preti soldato ai quali è del tutto probabile che il ministro della Difesa voglia assicurare lo scivolo d'oro. In base a questo provvedimento i militari possono ritirarsi a 50 anni d'età con uno stipendio pari all'85 per cento di quello pieno più i contributi versati e calcolati sulla retribuzione di quando erano in attività. E se vorranno, potranno pure trovarsi un altro lavoro.
Dopo 10 anni di questa pacchia potranno andarsene comodamente in pensione di vecchiaia a 60 anni (per i militari la legge Fornero non vale). E non è finita perché per i quattro anni successivi avranno diritto all'"ausiliaria" , cioè al recupero fino al 75 per cento dei benefici economici concessi ai colleghi in attività. Diventati una casta nella casta, i preti soldato dovranno allora fare i conti con un problema di coscienza in più. Non solo come conciliare le stellette con il messaggio evangelico di pace, ma con quale faccia presentarsi all'altare davanti alla comunità dei fedeli.

LA CHIESA "BENEFICIARIA" DI 4 MILIARDI DAL GOVERNO MONTI
Tutto cronaca da un articolo di Valentina Conte – La Repubblica 27/09/2013

Lo scrive Valentina Conte su La Repubblica. Sono 4 miliardi quelli che Mario Monti avrebbe "regalato" alla Chiesa rinunciando ai soldi dell’Ici da parte degli edifici ecclesiastici. Tutto inizia quando l’Unione europea fa notare all’Italia che l‘esenzione dall’Ici per gli immobili non di culto era un aiuto di Stato. La tassa va pagata anche dalla Chiesa, ma il governo Monti spiega che calcolare quanto dovuto tra il 2006 e il 2011 era impossibile.


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QUELLI CHE NON PAGANO MAI
Marco Politi – Il fatto quotidiano 04/06/2013

Chiedeva domenica papa Francesco di pregare per le vittime delle nuove schiavitù e guerre.
E in effetti con l’indebolirsi della democrazia, il progredire della crisi e il gonfiarsi del potere economico-finanziario si profila ogni giorno di più un nuovo tipo di guerra. La guerra spietata dei potenti contro gli indifesi, la guerra dei prepotenti contro la massa di chi rispetta la legge e pensa (ingenuamente) che la società dovrebbe orientarsi secondo i dettami di un’etica civile sancita dalle norme. Potenti e prepotenti non vogliono pagare mai. Né rispondere delle loro azioni. Né risarcire morti e sofferenze causate da loro. Mai.   


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TEMPI DI DICHIARAZIONE DEI REDDITI: LA TRUFFA DELL’8 PER MILLE
www.torinolaica.it  – Consulta Torinese per la laicità delle Istituzioni

Premessa

La Repubblica italiana riconosce la libertà di religione, di culto e di associazione. Il nostro ordinamento giuridico prevede poi specifici regimi per i rapporti fra lo Stato e la Chiesa cattolica (Concordato) e lo Stato e le altre confessioni religiose (Intese). All’interno di questo complesso insieme di disposizioni la legislazione statale dal 1984 prevede anche il finanziamento diretto da parte dello Stato. Tale meccanismo è noto come "otto per mille", consistendo nella destinazione di una quota pari all’8 x 1000 del gettito IRPEF allo Stato, alla Chiesa cattolica o alle confessioni religiose che hanno stipulato una Intesa con lo Stato che preveda tale finanziamento (la Chiesa Valdese, l’Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del 7° giorno, le Assemblee di Dio in Italia, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e la Chiesa Evangelica Luterana in Italia).L’istituto dell’otto per mille è stato introdotto per superare il precedente istituto noto come "congrua" (il finanziamento diretto dello Stato alla Chiesa cattolica per pagare gli stipendi e le pensioni dei sacerdoti), configurando un nuovo meccanismo che fosse in grado di fornire mezzi adeguati e quantitativamente comparabili ai precedenti ed allo stesso tempo affidare ai cittadini la scelta in merito. Pochi italiani sono a conoscenza di come funziona il meccanismo del cosiddetto 8 per mille dell’IRPEF. E’ necessario che il Ministero dell’Economia si faccia promotore di una campagna di informazione che restituisca agli italiani la possibilità di scegliere coscientemente, come la legge vuole, la destinazione di questa parte del proprio reddito.

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8 x mille - Ora anche basta !!

IL PRETE CHE HA DEPREDATO L'OSPEDALE DEL VATICANO
Maria Elena Vincenzi – La Repubblica.it Archivio 05/04/2013

ROMA - Le scarpe rotte e un casale con piscina nel cuore della Maremma pagato con i soldi "rubati". I dipendenti senza stipendio e 4 milioni di euro presi dalle casse dell'Idi. Le amicizie ai piani alti del Vaticano e del Parlamento e le braccia che si allargano quando i sindacati chiedono perché i dipendenti non sanno cosa dare da mangiare alle loro famiglie. Le due facce di padre Franco Decaminada, fino a qualche mese fa amministratore delegato dell'Idi, ieri finito ai domiciliari, insieme a due suoi collaboratori per bancarotta fraudolenta, false fatturazioni e appropriazione indebita.

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L’UTILITÀ PUBBLICA DELLA CHIESA CATTOLICA: 11 MILIARDI… DI BUONE INTENZIONI
UAAR – 04/04/2013

Negli ultimi anni, i comportamenti concreti della Chiesa cattolica hanno contribuito non poco a minare la credibilità goduta nei confronti di tanti fedeli: la copertura degli abusi sessuali commessi da sacerdoti, i ripetuti scandali che hanno coinvolto lo Ior, l’ostinata opposizione ai diritti delle coppie omosessuali, il corvo… l’elenco potrebbe continuare a lungo. Il Vaticano non è mai stato così malvisto da larghi strati della popolazione: in Italia, che pure è un paese dove se la passa meglio che altrove, la Chiesa gode ormai della fiducia di una minoranza dei cittadini.


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Chiesa, da subito il pagamento dell'Imu
Valentina Conte - La Repubblica 7/12/2012

ROMA - A sorpresa, Chiesa ed enti no profit dovranno pagare l'Imu già da quest'anno, entro il 17 dicembre. Esattamente come gli altri 25 milioni di proprietari italiani. La notizia arriva da una circolare del Dipartimento delle Finanze che scioglie in modo definitivo l'equivoco sul 2013 come anno di partenza.

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Legge 40 e Imu, il lato Vaticano di Monti
Articolo di Marco Palombi – Il Fatto quotidiano

""Tutti i provvedimenti con cui il premier consolida i suoi rapporti con le gerarchie. Il Papa ringrazia: gli immobili della Chiesa non pagheranno gli arretrati, nessuna riforma per i fondi dell’otto per mille.      …    Silenzio sullo IOR  , finanziamenti alle scuole private         …   ""

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Lo strano modo di applicare il rigore
Il governo aiuta la Chiesa "mini Imu" per scuole e cliniche

Articolo di Gianluigi Pellegrino – La Repubblica 25/11/2012  

""Avevamo parlato di bluff scoperto. Ma ora è un piano ordito e consumato. Sembrava incredibile e irriguardoso sospettarlo invece il governo lo ha fatto. Contro un doppio parere del Consiglio di Stato. Contro la Commissione Europea e contro una legge che il Parlamento aveva finalmente approvato, ha emesso un regolamento che può comportare un’esenzione totale dell’Imu alla Chiesa e comunque un gran caos applicativo buono per far passare in cavalleria il versamento 2012 e magari anche il 2013. Il rigore economico si scioglie come neve al sole se a chiedere sono le gerarchie cattoliche. La credibilità europea può pure andare in cantina se a pretendere favori è quel mondo ben visibile che proprio alla convention per il Monti bis della settimana scorsa non ha lesinato partecipazione entusiasta. Fosse anche solo per questo, per evitare quest’immediato accostamento, l’esecutivo del professore avrebbe dovuto pensarci dieci volte prima di mandare in Gazzetta Ufficiale un testo che fa l’esatto contrario di quel che ci ha chiesto l’Europa, la cui prevedibile ira sanzionatoria gli alti uffici di Monti evidentemente confidano di tacitare o più semplicemente rinviare a dopo le elezioni.     L’immagine è dirompente: come il più classico dei governi politici in vista delle urne, attento a curare le sue più pretenziose clientele. Ma anche se l’Europa chiudesse due occhi, quel che è avvenuto è profondamente ingiusto per gli italiani. Per le imprese e le famiglie che l’Imu la stanno pagando sino all’ultimo euro, per gli esodati beffati, per i malati di Sla costretti a mortificanti esibizioni, per i Comuni che boccheggiano, per il paese intero insomma che può sopportare la stretta di cinghia fino all’ultimo buco ma non che gli si sbatta in faccia un così monumentale disuguaglianza all’insegna di una patente ipocrisia. … ""

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Il Concilio sfrattato dai privilegi
Risposta di Corrado Augias al lettore Don Aldo Antonelli (Lettere, commenti e idee – Repubblica 17.11.12)

""Caro dottor Augias, lei è già intervenuto con buoni argomenti sul tema dell’ Imu per le attività commerciali della Chiesa. Non c’ è nulla da aggiungere sul problema visto da uno Stato laico che non dovrebbe privilegiare una parte e ancor meno inginocchiarsi a chicchessia. Vorrei invece evidenziare l’ aspetto visto dalla Chiesa; in particolare, considerato che sono un parroco, di una Chiesa non affarista ma "serva", che sulle orme del suo Maestro porta dentro di sé il Dna del donarsi e di "dare tutta se stessa perché altri abbiano la vita". Nella "Gaudium et Spes" i vescovi conciliari, ormai in via di estinzione, dichiaravano: «La Chiesa non pone la sua speranza nei privilegi offertile dall’ autorità civile. Anzi essa rinunzierà all’ esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che il loro uso può far dubitare della sincerità della sua testimonianza o nuove esigenze esigessero altre disposizioni». In quel grande documento la Chiesa si dichiarava disposta a rinunciare ai privilegi e addirittura ai "diritti legittimamente acquisiti"! Mi chiedo, con cruccio e amarezza, dove sia andata a finire quella Chiesa, che sotto la mannaia della restaurazione postconciliare, ha smesso di essere "coscienza critica" dello Stato, come sognava Luther King, nella volgare pretesa di farla da padrona. Don Aldo Antonelli – Parroco di Antrosano (AQ) ednran@teletu.it

La risposta di Augias
Credo che don Antonelli, parroco in Abruzzo, metta con questa lettera il dito nella piaga e ce ne mostri estensione e gravità. Quando si parla di Imu non si tratta solo di mettersi a contare i metri quadrati, il numero dei letti, la retta che pagano gli alunni, il costo dei ricoveri, quelli sono compiti – importantissimi, sia chiaro – che spettano a chi deve quantificare, calcolare il dovuto, esigerlo dagli enti che appartengono alla Chiesa come da qualunque altro. Incombenze diverse spetterebbero ad un uomo di religione, ad un "memor Domini" autentico, non a quelli che si dimenticano il titolo quando salgono a bordo di uno yacht. All’ uomo di chiesa competerebbe lo sguardo alto e presago di chi tiene ancora al credo che ha promesso di servire. D’ altra parte mi rendo anche conto delle difficoltà enormi di un’ istituzione che attraversa una crisi grave, angustiata da un processo di secolarizzazione senza precedenti. Le gerarchie tentano di resistere da una parte contrastando la grande rivoluzione biologica in corso; dall’ altra cercando soldi ovunque sia possibile trovarli. Per la Chiesa "serva" che un parroco come don Aldo cerca di difendere in questo momento c’ è poco spazio. Lo si potrebbe trovare, forse, ma ci vorrebbe un altro papa come Giovanni XXIII dotato di quella forza tranquilla in grado di travolgere ogni ostacolo aprendo un’ epoca nuova. Durata poco.""

L’emancipazione della chiesa e i suoi interessi economici

Da L’AMACA (Repubblica) di Michele Serra del 13.11.12

""Gli espedienti da leguleio con i quali questo governo cerca di evitare, ridurre o postporre il pagamento dell’Imu sugli immobili non di culto della Chiesa italiana, fanno riflettere su un aspetto davvero sottovalutato di questa fase politica. Mentre sul web e sui giornali più arditi pullulano da mesi le illazioni sui poteri occulti, e ovviamente forti, che reggerebbero i fili del potere montiano (il gruppo Bilderberg, la massoneria, la finanza sionista, la Trilateral, la Spectre, i Thugs, la panchina della Juventus), avevamo sotto gli occhi, da subito, il solo vero condizionamento politico del presidente del Consiglio e di una parte consistente dei suoi ministri: la matrice cattolica. Per quanto "tecnico", questo governo è una sorta di scrematura (al meglio) del vecchio notabilato democristiano, quello delle università e delle banche. Non la Dc con i calzini corti ma quella (soprattutto settentrionale) che ha il guardaroba in ordine e parla le lingue. Quella che fu dei Virginio Rognoni e dei Marcora. Tutto gli si può chiedere, tranne la concreta emancipazione dalla Chiesa e dai suoi interessi economici. Dice la profezia dei Maya che il primo governo laico, in Italia, sarà nel 2649. Noi non ci saremo.""

Il bluff sull’IMU alla Chiesa

La Repubblica – Articoli di:

Gianluigi Pellegrino    -  Leggi l’articolo
Valentina Conte (2)   - Leggi l’articolo
                             -  Leggi l’articolo


8 x mille alla Chiesa: la distribuzione delle risorse incassate

Leggi la tabella

8 x mille alla Chiesa: incassi dal 1990 al 2012

Leggi la tabella

Dal sito della Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni (www.torinolaica.it)

TEMPI DI DICHIARAZIONE DEI REDDITI: LA TRUFFA DELL’8 PER MILLE



Premessa
La Repubblica italiana riconosce la libertà di religione, di culto e di associazione. Il nostro ordinamento giuridico prevede poi specifici regimi per i rapporti fra lo Stato e la Chiesa cattolica (Concordato) e lo Stato e le altre confessioni religiose (Intese).

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