Iniziativa Laica Ingauna

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SABATO 14 OTTOBRE 2017
 

0RE 21 - AUDITORIUM SAN CARLO
 
VIA ROMA - ALBENGA

 
Il cittadino illustre
 
di Gaston Duprat - Mariano Cohn
 
Con Oscar Martínez, Dady Brieva, Andrea Frigerio, Belén Chavanne, Nora Navas

 
Argentina - Spagna 2016
 
durata 118 min
 

DISEGNO DI LEGGE
Norme in materia di consenso informato
e di disposizioni anticipate di trattamento
approvato dalla Camera dei deputati il 20 aprile 2017
 

COMUNICATO STAMPA dellAssociazione LIBERA USCITA
www.associazioneliberauscita.it
Da più di quindici anni la nostra Associazione è impegnata per ottenere il pieno riconoscimento del diritto all’autodeterminazione terapeutica, come sancito dal 2° comma dell’art.32 della Costituzione dal 1948.
Abbiamo salutato con soddisfazione il T.U. “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento” del 7/12/2016 licenziato dal Comitato ristretto della Comm. Affari Sociali della Camera.
Ora, davanti al Testo definitivo, approvato nella seduta del 20 Aprile a Montecitorio, esprimiamo la convinzione che sia stato compiuto un significativo ed importante passo avanti per migliorare le condizioni spesso disumane in cui oggi si muore nei nostri ospedali.
Con questa Legge tutti i casi che hanno riempito le cronache dei giornali, Welby, Englaro, Nuvoli, Piludu, Max Fanelli, avrebbero ricevuto pronta e dignitosa risposta. La Legge approvata riconosce infatti tutte le terapie ( alimentazione, idratazione, ventilazione artificiali comprese) rinunciabili, anche se già avviate. Il paziente può ottenere la sedazione continua profonda per non vivere coscientemente le sofferenze dell’agonia, in particolare in caso d’interruzione delle terapie.
Certo, il riferimento alla deontologia professionale (comma 6 art.1) non risulta essere accettabile poiché nessun Codice deontologico può andar contro la Legge dello Stato.
Altro limite grave che si ravvisa nel testo è il previsto ricorso al Giudice tutelare nel caso di conflitto tra il Fiduciario ed il medico (art.4 comma 5, che rimanda al comma 5 dell’art.3), è questo un grave limite al principio di autodeterminazione terapeutica poiché la decisione dovrebbe essere in capo al Fiduciario in ogni caso!!
L’art. 6 (norma transitoria) riconosce valore ai Testamenti Biologici già depositati presso i Registri Comunali o gli Studi notarili. Libera-Uscita, che dal 2009 si è impegnata nel dialogo con le Amministrazioni Locali e la Cittadinanza per far crescere i Registri Comunali, non può che auspicare che l’esempio dei circa 2000 Comuni virtuosi che hanno aperto il Registro Comunale dei Testamenti Biologici, sia subito seguito dagli altri.
Si poteva fare meglio ma questa Legge rappresenta un passo avanti importante e non possiamo che auspicare che il passaggio al Senato sia rapido e positivo.

 REGISTRO DEL TESTAMENTO BIOLOGICO IN ALBENGA
 
COME FARE - istruzioni per l'uso



3. Se avete bisogno di aiuto per il completamento delle pratiche contattateci per un appuntamento all'indirizzo:









IL CROCEFISSO NELL’AULA DEL CONSIGLIO REGIONALE LIGURE È UN ATTO DI PREVARICAZIONE CONTRO MIGLIAIA DI CITTADINI
UAAR

La nuova maggioranza in consiglio regionale ligure, che sorregge la giunta presieduta da Giovanni Toti, ha deliberato a maggioranza di affiggere nella sala del consiglio regionale il crocefisso.
Da qualche tempo la politica italiana sembra volersi caratterizzare come paladina dell’affissione di crocefissi nei luoghi pubblici, aule di tribunale, scuole e asili, edifici pubblici. In realtà la condotta personale di molti di questi signori non ha molto a che vedere con il rigore personale che dovrebbe mantenere ogni osservante cattolico.
I nostri consiglieri regionali, da poco eletti a rappresentare la popolazione ligure hanno pensato di reagire alla crescente laicizzazione della popolazione, andando contro corrente, imponendo in un luogo simbolo, la sede ove si riunisce la rappresentanza democraticamente eletta dai cittadini liguri. Rappresentanza che, come è noto, è composta anche di cattolici, ma nella quale devono avere pieno diritto di cittadinanza
anche gli atei, gli agnostici o chi professa altre religioni.
Infatti secondo uno studio recentissimo, commissionato dal quotidiano “La Repubblica” gli atei e gli agnostici fanno proprio della Liguria la regione meno credente d’Italia con oltre il 37% dei cittadini che si dichiarano non credenti, ai quali vanno aggiunti quanti professano una religione diversa dal cattolicesimo (islamici, ebrei, protestanti, ortodossi, buddisti, induisti, ecc.). I dati sono impietosi. Nella nostra regione i matrimoni civili sono il triplo di quelli celebrati in chiesa, il numero dei ragazzi che scelgono di non seguire l’insegnamento della religione a scuola è in costante crescita, le vocazioni sono a zero. In questo quadro la maggioranza che governa la regione cosa fa? Pensa che il primo problema dei cittadini liguri sia quello del crocefisso nell’aula del consiglio regionale, in un luogo, che rappresenta tutti e nel quale andrebbe assicurata la laicità delle istituzioni e la non
prevaricazione di una parte sugli altri.
Il coordinamento regionale dell’UAAR trova inaccettabile la prevaricazione messa in atto e chiede con fermezza la rimozione dei crocifissi da tutti i luoghi pubblici in nome del rispetto dovuto a tutti i cittadini, così come (per fare un esempio) sarebbe inaccettabile la sostituzione del simbolo della regione con quello di una singola parte politica, Forza Italia o PD che fosse.
ART 3 della Costituzione
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso ,di razza, di lingua, di religione , di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
 


DA EMANCIPAZIONE A FATICA LA METAMORFOSI DEL LAVORO
Nadia Urbinati - La Repubblica 06/04/2016
 
IL DECLINO del riformismo sociale, scrive Ezio Mauro, è il segnale di una crisi ben più vasta che coinvolge lo stato democratico. Un declino che ha coinciso con l'emergere di fattori di mutamento profondi per la trasformazione dei rapporti politici connessi al lavoro: il declino del compromesso tra capitalismo e democrazia (per la trasformazione del primo da industriale a finanziario) e l'apertura dei confini simbolizzata dalla fine della Guerra fredda.
Le frontiere hanno consentito il riformismo sociale e la costruzione delle democrazie. In sostanza hanno reso possibile il compromesso tra capitalismo e democrazia, per cui chi possedeva i mezzi di produzione ha accettato istituzioni politiche nelle quali le decisioni erano prese contando i voti di tutti. Il keynesianesimo ha dato i fondamenti ideologici e politici di questo compromesso, e lo ha fatto rispondendo alla crisi devastante del 1929 che lasciò sul tappeto una disoccupazione tremenda e regimi totalitari.
 



IL PAPA E LA VIA CRUCIS DELLA LAICITÀ
Raffaele Carcano - UAAR 06/04/2016

Una via crucis sottotono per Francesco. Meno partecipanti del solito (la paura fa novanta), ma anche meno telespettatori del solito. La preghiera deve comunque essere piaciuta parecchio al Fatto Quotidiano, che ha deciso di riprodurla integralmente in quanto “invettiva”. A essere presi di mira dal papa, però, interloquendo idealmente con la “Croce di Cristo”, sono stati soprattutto “coloro che vogliono toglierti dai luoghi pubblici ed escluderti dalla vita pubblica, nel nome di qualche paganità laicista o addirittura in nome dell’uguaglianza che tu stesso ci hai insegnato”.
Una bella invettiva contro i laici, in effetti. Che tuttavia in pochi hanno notato: forse perché non ritengono opportuno seguire il papa quando fa il papa, o forse perché l’invettiva collideva un po’ troppo con l’immagine del papa pacificamente aperto al mondo costruita in questi tre anni. L’unica rilevante eccezione è stata quella dello storico dell’arte Tomaso Montanari, che su Repubblica ha pubblicato un pezzo scritto “da cristiano che dissente da un papa così evidentemente profetico ed evangelico”.




EUTANASIA NON È ACCOMPAGNAMENTO AL FINE VITA
Elisabetta Reguitti - Il Fatto Quotidiano 29/02/2016
 
Nei giorni scorsi su Il Fatto Quotidiano del lunedì è uscita una mia intervista a  Beppino Englaro mentre sulla versione Web  ho pubblicato  una conversazione avuta con Mina Welby.
Tra pochi giorni comincerà la discussione parlamentare sul fine vita.  Dopo la recente farsa di insulti e ‘vaffa’ scatenata durante il dibattito sulle unioni civili, nulla depone a favore di qualcosa di buono.
All’indomani dell’uscita dell’articolo a Mina Welby ho ricevuto la lettera di un medico che, a mio avviso, introduce elementi di cui non si può tenere conto affrontando una questione così delicata. Più informazioni possiamo avere e meglio sarà per tutti noi.
 



IL FUTURO DI SOCIETÀ SEMPRE PIÙ VECCHIE
Chiara Saraceno - La Repubblica 30/03/2016
 
BASTA guardarsi intorno, in famiglia, per le strade, negli ambulatori medici, nei parchi: la popolazione anziana è numerosa e visibile dappertutto, persino fuori dalle scuole, dove il numero dei nonni spesso compete con quello dei genitori che aspettano l'uscita dei bambini. Il fenomeno dell'invecchiamento della popolazione è in atto dappertutto, segnala il rapporto Aging World: 2015, condotto dai ricercatori del Census Bureau statunitense. Ma è particolarmente visibile nelle società più sviluppate, dove l'aumento delle speranze di vita si combina con una bassa fecondità.
Proprio per questo l'Italia, insieme alla Germania, guida i 22 paesi più vecchi in assoluto in Europa ed è terza a livello mondiale ( dove il Giappone è al primo posto): perché in questi paesi si vive molto a lungo, ma anche perché c'è poco ricambio e il tasso di fecondità è ampiamente al di sotto del livello di sostituzione. Se tutti i paesi, quindi, devono fronteggiare le fragilità di un numero crescente di grandi vecchi – gli ultraottantenni che gli estensori del rapporto stimano triplicheranno nel corso dei prossimi trentacinque anni (nel 2050 si passerà da 126,5 milioni a 446,6 milioni di over 80, l'Italia scenderà al 15esimo posto, mentre il Giappone resterà primo; gli over 65 saranno 1,6 miliardi pari al 17% contro l' 8,5% del 2015,
 



CONDONO TOMBALE SUI TRIBUTI PER ALCUNI IMMOBILI DELLA CHIESA
Civati - Maestri  Fondazione Critica Liberale 30/03/2016
 
“La Camera sta discutendo la ratifica della Convenzione fiscale tra Italia e Vaticano, raccontata dalla maggioranza alfa-renziana come una tardiva applicazione dei Patti lateranensi e come un passo in avanti nella trasparenza e nella collaborazione per la lotta ad evasione e riciclaggio. Peccato che la norma contenuta nell'art. 6 della legge vada in tutt'altra direzione: il testo prevede infatti che gli immobili di proprietà della Santa Sede, elencati altrove, siano esentati da tutti i tributi, ordinari e straordinari, presenti e futuri e questa benevola esenzione si applica anche agli immobili oggetto di contenzioso tuttora pendente e non definito con sentenza passata in giudicato. Un vero e proprio condono tombale, che chiude persino le cause tuttora in corso. Possibile chiede al Governo di spiegare quanti e quali tributi vengono abbonati al Vaticano e soprattutto qual è l'entità del minor gettito fiscale perché togliere dal bilancio del Comune di Roma o da quello statale ICI, IMU, TASI, TARI ecc. significa aggravare pesantemente bilanci già esangui. Dove sta l'interesse pubblico di una simile operazione partita in sordina e da noi denunciata già in occasione della conferenza alla Camera con i giornalisti Nuzzi e Fittipaldi? Con i potenti mezzi che il diritto parlamentare riserva ai deputati dell'opposizione, abbiamo depositato un ordine del giorno e un emendamento con i quali chiediamo di chiarire l'entità della posta in gioco e soprattutto assegnamo alla Corte dei Conti un fondamentale ruolo di vigilanza e monitoraggio. Fuori dal Parlamento e' bene che di questa faccenda si sappia e si discuta perché riguarda temi importanti e delicati, come quello della responsabilità ed equità fiscale e quello, sempre attuale e fondamentale, della laicità”: lo dichiarano in una nota i parlamentari di Possibile Pippo Civati e Andrea Maestri.
 


PATRIARCATO E FEMMINISMO
Lidia Menapace - apocalisselaica.net 25/03/2016
 
“”Sono solita dire da un po’ che se il femminismo non cerca né trova altri punti di partenza, non può resistere alla recente, non ancora del tutto consolidata, vittoria del Patriarcato; ma che ciò non blocca la crisi capitalistica, la quale anzi, con l’appoggio del “patriarcato gentile” va sempre più non già verso l’uscita dalla crisi, con una nuova gloriosa socialdemocrazia, detta pure “riformismo”, bensì a capofitto nella barbarie che ha il nome proprio di “guerra”.
Voglio cercare di spiegarmi bene: che cosa sia il patriarcato è noto e qui non ho da inventare nulla. Che il patriarcato stia vincendo si vede dall’ininterrotto e non risolutivo dominio della finanza in economia. Che la sua incipiente “vittoria” sia una sciagura, si vede dalle vicende greche; dalla perdita di significato della parola “classe”; dalla trasformazione del sindacato in corporazione (cioè dal “progresso” verso il Feudalesimo!), dall’emergere di una emancipazione ottusamente mimetica, che produce persino le ragazze “bulle”, nonché le ministre adoranti, come quelle del governo Renzi o le parlamentari come la Moretti che svolgono benissimo la parte di altoparlante del “capo”. E mi spiace molto di dover mettere in elenco pure la vicesegretaria nazionale del Pd, che è una donna intelligente, la quale non può non capire quel che fa.
 



FINE VITA, SI RIAPRONO LE DANZE
Maria Teresa Busca - www.caratterilberi.eu 29/03/2016
 
Undici proposte di legge riaprono le danze sulla questione delle dichiarazioni, o direttive anticipate. Dopo la discussione sul ddl Calabrò, stilato con una certa fretta nel momento finale della vicenda Englaro, era sceso il silenzio su questo tema.
Da un primo esame dei titoli delle proposte si può notare che pur nelle diverse sfumature ci siano sempre le due classiche scuole di pensiero, qualità vs sacralità della vita: cinque parlano di “Disposizioni in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari”, quattro di “Disposizioni relative all’alleanza terapeutica, in materia di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento”, una di “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari al fine di evitare l’accanimento terapeutico” e una più ambiziosa propone “Modifiche al codice civile in materia di consenso informato, di dichiarazione anticipata di volontà sui trattamenti sanitari e di testamento biologico, istituzione della banca di dati telematica nazionale dei testamenti biologici”.
 



CINZIA SCIUTO - Gravidanza surrogata, fra morale e diritto
Cinzia Sciuto - MicroMega on line 03/03/2016
 
Ci sono un'infinità di comportamenti che ciascuno di noi non condivide, giudica inopportuni, immorali, ingiusti, dannosi, stupidi, inaccettabili ecc ecc. Ciascuno di noi ha un proprio “mondo morale” tramite il quale si relaziona con il mondo, nell'ambito del quale individua i comportamenti più o meno accettabili, in base al quale magari seleziona le sue amicizie e più in generale le sue relazioni, ma che non può costituire il metro sul quale fare le leggi. Esattamente come i credenti possono ben ritenere qualcosa un peccato ma non possono pretendere che solo per questo diventi reato. Morale e diritto sono due piani totalmente diversi.
In una democrazia liberale le leggi non devono disegnare un mondo morale (che possibilmente coincida con il nostro) ma consentire il più ampio margine possibile di autonomia agli individui, mettendo dei limiti al solo scopo di tutelare gli altri. Dunque, per esempio: il divieto di fumo nei locali pubblici è sensato perché tutela chi non vuole subire il fumo passivo, ma un divieto di fumo tout court in nome della salute di ciascuno sarebbe inammissibile: ciascuno deve essere libero di decidere autonomamente se farsi del male fumando o no (ovviamente, poiché una scelta consapevole implica un'adeguata conoscenza, le istituzioni sono tenute a fare campagne di informazione sui rischi del fumo).
 



PERCHÉ IL BISOGNO DI GIUSTIZIA È PIÙ FORTE DEL RELATIVISMO ETICO
Vito Mancuso - La Repubblica 22/03/2016
 
Da una raccolta di saggi d'autore dedicati a Gustavo Zagrebelsky una riflessione sulle radici della nostra "voce della coscienza"
La principale malattia spirituale del nostro tempo consiste nell'incapacità di fondare nella coscienza l'imperatività della giustizia, ovvero di rispondere al perché si debba sempre fare il bene e operare ciò che è giusto anche in assenza di interessi, o addirittura contro i propri interessi. Rimandando a Dio e ai suoi comandamenti, l'etica religiosa tradizionale è capace di assolutezza, ma paga questa sua capacità con l'incapacità di universalità e quindi di tolleranza. D'altro canto l'etica laica nei suoi modelli fondamentali (giusnaturalismo, consensus gentium, formalismo, utilitarismo) è sì capace di tolleranza, ma incapace di generare l'assolutezza dell'obbedienza; anzi, applicando la tolleranza al proprio io nella pratica concreta, i soggetti trovano non di rado una comoda giustificazione alla loro incoerenza rispetto all'imperativo etico.
Il risultato è che oggi non si sa più rispondere al perché il bene dovrebbe essere sempre meglio del male. Tale assenza di fondazione è una grave minaccia che incombe sull'etica in quanto tale, perché in mancanza di fondazione o c'è imperatività senza discernimento, come nel caso del fanatismo, o non c'è imperatività e quindi non c'è etica, come nel caso dell'utilitarismo opportunistico.
 
 



A SCUOLA
La Repubblica 12/02/2016

Quando deve spiegare ai suoi alunni cosa significa il termine "laïcité", Anne Doustaly procede al contrario. «Non è una guerra dello Stato contro la religione, non è una forma di discriminazione dei credenti». L'insegnante di storia e geografia comincia con togliere benzina dal fuoco: il tema è ormai incandescente. È martedì nel liceo Charlemagne, quartiere Marais. Al secondo piano, si fa lezione di laicità. La legge che stabilisce la separazione tra Stato e Chiesa risale a più di un secolo fa ma il dibattito è tornato acceso sui banchi di scuola. «Per molti ragazzi è un concetto ancora vago, spesso male interpretato. Mi stupisco di quanto sia necessario fare pedagogia su questo principio della République», racconta Doustaly.
 
 


PER BATTERE FANATISMO E TERRORISMO BISOGNA LAVORARE SULLA CONOSCENZA
Edgar Morin - La Repubblica 12/02/2016
 
L'Unesco alla sua fondazione aveva sostenuto che la guerra si trova in primo luogo nella mente. Ed ha voluto promuovere un'educazione per la pace. Ma non può che essere banale insegnare che la pace è meglio della guerra, cosa evidente in tempo di pace. Il problema si pone quando lo spirito guerresco sommerge le mentalità. Educare alla pace significa quindi lottare per resistere allo spirito guerresco Detto questo, anche in tempo di pace si può sviluppare una forma estrema dello spirito guerresco: il fanatismo. Questo porta in sé la certezza della verità assoluta, la convinzione di agire per la più giusta causa e la volontà di distruggere come nemici coloro che gli si oppongono.
 
 


DIRITTI CIVILI - UNA PRIMAVERA DI DIRITTI CIVILI, MALGRADO LE BARRICATE DEL VATICANO?
Carlo Troilo - MicroMega 10/02/2016
 
A marzo la Camera inizierà l’esame delle norme su eutanasia e testamento biologico: un primo faticoso successo parlamentare della Associazione Coscioni, dei parlamentari che hanno aderito all’Intergruppo e dei coraggiosi malati che ne sostengono la battaglia. Rapporto EURISPES 2016: a favore della eutanasia il 60% degli italiani (+4,8% rispetto al 2015).  
A giorni il voto sulla legge sulle unioni civili. Mentre Consiglio d’Europa e New York Times sollecitano l’Italia, un milione di laici in piazza a favore delle unioni. Anche il Family Day fa il pieno, Alfano minaccia un referendum abrogativo (e intanto incassa tre nuovi sottosegretari). Passi avanti anche sulla legalizzazione della cannabis per uso terapeutico.
Allarmato per questi segni di vita della società civile, il Papa si allinea ai veti della CEI, e ripropone la linea vaticana di sempre: si oppone alle unioni civili per omosessuali e denuncia “la cultura dello scarto”(aborto ed eutanasia), anche se si tiene lontano dal Family day. Va a ruota il gesuita Bartolomeo Sorge, per anni direttore di “Civiltà Cattolica”, che riassume così il rischio della “slippery road”: “Siccome il malato soffre, uccidiamolo. Siccome c’è la fame nel mondo, uccidiamo gli affamati”. E così via. Renzi sembra deciso a tirare dritto: “Per il PD la legge sulle unioni civili è irrimandabile, compresa la stepchild adoption”. Era dal 1952 che un premier (De Gasperi) “disubbidiva” ad un Papa (Pio XII, che voleva l’alleanza DC – MSI per le elezioni a Roma). Mentre Filomena Gallo denuncia “lo stato etico” e autorevoli editorialisti parlano di “ingerenza del Vaticano”, resta un po’ indietro Veltroni (che forse è finalmente andato in Africa e non legge i giornali) quando dice che il Papa sui diritti ha fatto “grandi passi avanti”. Intanto all’estero i Parlamenti europei discutono e decidono sulla eutanasia. Il Bundestag depenalizza il suicidio assistito salvo che non avvenga a pagamento. Il Parlamento francese approva definitivamente la nuova legge sul fine vita (sedazione profonda e continua): non ancora l’eutanasia, ma un passo avanti- anche se non sufficiente- verso la piena libertà di scelta.
Nel frattempo l’autorità inglese avvia la ricerca sugli embrioni umani geneticamente modificabili, ce ne parla il nostro co- Presidente Michele De Luca in un’intervista a La Stampa.
 
 
 


IL LUNGO (e incompiuto) PROCESSO VERSO LA FAMIGLIA FONDATA SU AMORE E ACCOGLIENZA
Chiara Saraceno - MicroMega 10/02/2016
 
“I figli non sono un diritto”. Vero, non c’è dubbio. Vale per tutti: per le coppie formate da persone di sesso diverso come per le coppie formate da persone dello stesso sesso, per le coppie come per i/le single. Ma che cosa significa esattamente che non sono un diritto? Che chi non è fertile, o ha un partner non fertile, non ha diritto di provare e viceversa che basta essere fertili (e in un rapporto di coppia eterosessuale) per avere automaticamente il diritto di avere un figlio? Quando si discute di diritti e li  si aggancia ad una idea di “natura” e di “normalità” si intraprende una strada molto scivolosa. Una strada lungo la quale si incontrano molte violenze, in particolare contro le donne e i bambini, ma talvolta anche contro gli uomini.
 
 


CHE COSA MANCA AL PIANO PER I POVERI
Chiara Saraceno - La Repubblica 04/02/2016
 
CON molti anni di ritardo sulla gran parte dei Paesi dell'Unione europea, l'Italia sembrerebbe finalmente avviata ad introdurre nel proprio sistema di protezione sociale una garanzia di reddito minimo per chi si trova in povertà assoluta, ovvero per chi non riesce a soddisfare i propri bisogni essenziali: quattro milioni circa di persone (di cui un milione sono minori), secondo le stime Istat, distribuite in 1.470.000 famiglie. Il condizionale è d'obbligo, perché gli stanziamenti previsti per questa misura per l'anno in corso, ma anche a regime, sono molto ridotti e, per un aspetto fondamentale (le misure di attivazione), precari.
 
 


QUEGLI ATTI D’AMORE DIETRO I DIRITTI NEGATI
Roberto Saviano - L'Espresso 052/2016
 
Ci sono diritti universalmente riconosciuti e altri che invece ci mettono più tempo a entrare nella consuetudine, a essere percepiti come normali e quindi come “naturali”.
Questo ci fa comprendere che si parla di naturalità con troppa leggerezza, e spesso viene percepito come naturale ciò che non lo è affatto, ma che è entrato a far parte delle nostre vite tanto da sembrare un “prodotto di natura”.
E poi naturale viene contrapposto ad artificiale, come se tutto ciò che è artificiale fosse una costruzione che, non esistendo in natura, non ha motivo d’essere. Io mi limito a fare due osservazioni. La prima: essendo l’uomo un prodotto di natura, tutto ciò che crea è a sua volta naturale. La seconda: qualcuno percepisce come innaturale e quindi artificiale la fecondazione assistita, l’eterologa o la pratica della maternità surrogata, ma non le cure che dovessero rendersi necessarie per portare a termine una gravidanza difficile.
 
 


SE QUESTO È UN UOMO. PERCHÉ LEGALIZZARE L'EUTANASIA
Carlo Troilo - MicroMega 01/02/2016
 
Come atteggiarsi dinanzi alla morte; fino a quando considerare la vita degna di essere vissuta: sono questi i due punti su cui ritengo sia necessario accelerare il cambiamento (in corso da tempo) del “comune sentire” se si vuole arrivare a parlare di scelte di fine vita, di accanimento terapeutico, di testamento biologico ed anche di eutanasia senza contrapposizioni frontali e guerre di religione.
Per evitare le accuse di “derive eutanasiche”, è giusto trattare separatamente i problemi posti dall’invecchiamento della popolazione, che comunque vanno posti con forza alla attenzione del potere politico.
Il Giubileo in corso, dedicato alla Misericordia, merita che si dedichi una primaria attenzione ai temi dei malati, delle loro sofferenze e della morte.
 
 


I DIRITTI DEI FIGLI
Michela Marzano - La Repubblica 01/02/2016

ERANO tutti persuasi che la paternità e la maternità sono sempre e solo biologiche. «I figli sono un dono», recitava uno degli slogan. «L'unico diritto dei figli è avere un papà e una mamma», diceva un altro. Ma cos'è mai questa famiglia tradizionale? Quali bambini sarebbero in pericolo?
Quando si parla di unioni civili, la confusione e i malintesi sono molti. Non solo e non tanto perché la legge in discussione in questi giorni in Parlamento ha come unico scopo quello di riparare un'ingiustizia, ossia di permettere a tutte e a tutti di condividere gli stessi diritti e gli stessi doveri indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, ma anche e soprattutto perché la norma che riguarda direttamente i figli, ossia la stepchild adoption (l'adozione coparentale) cerca solo di proteggere tutte quelle bambine e tutti quei bambini che già esistono, già vivono all'interno di famiglie omogenitoriali, già crescono e sono accuditi da due uomini o da due donne.
 
 

MULTICULTURALISMO: SERVE DIGNITA'
Roberta De Monticelli - Il Fatto Quotidiano 26/01/2016

“”Un’interessante discussione sul multiculturalismo è stata aperta sul Corriere della sera da un intervento di Ernesto Galli Della Loggia (Integrare senza sensi di colpa, Corriere della sera 10/01/16, la cui tesi fondamentale è che integrazione e multiculturalismo sono incompatibili, dato che integrarsi vuol dire per un immigrato assorbire “il sistema di valori, di regole e di comportamenti socialmente ammessi” che costituiscono la cultura del Paese ospitante. Risponde Carlo Rovelli con una frizzante ventata di positivistico buonsenso: Le leggi (non i valori) regolino l’accoglienza (Corsera 13/01/15. Certamente ci sono fra tutti noi molti conflitti di valore, e inoltre non ci sono solo conflitti, ma anche differenze non conflittuali, come lo sono quelle relative alle tradizioni linguistiche, estetiche, dottrinali, tecniche, gastronomiche, agli usi e costumi diversi ma non reciprocamente offensivi. In entrambi i casi – conflittualità e semplice diversità – integrazione vuol dire semplicemente rispetto delle leggi, condizione necessaria ma anche sufficiente al rispetto reciproco. “Voglio vivere in una società in cui ciò che non è lecito è sancito in maniera chiara e trasparente dalla legge”, scrive Rovelli. E chi non vorrebbe. Peccato che questa non è purtroppo la società italiana, dato che l’Italia (fonte Transparency International) è il paese europeo con il maggior numero di leggi e il più alto tasso di illegalità (e non certo per colpa dei migranti!). Ma perché non concederci il lusso di un approfondimento su questo tema cruciale, le leggi e i valori? Galli Della Loggia ribatte con asprezza sulla pagina a fianco: quello di Rovelli è “un multiculturalismo da vip di lounge aereoportuale”, “l’idillio buonista di tante élite intellettuali dell’Occidente”, autoreferenziale e autocompiaciuto. (Tra le leggi e i valori esiste una corrispondenza nelle società democratiche. Il titolo riassume la tesi centrale: “Le leggi di una qualunque società, infatti, derivano da null’altro che dai suoi valori”. E questo almeno è, a prima vista, innegabile.
Ora, questo dialogo fra un fisico e uno storico potrebbe far da spunto a un’operetta morale di stile leopardiano, che alla nostra tradizione culturale, tanto per restare in tema, si attaglia anche nella sua gamma sentimentale (l’ottimismo cosmopolitico contro il pessimismo tradizionalista). Manca una voce. Quella dell’etica pubblica. Che è figlia della nostra ragione, e dei due secoli che stanno fra i Principi dell’’89 e l’’89 del crollo del muro di Berlino. E la sua prima domanda è: com’è che è l’Impero Romano, nell’affresco di Rovelli, “l’esempio principe di società multiculturale, tollerante delle diversità”? Va bene il Diritto Romano, che quanto a diritti umani forse non è proprio l’ultimo grido, ma insomma fra Giustiniano e Montesquieu, o fra Montesquieu e Ronald Dworkin, qualcosa mi pare abbiamo capito che sembra un peccato ignorare, perfino in un dialogo leopardiano. Il primo principio della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo è del 1948, e sembra riecheggiare quella del 1789 tranne per una differenza: la parola dignità. “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”. In questa parola brilla la scintilla di consapevolezza nuova che due secoli di esperienza, di speranze e di orrori hanno finalmente fissato in un concetto chiaro: pari dignità. Eguaglianza in dignità e perciò in diritti. “Dignità” è anche il primo dei sei valori intorno a cui si organizza la Carta dei Diritti dell’Unione Europea. Gli altri sono Libertà, Eguaglianza, Solidarietà, Cittadinanza e Giustizia. Sono tutti nomi di valori. Danno il loro contenuto alle norme delle costituzioni europee post-belliche, fra cui la nostra (antecedente alla Dichiarazione). La loro specificità è precisamente quella di assorbire, alla base della legislazione e come sua norma suprema, la consapevolezza di ciò che ci dobbiamo gli uni agli altri. Stretti fra l’alfa del pari valore intrinseco (dignità) di tutte le persone, fondamento di ciò che è dovuto a ciascuna di loro, e l’omega di ciò che rende possibile la convivenza delle persone in società (giustizia) troviamo i valori dell’aurora della Rivoluzione Francese: Liberté, Egalité, Fraternité… e la storia drammatica della civiltà moderna. E il nome del valore che più direttamente rinvia ai doveri e alle virtù della cittadinanza attiva, e dunque alla parte dell’etica definita da tutti questi valori: l’etica pubblica.
Che cosa abbiamo dunque imparato a proposito di leggi e valori? Questo: che la parte essenziale di ciò che è dovuto a ciascuno è proprio il libero esercizio del suo proprio ethos, e non del nostro, nei precisi limiti in cui è compatibile con il rispetto dell’eguale dignità dell’ethos altrui. A ciascuno è dovuta dunque la massima tutela e protezione della libertà di vivere e morire secondo ciò che ritiene sia la vita buona o felice. Questo è fra l’altro iscritto nel principio di laicità dello Stato, che non è semplice neutralità, ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale. La laicità è un valore, di livello etico, cioè universale: dunque non è vero che le leggi non hanno a che fare coi valori, e qui Rovelli ha torto. Ma il valore della laicità, come quelli della dignità personale e della giustizia, è precisamente quello di rendere a ciascuno, e non a “noi” la speranza che abbia un po’ di senso, un po’ di valore anche la sua vita (e non solo la nostra). E quindi sarebbe un controsenso etico predicare l’integrazione come fine del multiculturalismo. E qui Galli Della Loggia ha torto. Le questioni di valore d’altra parte sono spesso questioni di vita o di morte, perché coinvolgono l’identità morale di ciascuno di noi, le ragioni della propria vita, quelle in grazia delle quali si può anche decidere di sacrificarla. La propria, non l’altrui. Perché l’altra cosa che abbiamo imparato è precisamente che non per questo “tout va bien” e qualunque ethos è accettabile, ma soltanto quelli che sono compatibili precisamente con la pari dignità degli altri, con il rispetto loro dovuto. Ciò che vincola e insieme libera alcuni deve essere compatibile con ciò che è dovuto a ciascuno. E questo è precisamente il limite che chiamiamo legge, lo spirito delle leggi. Perciò riferendoci ai principi dell’etica e della politica pubbliche ha poco senso parlare dei “nostri” valori o della “nostra” cultura. A meno che il “noi” non sia quello della nostra umanità. Allora questa “nostra cultura” coincide semplicemente con la nostra ragione, che include la nostra sensibilità e la nostra cognizione del dolore e dell’orrore. Insomma, della storia.
Sento già l’obiezione – questa è filosofia, la realtà è altra cosa. Non credo. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha bocciato la normativa italiana (introdotta nel 2009 dall’allora Ministro dell’interno Maroni e dal Ministro della Giustizia Alfano) sul reato di clandestinità, in base a considerazioni (sulle modalità di espulsione previste) che rinviano precisamente al rispetto della dignità della persona del migrante. Dunque ha bocciato una legge sul fondamento ultimo di un valore (universale). Il 28 aprile 2014 il Parlamento ha conferito delega al Governo per la depenalizzazione del reato di clandestinità, entro 18 mesi dall’entrata in vigore della legge stessa. A termine scaduto, il Governo ha deciso di rinviare l’attuazione della legge, non perché Alfano è oggi Ministro dell’Interno, ma perché noi cittadini “non capiremmo”, poveretti. Dunque una norma vincolante è pacificamente violata dallo stesso proponente, in base a una zelante ancorché non richiesta difesa dei “nostri” valori. A proposito di imperio della legge. C’è un fatto che mostri meglio di questo che le buone leggi corrispondono a valori universali, e che tutto ciò che è incompatibile con questi diventa presto o tardi sfacciata – e impunita – contorsione logica, giuridica ed etica?”"
 



I CONFINI DELLA MISERICORDIA
Vito Mancuso - La Repubblica 23/01/2016
 
CONTRARIAMENTE a molte altre volte, il Papa non ha sorpreso nessuno con il discorso di ieri al Tribunale della Rota Romana, un testo del tutto secondo copione, il medesimo che non solo Benedetto XVI e Giovanni Paolo II ma anche tutti gli altri 263 Papi avrebbero potuto tenere.
FRANCESCO ha detto che «non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione », perché la famiglia tradizionale (cioè quella «fondata sul matrimonio indissolubile, unitivo e procreativo ») appartiene «al sogno di Dio e della sua Chiesa per la salvezza dell'umanità». Vi è quindi un modello canonico di famiglia, rispetto al quale tutte le altre forme di unione affettiva e permanente sono livelli più o meno intensi di quanto il Papa ha definito «uno stato oggettivo di errore». È per questo che solo la famiglia della dottrina ecclesiastica merita il nome di famiglia, mentre a tutte le altre spetta il termine meno intenso di «unione».
 
 
ISTITUITO IL REGISTRO DEL TESTAMENTO BIOLOGICO AD ALBENGA

COMUNICATO  STAMPA COMUNE DI ALBENGA
data:  venerdì 18 dicembre 2015

ALBENGA: Al via il Registro comunale del Testamento biologico “ La Giunta Comunale per rispondere ad una diffusa domanda sociale, rappresentata anche dall'Associazione Iniziativa Laica Ingauna, ha istituito "il Registro del Testamento biologico", al fine di riconoscere e tutelare la piena dignità delle persone e promuoverne il pubblico rispetto anche nella fase terminale della vita umana. “Con Delibera della Giunta Comunale del 17 dicembre 2015 – spiega il Sindaco Giorgio Cangiano - il Registro diventa attivo e operativo, dando ai cittadini residenti ad Albenga la possibilità di raccogliere e conservare le “Dichiarazioni anticipate di volontà”, dette anche “Testamento biologico”. Si tratta di documenti scritti contenenti le manifestazioni di volontà di coloro che intendono indicare in anticipo i trattamenti medici ai quali essere o non essere sottoposti nel caso in cui si trovassero in condizione d'incapacità, ferme restando comunque le valutazioni cliniche che dovrà effettuare il medico”. La persona che lo redige nomina un fiduciario che diviene, nel caso in cui la medesima diventi incapace, il soggetto chiamato a dare fedele esecuzione alla volontà della stessa per ciò che concerne le decisioni riguardanti i trattamenti sanitari da svolgere. "In assenza di una normativa nazionale – spiega il Vicesindaco Riccardo Tomatis - abbiamo ritenuto doveroso estendere il diritto di esprimersi sulla questione del fine vita a tutta la cittadinanza. Finora era un diritto riservato ad una ristretta cerchia di persone, che poteva ricorrere ad un servizio di uno studio notarile. Tengo a precisare che l’approvazione di questa Delibera non vincola il cittadino, è una scelta facoltativa e non definitiva, modificabile o revocabile in qualunque momento". Soddisfazione del prof. Corradi, presidente dell’Associazione Iniziativa laica Ingauna che afferma: “ l’approvazione della Delibera è una vittoria della Società civile e un significativo passo avanti verso quell’Italia laica ed europea fondata sulle libertà individuali e sul rispetto dei diritti fondamentali delle persone”. 


LE UNIONI CIVILI E IL GIOCO DELL’OCA
Chiara Saraceno - La Repubblica 15/01/2016
 
DOPO un’intervista di mons. Galantino, che di fatto ha definito la posizione della gerarchia cattolica sul progetto di legge sulle unioni dello stesso sesso, anche i parlamentari che si identificano come cattolici dentro il Pd sono usciti allo scoperto con un documento collettivo contro, non solo l’adozione del figlio del partner, ma ogni sospetto di somiglianza tra unioni civili e matrimonio. Bontà loro, si dichiarano a favore dei diritti individuali, come se questi non dovessero essere già garantiti dalle leggi vigenti. Ma si oppongono ai diritti delle coppie e scaturenti dalle relazioni di coppia.
Di più, dopo aver imposto modifiche al progetto di legge originale, proprio per accentuare le differenze con il matrimonio, ora dicono che, a seguito di quelle modifiche, il progetto di legge è pasticciato ed è meglio riscriverlo daccapo, rimandandone la discussione alle ennesime calende greche. Poco o nulla è cambiato rispetto a quando venne affossato il progetto di legge sui Dico, e con esso il governo Prodi, nonostante oggi anche chi si oppone al progetto di legge Cirinnà affermi che si deve fare qualcosa per le coppie dello stesso sesso.
 
 
 


ENGLARO: "LA PROPOSTA DI LEGGE È IL REGALO PIÙ GRANDE DI MIA FIGLIA ELUANA"
Anna Buttazzoni - Messaggero Veneto 15/01/2016
 
UDINE. Che il Parlamento debba affrontare la questione e varare una legge a Beppino Englaro è chiaro, da un quarto di secolo, il tempo che ha trascorso a far valere il diritto di sua figlia Eluana a decidere della sua vita.
E il Parlamento sembra pronto, perché a marzo la legge su fine vita e biotestamento approda alla Camera, per la prima volta.
Englaro non fa una piega, spera in una norma semplice, dice che lui non ha più bisogno di nulla per audeterminarsi, per decidere della sua vita, conscio che la legge sarà per i cittadini. Ma di un fatto è convinto. Se il Paese è arrivato a una svolta, beh, «un regalo più grande a tutti Eluana non poteva farlo», dice Englaro.
 
 


ASSOCIAZIONE LIBERA USCITA
 
C O M U N I C A T O   S T A M P A
Nell’apprendere che probabilmente a Marzo la Camera (Commissione Giustizia) affronterà la discussione sul testo di legge sull’Eutanasia,  LIBERA-USCITA, nata nel 2001 come Associazione per la Depenalizzazione dell’Eutanasia, non può che esprimere tutta la propria soddisfazione non nascondendo però alcune perplessità.
In tanti anni d’impegno e militanza per il Diritto di morire con Dignità, crediamo di aver compreso che prioritario sia il pieno riconoscimento giuridico dell’autodeterminazione terapeutica nel fine vita ( Welby, Englaro non sono casi di Eutanasia).
Nella precedente Legislatura il Parlamento discusse per ben tre anni per dare anche all’Italia non l’eutanasia (anticipazione del decesso con sostanza letale) ma semplicemente una Legge sul Testamento Biologico (autodeterminazione terapeutica anche nel fine vita) e riuscirono nell’incredibile risultato di giungere ad approvare un testo che, se fosse diventato Legge, ci avrebbe sottratto totalmente il Diritto all’autodeterminazione terapeutica, costringendoci per Legge al sondino di Stato! Come noto solo la fine anticipata della Legislatura pose la parola “fine” a quello scandalo.
Non possiamo che augurarci e augurare al Paese che i nostri politici riescano a fare ciò che ancora non si è riuscito a fare né in Inghilterra né in Germania né in Francia.
L’ultima cosa però di cui abbiamo bisogno è uno scontro, un dibattito tra posizioni inconciliabili che per l’ennesima volta porti a un niente di fatto.
Oggi in Italia si muore ancora troppo male. E’ urgente, per cominciare, una buona Legge che legalizzi il TESTAMENTO BIOLOGICO prevedendo che tutte le terapie, idratazione e alimentazione artificiale comprese, siano rinunciabili, che le nostre Direttive siano vincolanti per i medici e che sia possibile la sedazione palliativa terminale. Da ultimo, ma non meno importante per la Diffusione del TB, sarebbe la possibilità, come previsto dalla Legge Svizzera del 2013, di indicare nel proprio TB semplicemente il nome della persona di nostra fiducia che nominiamo nostro FIDUCIARIO affinché sia la nostra voce per quando noi non avremo più voce o saremo in uno stato di volontà debole.
Una simile Legge è indispensabile per subito così come lo è il potenziamento delle cure palliative domiciliari, giustamente inserite nei LEA (livelli essenziali d’assistenza) dall’ottima Legge 38/2010 di cui gli effetti positivi appaiono ancora in dose omeopatica.

La Presidente di Libera-Uscita
Maria Laura Cattinari
 


COLONIA: DONNE, UOMINI E PRIORITÀ
Monica Lanfranco - Il Fatto Quotidiano 07/01/2016
 
Da alcuni giorni non c’è conversazione nella quale sia assente la menzione dei fatti di Colonia. Ravviso un’inquietudine diffusa, tra le donne che conosco, e dentro di me: mi tornano in mente le pagine del libro, e del film, pochissimo visto e conosciuto, della pure celeberrima Margaret Atwood, Il racconto dell’ancella, nel quale si descrive un mondo sempre più violento che decide che i diritti delle donne sono da sacrificare in nome del controllo sociale e dell’ordine.
Le aggressioni, avvenute nei pressi della stazione centrale, (emergono ora casi analoghi anche in altre città tedesche) sono state organizzate in modo preciso, come emerge dalle testimonianze delle vittime, da parte di gruppi di giovani uomini, sembra nordafricani, che hanno circondato, intimidito e fatto violenza alle donne scelte come bersaglio, in modo ripetuto e per molte ore. I numeri sono impressionanti: un migliaio gli aggressori, decine le vittime, forse alcune non denunceranno mai per la vergogna, la paura e lo choc.
 
 


GIUBILEO CATTO-LUTERANO
Lorenzo Tomasin - Il Sole 24 ore 10/01/2016

La parola giubileo, di origine ebraica, in alcune lingue europee significa «anniversario», «ricorrenza calendariale». In tedesco, ad esempio, tale è oggi il significato comune di Jubiläum: e nella terra Martin Lutero – ma anche in quelle di Calvino, Farel, Beda e Knox, i riformatori effigiati su un famoso muro di Ginevra – un giubileo s’attende per il 2017. È il cinquecentesimo anniversario della pubblicazione delle 95 tesi di Lutero. La suggestiva quasi-coincidenza del giubileo della Riforma e del giubileo proclamato, con un anno d’anticipo su quello, dalla chiesa di Roma, è stata notata in terra protestante, dove qualcuno ha persino temuto che l’uno rischi di (o addirittura miri a) mettere in ombra l’altro.

 


INTERFERENZE VATICANE
Enzo Marzo - Critica liberale 20/10/2015

Dopo la “fetenzia” della riforma costituzionale si apre il balletto sulle unioni civili. E la trama sempiterna che sottosta alla politica italiana emerge più chiaramente quando le circostanze lo consigliano. L’interferenza del Vaticano non ha mai avuto soste, ma ora è ancor più sfacciata. Fino al ridicolo. Quando il cardinale preposto appunto a Roma arriva a compiere l’ennesimo attacco (per carità, giusto ma è la fonte ad essere sbagliata) e nello stesso tempo avvisa che questa sua interferenza sarà l’ultima perché da questo momento la Chiesa tornerà ad essere neutrale, non si accorge di sprofondare nel grottesco. Si imita, ma seriamente, lo scherzo del salumiere che appende alla cassa l’avviso: “oggi no, ma domani si farà credito”. Anche perché intanto l’”Osservatore romano”, disobbedendo al cardinale ,  continua nella sua interferenza quotidiana e la Cei partecipa ai lavori parlamentari come se fosse un vero e proprio partito. - See more at: http://www.criticaliberale.it/news/234595#sthash.42LknQrJ.dpuf
 
 


GENDER L'INGANNO PERFETTO
Melania Mazzucco - La Repubblica 20/10/2015
 
La parola gender divide. Ci sono parole che a forza di essere brandite come manganelli, innalzate come bandiere, finiscono per diventare esse stesse strumenti di aggressione, contundenti, perfino urticanti. Come molte parole straniere, fagocitate da una lingua altra che le assimila senza comprenderle e le utilizza senza spiegarle, esalano un'aura di autorevolezza e insieme di mistero, che ne giustifica l'uso improprio. Oggi può capitare che durante una pubblica discussione sulla scuola un genitore
zittisca un docente agitando un foglio su cui c'è scritto "no gender". Come alle manifestazioni in cui nobilmente si protesta contro le piaghe che minacciano l'umanità: no alla guerra, alla pena di morte, al razzismo. La perentorietà del rifiuto di qualcosa che non si saprebbe (né si intende) definire impedisce l'avvio di qualunque dialogo. Ma di che cosa stiamo parlando?
 
 

ORA DI RELIGIONE
L’amaca di Michele Serra - La Repubblica 21/10/2015

“”Quando andavo a scuola gli esonerati dall’ora di religione erano pochissimi, quasi solo ragazzi ebrei o di famiglia comunista, mosche bianche che quando uscivano dall’aula era impossibile non notare. Molti decenni dopo capita, specie nel Nord e nelle grandi città, che in stretta minoranza siano gli studenti non esonerati (vedi l’articolo di Tiziana De Giorgio, “Repubblica” di ieri). Insegnanti nominati dalla Curia e pagati dallo Stato si ritrovano davanti a banchi vuoti, con sparuti drappelli ad ascoltarli. Sembrerebbe dunque capovolta l’aura minoritaria (e sottilmente discriminante) un tempo a carico degli esonerati, e adesso dei cattolici. In entrambi i casi risalta la radicale inopportunità di un’ora di scuola pubblica appaltata a una confessione religiosa. Una materia che — in sé, e qualunque sia il livello di apertura mentale del docente — crea dei separati in classe, è una materia “sbagliata”, fuori contesto e fuori tempo. Di cultura cristiana grondano, e per forza, l’intera nostra storia, arte, letteratura: e quella è materia di tutti e per tutti, credenti e non. Possibile che la Chiesa romana sia così debolmente convinta del proprio prestigio sociale e culturale da ritenere di dover mantenere un piede nella scuola pubblica? È una presenza costosa (per i conti pubblici) e controproducente: quanto sono considerate utili, anche dai non cattolici, le parrocchie e l’autonoma presenza della Chiesa nel territorio, così è mal sopportata la confusione tra Stato e Chiesa che l’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche incarna. Retaggio del passato che non passa mai.”"



CITTADINI SI NASCE O SI DIVENTA?
Nadia Urbinati - La Repubblica 15/10/2015
 
CITTADINI si nasce o si diventa. Facile a dirsi, difficile a farsi. Non foss'altro perché, quando si tratta di decidere sull'appartenenza al corpo politico, sul potere di cittadinanza, verbi come "nascere" e "diventare" sono oggetto di interpretazioni discordanti e difficilmente riducibili a formule semplici.
La legge appena approvata alla Camera sul riconoscimento di cittadinanza a residenti non italiani, importante sotto molti aspetti e benvenuta, ne è un esempio. Essa stabilisce che acquisisce la cittadinanza italiana chi è nato nel territorio della repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno sia in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo.
 
 


L'ORA DI RELIGIONE IN AULE SEMIVUOTE: "MA È VIETATO UNIRE LE CLASSI"
Tiziana De Giorgio - La Repubblica.it 12/10/2015
 
Da Nord a Sud aumenta il numero degli studenti che rifiutano l’insegnamento confessionale. Così, per evitare sprechi, i presidi chiedono di accorpare quelli che invece lo seguono. “Sarebbe discriminatorio”, sostiene però la Chiesa cattolica forte dell’accordo con lo Stato italiano
 
 


CONSEGNA DELLE FIRME PER L’INSERIMENTO DEL TESTAMENTO BIOLOGICO NELLA CARD SANITARIA (BOLOGNA, 21 OTTOBRE 2015)
LucidaMente - 18/10/2015
 
Conferenza stampa presso la sala stampa del Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna, convocata dalle associazioni promotrici della petizione popolare per permettere ai cittadini della regione di registrare elettronicamente le proprie dichiarazioni anticipate di volontà
 
 


“DEPENALIZZARE L’EUTANASIA”: ASSE BIPARTISAN IN PARLAMENTO
Ilario Lombardo - La Stampa 16/10/2015
 
Max Fanelli l'ha scritta con gli occhi, l'unica parte del corpo che è ancora capace di muovere: ha scritto una lettera alla politica, allo Stato, per annunciare l'interruzione delle cure per la Sla. Max, da Senigallia, ha 55 anni e da due convive con la fase più terribile della malattia: a dicembre ha lanciato il primo appello per chiedere l'immediata calendarizzazione della legge sull'eutanasia di iniziativa popolare depositata alla Camera dall'Associazione Luca Coscioni nel settembre 2013. In questi mesi, nonostante sia nato un movimento, «#iostoconmax» con tanto di testimonial, nonostante la presidente della Camera Laura Boldrini e l'ex Capo dello Stato Giorgio Napolitano abbiano sollecitato una risposta del Parlamento, non è successo nulla. E così Max ha deciso: «Caro Stato, se non mi dai la libertà e la dignità tieniti pure le medicine per la Sla». Questa è la chiusa della sua lettera, pubblicata cinque giorni fa con tutta la fatica di chi può scrivere, solo grazie a una particolare macchina, tre righe ogni due ore.
Una prima risposta è arrivata da Boldrini che gli ha chiesto di riprendere le cure, poi ieri dagli oltre 160 parlamentari che compongono l'intergruppo "Eutanasia e testamento biologico" che al testo di iniziativa popolare ha affiancato altre due proposte di legge su fine vita e testamento biologico di Sel. «Noi non pensiamo che l'esito del provvedimento sia scontato - spiega il capogruppo dei vendoliani Arturo Scotto -. Ma è importante che il Parlamento non rimanga insensibile alla richiesta di tanti malati». È lo stesso augurio che si fa dal governo il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni, promotrice dell'intergruppo per il Pd, assieme ad altri colleghi di partito: «Si tratta della difesa del principio di autodeterminazione sulla propria vita: un principio che uno stato laico deve difendere se vuole essere uno stato veramente civile».
La legge ha una struttura molto semplice: prevede la depenalizzazione dell'eutanasia, se una persona maggiorenne, malata terminale, e aspettativa di vita molto ridotta, chiede di morire. Solo in questi casi, ben circoscritti, non si applicherebbe più la pena al medico. Il riconoscimento legale del diritto al rifiuto dell'accanimento terapeutico e del diritto all'eutanasia, sono temi che spesso vivono nell'ombra del dibattito pubblico. Emergono solo con la forza della cronaca, come è stato per il caso di Eluana Englaro e prima ancora di Piergiorgio Welby. Quando gli staccarono il respiratore, nel 2006, al suo capezzale, accanto alla moglie Mina e al leader radicale Marco Pannella, c'era anche Marco Cappato, oggi tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni: «Non pretendiamo che la nostra legge venga approvata - spiega -. Ma i politici almeno ascoltino l'opinione pubblica italiana sempre più favorevole all'eutanasia». Il 59 per cento secondo l'Eurispes, il 60 secondo uno studio dell'Economist. Attualmente, a consentire una qualche forma di eutanasia sono pochi Paesi europei, la Colombia e cinque stati Usa. In Italia, morire con l'aiuto di un medico, a certe condizioni, non si può. È un reato, assimilabile all'omicidio di consenziente o all'istigazione al suicidio, con pene che possono arrivare anche a 16 anni. «Ma qualcosa sta cambiando - dice Cappato -. Le malattie neurogenerative stanno trasformando la morte in un processo più lungo, della durata di anni, una prospettiva di fronte alla quale tante persone vogliono esercitare la propria libertà».




Gaetano Azzariti, Lorenza Carlassarre, Gianni Ferrara, Alessandro Pace, Stefano Rodotà, Massimo Villone
Il Mannifesto - 13/10/2015
 
La pro­po­sta di legge costi­tu­zio­nale che il senato voterà oggi dis­solve l’identità della Repub­blica nata dalla Resi­stenza. È inac­cet­ta­bile per il metodo e i con­te­nuti; lo è ancor di più in rap­porto alla legge elet­to­rale già approvata.
Nel metodo: è costruita per la soprav­vi­venza di un governo e di una mag­gio­ranza privi di qual­siasi legit­ti­ma­zione sostan­ziale dopo la sen­tenza con la quale la Corte costi­tu­zio­nale ha dichia­rato l’illegittimità del «Por­cel­lum». Mol­te­plici for­za­ture di prassi e rego­la­menti hanno deter­mi­nato in par­la­mento spac­ca­ture insa­na­bili tra le forze poli­ti­che, giun­gendo ora al voto finale con una mag­gio­ranza rac­co­gli­tic­cia e occa­sio­nale, che nem­meno esi­ste­rebbe senza il pre­mio di mag­gio­ranza dichia­rato illegittimo.
Nei con­te­nuti: la can­cel­la­zione della ele­zione diretta dei sena­tori, la dra­stica ridu­zione dei com­po­nenti — lasciando immu­tato il numero dei depu­tati — la com­po­si­zione fon­data su per­sone sele­zio­nate per la tito­la­rità di un diverso man­dato (e tratta da un ceto poli­tico di cui l’esperienza dimo­stra la pre­va­lente bassa qua­lità) col­pi­scono irri­me­dia­bil­mente il prin­ci­pio della rap­pre­sen­tanza poli­tica e gli equi­li­bri del sistema istituzionale.
Non basta l’argomento del taglio dei costi, che più e meglio poteva per­se­guirsi con scelte diverse. Né basta l’intento dichia­rato di costruire una più effi­ciente Repub­blica delle auto­no­mie, smen­tito dal com­plesso e far­ra­gi­noso pro­ce­di­mento legi­sla­tivo, e da un rap­porto stato-Regioni che solo in pic­cola parte rea­lizza obiet­tivi di razio­na­liz­za­zione e sem­pli­fi­ca­zione, deter­mi­nando per con­tro rischi di neo-centralismo.
Il vero obiet­tivo della riforma è lo spo­sta­mento dell’asse isti­tu­zio­nale a favore dell’esecutivo. Una prova si trae dalla intro­du­zione in Costi­tu­zione di un governo domi­nus dell’agenda dei lavori parlamentari.
Ma ne è soprat­tutto prova la siner­gia con la legge elet­to­rale «Ita­li­cum», che aggiunge all’azzeramento della rap­pre­sen­ta­ti­vità del senato l’indebolimento radi­cale della rap­pre­sen­ta­ti­vità della camera dei deputati.
Bal­lot­tag­gio, pre­mio di mag­gio­ranza alla sin­gola lista, soglie di accesso, voto bloc­cato sui capi­li­sta con­se­gnano la camera nelle mani del lea­der del par­tito vin­cente — anche con pochi voti — nella com­pe­ti­zione elet­to­rale, secondo il modello dell’uomo solo al comando.
Ne ven­gono effetti col­la­te­rali nega­tivi anche per il sistema di checks and balan­ces. Ne risente infatti l’elezione del Capo dello Stato, dei com­po­nenti della Corte costi­tu­zio­nale, del Csm. E ne esce inde­bo­lita la stessa rigi­dità della Costituzione.
La fun­zione di revi­sione rimane bica­me­rale, ma i numeri neces­sari sono alla Camera arti­fi­cial­mente garan­titi alla mag­gio­ranza di governo, men­tre in senato tro­viamo mem­bri privi di qual­siasi legit­ti­ma­zione sostan­ziale a par­te­ci­pare alla deli­ca­tis­sima fun­zione di modi­fi­care la Carta fondamentale.
L’incontro delle forze poli­ti­che anti­fa­sci­ste in Assem­blea costi­tuente trovò fon­da­mento nella con­di­vi­sione di essen­ziali obiet­tivi di egua­glianza e giu­sti­zia sociale, di tutela di libertà e diritti. Sul pro­getto poli­tico fu costruita un’architettura isti­tu­zio­nale fon­data sulla par­te­ci­pa­zione demo­cra­tica, sulla rap­pre­sen­tanza poli­tica, sull’equilibrio tra i poteri.
Il dise­gno di legge Renzi-Boschi stra­volge radi­cal­mente l’impianto della Costi­tu­zione del 1948, ed è volto ad affron­tare un momento sto­rico dif­fi­cile e una pesante crisi eco­no­mica con­cen­trando il potere sull’esecutivo, ridu­cendo la par­te­ci­pa­zione demo­cra­tica, met­tendo il bava­glio al dissenso.
Non basta certo in senso con­tra­rio l’argomento che la pro­po­sta riguarda solo i pro­fili orga­niz­za­tivi. L’impatto sulla sovra­nità popo­lare, sulla rap­pre­sen­tanza, sulla par­te­ci­pa­zione demo­cra­tica, sul diritto di voto è indiscutibile.
Più in gene­rale, l’assetto isti­tu­zio­nale è deci­sivo per l’attuazione dei diritti e delle libertà di cui alla prima parte, come è stato reso evi­dente dalla scia­gu­rata riforma dell’articolo 81 della Costituzione.
Biso­gna dun­que bat­tersi con­tro que­sta modi­fica della Costi­tu­zione. Facendo man­care il voto favo­re­vole della mag­gio­ranza asso­luta dei com­po­nenti in seconda deli­be­ra­zione. E poi con una bat­ta­glia refe­ren­da­ria come quella che fece cadere nel 2006, con il voto del popolo ita­liano, la riforma — pari­menti stra­vol­gente — appro­vata dal centrodestra.



LA TONACA E IL PARLAMENTO
Nadia Urbinati - La repubblica 07/10/2015
 
LA RIUNIONE del Sinodo segue al viaggio del Papa a Cuba e negli Stati Uniti. Un viaggio nel quale il tema del Sinodo — la famiglia e il matrimonio — è stato al centro tanto delle sue omelie e dei suoi discorsi pubblici quanto dell'opinione che lo ha interpellato — sulla sessualità e la pedofilia nella Chiesa, sul matrimionio di coppie dello stesso sesso, sul ruolo dei divorziati. Tante attese per il Sinodo sono dunque giustificate dalla forte presenza del Papa sulla scena dell'opinione pubblica mondiale. È comprensibile dunque che ci sia attenzione per le risoluzioni del Sinodo e speranza che esse non siano indifferenti all'opinione del mondo. Il comunicato rilasciato all'apertura dei lavori mostra preoccupazione per questo rapporto di reciproca influenza quando osserva che su questi temi, sul matrimonio e la famiglia, «è del tutto inaccettabile che i Pastori della Chiesa subiscano pressioni».
 
 


LE ARMI SPUNTATE CONTRO LE UNIONI CIVILI
Chiara Saraceno - La repubblica 09/10/2015
 
IL RICORSO all'utero in affitto è l'aspetto più controverso e più carico di problemi morali, sociali ed anche legali delle possibilità offerte dalle tecniche di riproduzione assistita. Interroga non tanto sulle capacità genitoriali dei committenti aspiranti genitori, quanto sui rapporti di potere in cui avviene (difficile che una donna senza problemi economici e con buone opportunità di vita presti il proprio corpo e tempo a produrre figli per altri) e sulla possibile mercificazione dei bambini. È proibito nella maggioranza dei Paesi dell'Unione europea, inclusi quelli che riconoscono il matrimonio tra persone dello stesso sesso. È consentito invece in altri Paesi, tra i quali alcuni dell'Est europeo, negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, sia alle coppie — dello stesso sesso o di sesso diverso — sia ai singoli.
 
 


IL PAPA A LUCI E OMBRE
Carlo Troilo - Newsletter quindicinale su temi bioetici e diritti civili - Numero 87 - 1 ottobre 2015

Il Papa a luci e ombre. Negli USA chiede al Congresso di abolire la pena di morte e si indigna per i preti pedofili (“Dio piange”), allo stesso tempo si congratula con la funzionaria contro le nozze gay. Il Vaticano celebra funerali solenni per il cardinale condannato per pedofilia. Bergoglio sconfessa Marino che “si professa cattolico”, mentre in realtà è favorevole alle nozze gay. Mentre gli ultrà clericali bloccano le unioni civili (complici i timori di Renzi che le rinvia al 2016), il Cardinale Scola accetta le coppie gay “solo se hanno un rapporto di castità”. La povertà secondo l’ONU è in calo nel mondo (ma c’è chi ci spiega il trucco), in Italia il governo dice che non ci sono le risorse per assicurare ai 4,1 milioni di persone che vivono in assoluta povertà il “reddito di inserimento sociale”. Forse un pò di soldi li troverà il prefetto Gabrielli, che pensa di riaprire “le tanto vituperate case chiuse”.
 
 


SUICIDIO ASSISTITO È LEGGE IN CALIFORNIA. IL GOVERNATORE CATTOLICO DICE SÌ
R.it Esteri - 05/10/2015
 
Jerry Brown, che è anche ex seminarista, ha firmato per legalizzare la pratica per i malati terminali: "Per loro un conforto sapere di avere anche questa opzione". Una spinta alla legge arrivò dal caso della giovane Brittany Maynard,che prima di scegliere di morire in Oregon rese pubblica la propria battaglia per il fine vita
 
 


PASTORE DELLA CHIESA CATTOLICA O CAPO DI STATO?
Lidia Menapace - Italia laica 26/09/2015
                
A me non pare dubbio che Francesco nel viaggio in Usa, sia stato ricevuto e abbia parlato alle camere riunite come capo di stato. Il cerimoniale, (che in questi casi fa testo) così lo ha ricevuto e Francesco, comunque  un po' meno disinvolto del solito, ha accettato il gioco (sicuramente concordato durante  il lavoro diplomatico di preparazione della sua visita) . Se si pensa che gli Usa sono già in campagna elettorale per la nuova presidenza, la cosa é ancora  più lampante e imbarazzante.
Già nel nostro paese Francesco é citato di norma nella cronaca politica come uno dei più importanti interlocutori. E richiesto  di giustificare il suo "comunismo", invece di rinviare gli interroganti a studiare Marx e ad uscire dalla loro "cultura" intrisa di quello che un tempo si chiamava "anticomunismo viscerale", dichiara di riferirsi alla "dottrina sociale della Chiesa".
 
 


GENDER, TRA BUFALE E FALSE CREDENZE: COSÌ VIENE CREATO IL PREGIUDIZIO
Maria Novella De Luca - R.it Cronaca 01/10/2015
 
I LIBRI all’indice a Venezia e la campagna contro le unioni civili. Le “scuole di Dio” di Staggia Senese e i manifesti che minacciano la “compravendita dei bambini” nelle strade di Roma. La famiglia naturale contro “l’omosessualismo”, i comuni della Lega che in Lombardia si proclamano de-genderizzati e gli appelli su WhatsApp delle mamme di Brindisi per difendersi dal “genter” pronunciato con la T al posto della D... Le delegazioni di genitori che chiedono ai dirigenti scolastici di proteggere i loro figli dalla “contaminazione” gay, i filmati dei gruppi pro-life che annunciano un’apocalisse dei costumi, l’assessore veneto alle Pari opportunità Elena Donazzan che si scaglia contro i libretti delle giustificazioni perché, ormai da anni, non c’è più la parola mamma o papà.

 


RESPONSABILITÀ E METODO PERCHÉ È INDISPENSABILE DIFENDERE LA BUONA SCIENZA
Elena Cattaneo - La Repubblica 26/09/2015

Cattivi Scienziati. Un titolo, nella sua sinteticità, può trarre in inganno. Questo libro di Enrico Bucci non parla di Scienziati e di Scienza, ma è una manifestazione dell'amore per la Scienza. Una "dichiarazione per assurdo", perché fatta non esaltando la bellezza di fare Scienza, ma raccontando esempi di cattive condotte e quindi di ciò che non può essere considerato Scienza. Leggiamo questo libro come un utile e necessario richiamo alla responsabilità sociale della comunità scientifica e alla "tolleranza zero" verso chiunque manipoli i fatti sperimentali per ottenerne benefici personali.
Gli scienziati non possono esimersi dal mettersi in gioco e dal partecipare alla costruzione della società portando la loro voce in ogni dibattito pubblico affinché i fatti documentati e controllabili possano essere esaminati e costituiscano le fondamenta su cui costruire decisioni legislative giuste e nell'interesse pubblico.
 
 


"LA FAMIGLIA È IN PERICOLO" IL MANIFESTO PER IL SINODO DEI CARDINALI CONSERVATORI
Paolo Rodari - La Repubblica 27/09/2015

Alla «fase di disfacimento che non ha eguali nella storia» nella quale sono entrati nel mondo occidentale «il concetto di matrimonio come anche l'istituzione della famiglia», undici cardinali rispondono con un libro, le cui bozze sono state lette da Repubblica , appositamente scritto in vista dell'imminente Sinodo. "Matrimonio e famiglia. Prospettive pastorali di undici cardinali" (Cantagalli) è il titolo di un lavoro che, nella sua tesi, risponde alle due relazioni con cui il cardinale Walter Kasper aprì nel 2014 alla comunione ai divorziati risposati. Non possumus è, nella sostanza, la risposta che Caffarra, Cleemis, Cordes, Duka, Eijk, Meisner, Onaiyekan, Rouco Varela, Ruini, Sarah e Urosa Savino mettono in pagina. «Ma - tiene a precisare Winfried Aymans, curatore del libro - il volume non è contro Francesco né contro Kasper e le posizioni di quest'ultimo più aperte. Piuttosto, in scia al Papa che ha incoraggiato la libera discussione su tali tematiche in seno alla Chiesa, ha lo scopo di offrire un contributo per un confronto che nell'aula sinodale avrà il suo momento clou. Il Sinodo, infatti, non è un Parlamento dove fazioni contrapposte combattono la propria battaglia, ma è un luogo di comunione nel quale ogni sensibilità ha diritto di esistenza».
 
 


"SÌ A EUTANASIA E BIOTESTAMENTO" IL FRONTE BIPARTISAN PER VOTARE LA LEGGE
Caterina Pasolini - La Repubblica 16/09/2015

«Sì ad una legge su testamento biologico ed eutanasia». Stanchi di silenzi e rinvii, di ddl che giacciono impolverati e indiscussi da anni, oggi si ritroveranno in Parlamento al di là dei partiti di riferimento e delle storie personali. Sono una settantina di deputati e senatori bipartisan, dai sottosegretari Borletti Buitoni (Pd) e Scalfarotto ( Pd) all'ex sindaco di Milano Albertini (Ndc), dalla forzista Giammanco al cinque stelle Morra passando per il leghista Centinaio. Obiettivo: stabilire una data perché in Parlamento «si discuta una buona volta del diritto di scelta di ognuno sulla propria esistenza, che comprende anche la fine della vita».
A lanciare l'idea del summit tra partiti, Marco Cappato dell'associazione Coscioni che due anni fa aveva raccolto 100mila firme a sostegno di un disegno di legge su testamento ed eutanasia, arrivato in Parlamento e mai discusso. Come altri ddl. Proprio per questo ieri altri 40 deputati e senatori del Pd hanno chiesto che si affronti la questione. Ricordando le parole che Napolitano scrisse a Piergiorgio Welby che chiedeva gli fosse staccato il respiratore.
 
 


PRIMO VIA LIBERA ALLO "IUS SOLI"
Vladimiro Polchi - La Repubblica 24/09/2015

Primo via libera alla riforma della cittadinanza. Si sblocca l'impasse in commissione Affari costituzionali della Camera sul cosiddetto "ius soli soft", grazie a un accordo tra la maggioranza. Impantanata da tempo in Parlamento e bersagliata da centinaia di emendamenti, la nuova cittadinanza fa dunque un passo avanti. Chi nasce in Italia sarà italiano? Dipende. Due emendamenti, presentati da Scelta civica e Ncd, pongono infatti nuovi vincoli: obbligo della frequenza di un ciclo scolastico e genitori con permesso di soggiorno di lunga durata.
La platea potenziale dei beneficiari della riforma è enorme: i minorenni stranieri oggi in Italia sono oltre 1 milione e ben 925.569 hanno una cittadinanza non comunitaria. Ma le nuove norme pongono limiti che rischiano di restringere il numero di bambini che potranno "vincere" un passaporto italiano. Il testo unificato mette infatti assieme i principi dello "ius soli temperato" e dello "ius culturae". Cosa ne esce?
 
 


LO SCARICABARILE E LA RESPONSABILITÀ
Chiara Saraceno - La Repubblica 10/08/2015
 
SFIDE tanto necessarie per diventare adulti, quanto talvolta rischiose e sproporzionate, tanto più quando non se ne ha pienamente il controllo. Questo fenomeno antico si è per così dire acuito e dilatato con l'ampliarsi della fase della giovinezza ed allo stesso tempo dei luoghi, dei consumi e delle esperienze riservate più o meno esplicitamente a chi si trova in quella fascia di età, al di fuori della sfera di controllo di genitori, insegnanti, educatori. Non c'è genitore responsabile che non ne sia consapevole e, nonostante tutta l'attenzione e la cura che può aver dedicato nell'educare un figlio o una figlia, non attraversi con preoccupazione questa fase, sperando di aver fornito strumenti sufficienti, ma sapendo di non essere onnipotente e onnisciente, diviso tra il desiderio di proteggere e quello di dar fiducia e lasciare andare. Perché non si può pensare di proteggere i propri figli dai rischi vietando le gite scolastiche o chiudendo le discoteche o impedendo loro di uscire in compagnia o di usare lo smartphone. Si può, si deve, educarli alla responsabilità verso sé e verso gli altri, a riconoscere comportamenti rischiosi o stupidi, sperando che basti.
 
 
 
 


LA PENSIONE DIMENTICA IL DOPPIO LAVORO DELLE DONNE
Chiara Saraceno - La Repubblica 12/08/2015
 
LA PROPOSTA del presidente dell'Inps, Tito Boeri, di reintrodurre flessibilità nell'età alla pensione, ora presa in considerazione dal governo, va accolta con favore. Restituisce gradi di libertà nella scelta di vita delle persone su come bilanciare reddito e disponibilità di tempo e, a differenza delle vecchie pensioni di anzianità, non mette totalmente a carico della collettività il costo dell'aumento degli anni in cui si fruisce della pensione scegliendo di andarci prima. Ai fini dell'equità, tuttavia, manca un tassello importante: il riconoscimento, a fini di contributi figurativi, del lavoro di cura prestato in modo gratuito nei confronti di figli piccoli, di famigliari disabili, di anziani fragili o non autosufficienti. Riguarda nella stragrande maggioranza dei casi le donne (anche se non tutte). Ma può riguardare anche uomini. Se ne è dibattuto già ai tempi della discussione sull'innalzamento dell'età pensionabile per le donne, quando al suo posto venne promesso solennemente di investire i risparmi che sarebbero derivati da tale innalzamento in servizi alla persona e misure di conciliazione lavoro-famiglia. Come è noto, alla fine non se ne fece nulla (e i servizi vennero ridotti o il loro costo aumentato).
 
 


UNIONI CIVILI, IL DDL CIRINNÀ SLITTA A SETTEMBRE
NUOVA SCONFITTA SUI DIRITTI PER MATTEO RENZI
Simone Alliva - L'Espresso 05/08/2015

Il premier aveva promesso una legge sulle unioni omosessuali entro l'estate, spostandola poi entro il 15 ottobre. Ma l'ultimo rinvio renderà difficile rispettare anche questa data e si spera ora di chiudere entro l'anno. Intanto il centrodestra e il mondo cattolico gongolano
 
 


PALAZZO, TUTTO IL PEGGIO DELLA SETTIMANA
L'Espresso

Carlo Giovanardi
Senatore Ap-Ncd

“Diritti gay? Non voglio che l'Italia ritorni alle barbarie”
31-lug-15



UNA CAMPAGNA SULLA FECONDAZIONE PER RICORDARCI LA GENEROSITÀ
Michela Marzano - La Repubblica 09/08/2015
 
TURISMO procreativo? Si pensava che non ce ne sarebbe stato più bisogno dopo la decisione della Corte costituzionale che, il 9 aprile 2014, ha definitivamente cancellato il divieto di inseminazione eterologa. E invece niente. Invece, ci risiamo. Non più perché la legge proibisce l'accesso a questa tecnica riproduttiva bensì perché — ora che finalmente si può, e che il ministero ha anche definito in maniera dettagliata le Linee Guida da seguire nei centri e negli ospedali pubblici — mancano le donazioni di gameti, soprattutto quelle di ovociti. Al punto che il ministro della Sanità Beatrice Lorenzin, dopo che negli ultimi mesi, e in numerose regioni, gli ospedali avevano cominciato a importare gameti dall'estero, si è vista costretto ad annunciare l'avvio di una grande campagna di promozione.
 
 


È ORA DI LEGALIZZARE LE DROGHE
Roberto Saviano - L'Espresso 31/07/2015
 
Come spiegare a un adolescente cosa sia la droga e come farne uso? Lasciare che la questione venga affrontata tra le mura domestiche o iniziare un dibattito politico che poi diventi dibattito pubblico e che giocoforza coinvolga tutti, chi ci rappresenta, organi di stampa e noi?
 
 


LA CASSAZIONE E L'INGANNO DELLA SCUOLE "PARITARIE"
Maria Mantello - MicroMega 02/08/2015
 
Non bastano immagini sacre e cappelle annesse... e neppure possono sentirsi scudate dal paravento linguistico di scuole “paritarie”. Si tratta infatti di enti privati che erogano ai propri clienti – studenti un servizio a pagamento. Quindi, è un’attività commerciale e l’imposta sugli immobili la devono pagare. Questa la retta interpretazione dell’articolo 7, comma 1, lettera i, del decreto legislativo n. 504 del 1992, che indica tra gli esentati dall’imposta immobiliare  “i fabbricati destinati esclusivamente all'esercizio  del  culto”.
 
 



OTTO PER MILLE: RENZI DIMENTICA DI ASSEGNARE I SOLDI DESTINATI ALLO STATO
Anna Morgantini - Il Fatto quotidiano 28/07/2015
 
L'ultima ripartizione è quella fatta da Letta per i fondi 2009. Ma non è la prima volta che il governo si dimentica di assegnare l'Irpef devoluta dai cittadini alla diretta gestione statale per «scopi di interesse sociale o di carattere umanitario». In passato destinata da Berlusconi persino a scopi bellici e comunque non previsti dalla legge. Ora si parla di una riforma molto temuta dal Vaticano. In arrivo con la Legge di stabilità?
 
 
 


IMU, SCUOLE CONFESSIONALI ESENTASSE? CONTRO LA COSTITUZIONE E IL BUON SENSO
Dario Predonzan - Cronache laiche 29/07/2015
 
Dopo le reazioni inviperite alla sentenza della Corte di Cassazione sull'obbligo anche per gli istituti scolastici parificati (per lo più confessionali e in grandissima maggioranza cattolici) di pagare l'IMU, merita ricordare alcuni fatti.
 
 


LE TASSE E LA SINISTRA
Nadia Urbinati - La Repubblica 23/07/2015
 
SI DICEVA anni fa, "non lasciamo la patria alla destra". La competizione tra destra e sinistra riguardava allora la visione di comunità politica. In quel caso, la sinistra democratica sviluppò, grazie anche alla lungimiranza di intellettuali visionari come Jürgen Habarmas, l'idea di "patriottismo costituzionale". La patria non era una comunità identitaria che escludeva e discriminava, ma una comunità politica di condivisione di diritti eguali e di dignità. Si trattò di una grande competizione, che liberò la sinistra dalle maglie strette della classe e la legittimò a governare la società liberale. Oggi lo stesso discorso sembra doversi fare sulla questione delle tasse. Si dice, "non lasciamo la battaglia per meno tasse alla destra". Ovviamente la destra della lotta alle tasse non è quella comunitaria che voleva monopolizzare la patria. È invece quella che mette al centro l'individuo in funzione anti-sociale. Competere con una destra iper-liberale non è lo stesso che competere con una destra comunitaria e nazionalista.
 
 


IL TRENO GIUDIZIARIO DEI DIRITTI
Michele Ainis - Corriere della sera 25/07/2015
 
Sul divorzio breve l’ha spuntata: dal maggio scorso è legge. Anche se i primi a usarla sono stati Civati e Fassina, rompendo il matrimonio col Pd. Viceversa sugli altri temi etici Renzi arranca, temporeggia, svicola. Il suo governo corre come un treno, ma sul binario dei diritti la locomotiva è ferma in galleria. Tuttavia i passeggeri non rimangono appiedati, perché montano a bordo di un treno giudiziario.
 
 


MA L'IMMIGRAZIONE NON È UN'EMERGENZA
Chiara Saraceno - La repubblica 19/07/2015
 
C'È sicuramente razzismo nelle proteste degli abitanti dei quartieri di Treviso e Roma che si sono visti arrivare tra le proprie case, da un giorno all'altro, decine di immigrati, spesso alloggiati in condizioni di degrado (a Treviso mancava persino l'acqua e l'elettricità). Ma ci sono anche i mestatori politici che non aspettano altro per soffiare sul fuoco dell'insofferenza e della paura. Ed è inaccettabile che si impedisca persino, come è avvenuto a Treviso, la distribuzione del cibo a chi è arrivato senza nulla. Ma c'è soprattutto la reazione di chi sente le condizioni della propria vita quotidiana minacciate da un terremoto sociale improvviso, da decisioni di cui si sente ed è vittima, senza essere stato consultato e tanto meno preparato.
 
 


MULTICULTURALISMO O DIRITTI UNIVERSALI?
Cinzia Sciuto intervista Peter Chneider - Micromega 22/07/2015
 
Nella discussione sulle nostre società che diventano sempre più multiculturali molto spesso la sinistra è colta in imbarazzo: per non essere accusata di razzismo, sposa un ingenuo multiculturalismo che - in nome del rispetto della culture altrui - finisce per accettare pratiche decisamente reazionarie, patriarcali, conservatrici che nulla hanno a che fare con l'emancipazione degli individui, unico faro che la sinistra dovrebbe avere. Di tutto questo ho parlato con Peter Schneider in una conversazione dalla quale è stato tratto questo testo, uscito sul numero 4/2015 di MicroMega.
 
 

"ACCOGLIAMOLI MA NON A CASA MIA". L'ITALIA A DUE FACCE CON GLI IMMIGRATI
Ilvo Diamanti - La Repubblica 18/07/2015
 
VIVIAMO tempi inquieti. Sul crinale tra ferocia e paura. D'altronde, la paura incendia i sentimenti e i risentimenti. Così assistiamo, senza nemmeno stupirci, ai blocchi, alle manifestazioni, agli assalti che accompagnano i trasferimenti dei profughi in campi, scuole e caserme vuote. A Roma o a Treviso, non importa. Iniziative organizzate da residenti. Fiancheggiati da "militanti della paura", esterni alla comunità. Eppure l'Italia e, soprattutto, il Veneto sono da oltre un decennio terra di immigrazione. Dopo essere stati, per secoli, Paese di emigranti. Diretti oltre oceano, dove sono rimasti. A milioni.
VVV
 
 
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DIRITTI CIVILI E DI LIBERTA'
Da Newsletter quindicinale su temi bioetici e diritti civili a cura di Carlo Troilo ( Numero 83 – 20 luglio 2015)

“”Contro l’introduzione del reato di tortura, Salvini alza i toni: i poliziotti fanno bene a “prendere per il collo i delinquenti”. Vergognose le posizioni di Giovanardi & Co sulle unioni civili: i suoi emendamenti vanno dalla irrisione alla più bieca omofobia. Notizie cattive anche sui minori (Italia al 22° posto su 29 paesi esaminati) e sulle carceri (il vice ministro propone di aumentare le pene per furti e rapine). Finalmente emanate le nuove linee guida per la PMA con luci ed ombre. Fa ben sperare la visita di Laura Boldrini a Max Fanelli, malato di SLA che sta lottando per la discussione in Aula della proposta di legge popolare per la legalizzazione dell’eutanasia.
Dal mondo notizie migliori. Due vittorie di Obama sulla riforma sanitaria e sulle nozze gay (e Hillary Clinton punta sui diritti civili per la sua campagna per le primarie). Clamorosa cover story del “The Economist” in favore dell’eutanasia che fa passi avanti anche in Argentina. Sud America all’avanguardia per la legalizzazione della marijuana (ora anche in Cile), mentre in Messico continua la “guerra civile” contro i narcos (200mila morti in dieci anni). Infine, una curiosità: la star televisiva Nathan Collier ha deciso di sposare una seconda moglie e la Gallup scopre che il 16% degli americani è a favore della poligamia.”"



UNA NUOVA FRONTIERA PER LA LAICITÀ NELLA SCUOLA
Antonia Sani - Italia laica 15/07/2015
 
Mai come quest’anno la battaglia contro l’attribuzione del credito scolastico assegnato anche al docente di Religione cattolica ha dimostrato di segnare il passo.
Tutta l’attenzione del mondo della scuola è stata alacremente rivolta alla contestazione del ddl “Buona scuola” e alla riproposizione di un’ alternativa democratica rappresentata dalla Legge di Iniziativa Popolare “Per una buona scuola per la Repubblica”(LIP).
Il rispetto per la laicità della scuola esula dal disegno renziano. Anzi, è notizia recente che la ministra Giannini avrebbe promesso al NCD che di cultura ispirata alla teoria del “gender” non si sarebbe proprio più parlato nelle scuole...
Il sindaco di Venezia ha addirittura diramato una circolare nella quale si invitano le scuole della città in possesso  di testi relativi all’ “Educazione di genere” a consegnarli ad un apposito incaricato...
 
 


QUEI NUOVI POVERI CON LO STIPENDIO
Chiara Saraceno - La Repubblica 16/07/2015
 
NEL 2014 , dopo tre anni di aumenti costanti, la diffusione della povertà si è fermata. Le buone notizie finiscono qui e mi sembra difficile considerarle, come è stato detto, "non negative". Non c'è stato, infatti, nessun miglioramento nella percentuale di famiglie e individui che vivono in povertà relativa e nemmeno di quelli che vivono nella più grave povertà assoluta, rispettivamente un milione e 470mila famiglie e 4 milioni e 102mila individui.
Non solo, la povertà assoluta continua a rimanere particolarmente elevata tra i minori, il 10 per cento, pari a più di un milione di minori e i giovani tra i 18 e i 34 anni, l'8 per cento, pari a 857mila.
 
 
 


UNA NUOVA FRONTIERA PER LA LAICITÀ NELLA SCUOLA
Antonia Sani - Italia laica 15/07/2015
 
Mai come quest’anno la battaglia contro l’attribuzione del credito scolastico assegnato anche al docente di Religione cattolica ha dimostrato di segnare il passo.
Tutta l’attenzione del mondo della scuola è stata alacremente rivolta alla contestazione del ddl “Buona scuola” e alla riproposizione di un’ alternativa democratica rappresentata dalla Legge di Iniziativa Popolare “Per una buona scuola per la Repubblica”(LIP).
Il rispetto per la laicità della scuola esula dal disegno renziano. Anzi, è notizia recente che la ministra Giannini avrebbe promesso al NCD che di cultura ispirata alla teoria del “gender” non si sarebbe proprio più parlato nelle scuole...
Il sindaco di Venezia ha addirittura diramato una circolare nella quale si invitano le scuole della città in possesso  di testi relativi all’ “Educazione di genere” a consegnarli ad un apposito incaricato...
 
 


LA LIBERTÀ E L’INTERESSE DEI FIGLI
Vladimiro Zagrebelsky - La Stampa 10/07/2015

Nella discussione aperta dal giornale, il primo contributo, quello di Orsina, si svolge argomentando su due concetti fondamentali: Natura e Tradizione. Io dubito che essi siano tanto definiti, stabili e condivisi da assicurare un ancoraggio sicuro. Forse sono rassicuranti sul piano emotivo (che non voglio sottovalutare), ma non mi sembra possano andare oltre. Innanzitutto mi chiedo se natura e tradizione si confondano, reciprocamente dandosi forza. La sovrapposizione dei due concetti è possibile, ai fini di questa discussione, solo se si accetta che anche la nozione di natura/naturale è relativa nel tempo e nello spazio, evolve, si modifica. Vi sono risultati della scienza in generale e in particolare di quella che riguarda il corpo umano che in tempi antichi sarebbero stati inimmaginabili o condannati come sfide ai limiti della natura, come quella di Icaro. Ancora recentemente - nel 1856, ieri, nella storia dell’umanità- la disumana schiavitù era ritenuta perfettamente costituzionale e conforme a natura dalla Corte Suprema degli Stati Uniti. Ne seguì una guerra civile che permise l’affermarsi dell’idea che naturale era invece l’eguaglianza e la libertà di tutti. Talora, ma non sempre l’evoluzione è da riportare a successi nell’imitazione della natura. Ad esempio certe tecniche di fecondazione oggi generalmente accolte con favore, non imitano, ma superano, aggirano e forzano la costituzione di persone che la natura ha reso sterili. E dunque oggi si ritiene e si sente naturale ciò che ieri (o oggi altrove) sarebbe certo stato bollato come innaturale. D’altronde ancora recentemente, per venire al tema, in diversi paesi europei i rapporti omosessuali erano ritenuti reato e puniti con il carcere.  

 
 


IN FAMIGLIA ARRIVA LA RIVOLUZIONE DEL PAPÀ: "LAVORO MENO E GIOCO CON I FIGLI"
Maria Novella de Luca - La Repubblica Scienze 06/07/2015
 
Tenerezza, complicità e risate sono le parole d’ordine per condividere uno spazio senza obblighi con i propri figli. Dallo sport al luna park, dalle cene insieme alle sfide alla playstation ecco perché oggi il fattore “P” (come “papà”) viene considerato decisivo per lo sviluppo del bambino
 
 
 


PROCREAZIONE ASSISTITA - ARRIVANO LE LINEE GUIDA. RESTANO LE LACUNE
 
Filomena Gallo - Il Manifesto 02/07/2015
 
Finalmente ieri il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha emanato le nuove linee guida che regolano la Procreazione medicalmente assistita. Le ultime risalgono al 2008 e secondo quanto previsto dalla legge 40/2004 sarebbero dovute essere aggiornate almeno ogni tre anni. Facendo pochi calcoli semplici, il ministero per quattro anni, presupponendo un eventuale aggiornamento nel 2011, ha violato la legge. Questo lo abbiamo fatto presente più volte, presentando anche una diffida formale contro il ministero. Avevamo proprio bisogno di una bussola per esplorare il nuovo terreno della fecondazione assistita che è mutato molto dalla promulgazione della legge. Basti pensare che dal 2008 ci sono state ben tre sentenze della Corte Costituzionale, che hanno rimodulato la legge 40 del 2004, eliminando, rispettivamente, il numero massimo di tre embrioni da creare e trasferire in un unico e contemporaneo impianto, il divieto di fecondazione eterologa, il divieto di accesso alla diagnosi pre-impianto per le coppie fertili portatrici di patologie genetiche.
 
 


VENEZIA, NEI LIBRI ALL'INDICE PER IL GENDER ANCHE I CAPOLAVORI PER L'INFANZIA
Maria Novella de Luca - La Repubblica Scienze 04/07/2015
 
 I LIBRI proibiti adesso sono chiusi in scatoloni sigillati e pronti per essere nascosti chissà dove. Così come aveva ordinato il nuovo sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, non appena insediato. La censura ha colpito con solerzia. Via dalle scuole della laguna tutti i libri che parlano di "gender, o di genitore 1 e genitore 2" diceva frettolosamente la breve circolare inviata ai dirigenti scolastici. Strana definizione per albi illustrati destinati ai bambini dei nidi e delle materne, liberamente in vendita in tutte le librerie italiane, e dove i protagonisti sono oche, orsi, topi, principesse, elefanti, gatti, famiglie, madri e padri. Ma il risultato, grottesco, e già finito sui giornali stranieri, è che sotto la scure del presunto "gender" sono finiti ben 49 titoli delle migliori case editrici per ragazzi.

 


LO STRANIERO INTERIORE CHE PREME ALLE FRONTIERE
Massimo Recalcati - La Repubblica 23/06/2015
 
LA DIFESA del confine o il suo allargamento ha armato da sempre la mano degli uomini. L’origine della violenza trova nel confine l’oggetto della sua passione più fondamentale: la distruzione del nemico-rivale muove Caino nel suo sogno narcisistico di essere l’unico, di far coincidere il proprio confine con il confine del mondo. È il delirio di tutti i grandi dittatori. Innumerevoli volte, nel corso della storia, il confine è diventato una questione di vita e di morte. Eppure l’esistenza del confine è necessaria alla vita. Alla vita di una città o di una nazione, ma anche alla vita individuale. Abbiamo bisogno di confini per esistere. È un problema di identità. Si può esistere senza avere un senso di identità? Senza radici e senza sentimento di appartenenza? La psicoanalisi insegna che la vita psichica necessita di avere i propri confini. Questa necessità non è in sé patologica, né delirante, ma concerne un polo fondamentale del processo di umanizzazione della vita. Ecco perché la famiglia (al di là di ogni sua versione tradizionale — naturalistica) resta una istituzione culturale essenziale alla vita umana. In essa si esprime il bisogno di radici, di casa, di discendenza, di appartenenza, di riconoscimento che definisce la vita in quanto vita umana. Non bisogna sottovalutare l’incidenza di questa forte dimensione simbolica dell’identità.
NEI MOMENTI di crisi tendiamo ad accentuare il polo dell’appartenenza per ritrovare in esso un rifugio contro l’angoscia e lo smarrimento. Per questa ragione le grandi svolte reazionarie sono storicamente sempre state precedute da profonde destabilizzazioni dell’ordine sociale. Il bisogno di conservazione è strettamente connesso alla vertigine provocata dalla caduta del confine identitario. Senza confini la vita perde se stessa, si polverizza, si frammenta. È quello che insegna drammaticamente la psicosi schizofrenica: senza senso di identità la vita si disgrega, non ha più un centro, non sa più differenziarsi, non sa più riconoscersi nella sua differenza. Per scongiurare questo rischio, come la psicologia delle masse insegna, si può invocare un rafforzamento del confine, una sua impermeabilizzazione estrema. Il “protezionismo” economico diventa in questo caso sintomatico: si tratta di proteggere l’identità di una città o di una nazione minacciata nella sua integrità e nella sua storia; si tratta di difendere il prodotto “interno” dall’invasione di quello che viene dall’”esterno”; si tratta di ristabilire i confini, di preservare la propria identità dal rischio della sua alterazione provocata dalla concorrenza invasiva dell’Altro. È questa una spinta sempre presente nella vita psichica che, come Freud ha indicato, manifesta una resistenza strutturale al cambiamento: di fronte al pericolo dell’alterazione dell’identità l’apparato psichico reagisce, infatti, rafforzando la sua tendenza omeostatica: ridurre le tensioni al più basso livello possibile, evacuare, scaricare l’eccitazione ingovernabile.
E tuttavia esiste un altro polo – altrettanto essenziale allo sviluppo della vita psichica come a quello di una città o di una nazione – che è quello dell’apertura, della necessità di oltrepassare il confine. Se, infatti, la vita non sa scavalcare il regime ristretto della propria identità, se non sa muoversi dal proprio bisogno di appartenenza verso una contaminazione con l’alterità dell’Altro, fatalmente stagna, appassisce, non può che ripetere sterilmente se stessa. In questo senso la famiglia è tanto essenziale alla vita quanto lo è il suo declino. Per questo Lacan affermava che il compito più difficile che attende il soggetto nel suo processo di umanizzazione è quello di fare “il lutto del padre”. La vita, come insegna del resto anche Spinoza, può conservarsi solo espandendosi, oltrepassando il confine che gli è stato necessario alla sua istituzione. Quando la vita di un gruppo, di una città , di una nazione, di un soggetto si ammala? Cosa davvero fa declinare la vita, cosa la rende patologica? La psicoanalisi propone una risposta sconcertante: la vita che si ammala è quella che resta troppo attaccata a se stessa, che resta vittima della tendenza omeostatica alla propria conservazione, è la vita che ingessa, cementifica, rafforza unilateralmente il proprio confine narcisistico. Se il confine serve a rendere la vita propria, questo confine, per non diventare soffocante, deve, come si esprimeva Bion, divenire “poroso”, permebabile, luogo di transito. Se invece il confine assume la forma della barriera, della dogana inflessibile, se diviene presidio, luogo impossibile da valicare atrofizza e non espande la vita. Venendo meno l’ossigeno indispensabile dell’alterità, la vita si ammala e declina. La necessità del confine va quindi unita con la necessità del movimento e del transito al di là del confine. In questo senso la difesa della purezza identitaria è sempre animata da un fantasma fobico che non lascia spazio allo straniero. Ma a quale straniero? Il nero, l’ebreo, l’extracomunitario? Un altro insegnamento prezioso viene dalla psicoanalisi: lo straniero prima di venire da fuori, abita in noi stessi. Ciascuno di noi porta con sé il proprio “nemico”; ciascuno di noi è Caino, ciascuno di noi è straniero a se stesso. Per questo Freud suggeriva di definire l’inconscio come un “territorio stranierointerno”. Dove l’ambiguità di quella espressione (“straniero interno”) dovrebbe essere sufficiente per scalfire l’irrigidimento paranoico-immunologico del confine identitario. Non si tratta di esaltare un nomadismo senza radici che cancellerebbe le differenze particolari, di negare ingenuamente la necessità del confine, ma di integrare innanzitutto lo straniero-interno rendendo i nostri confini più plastici. Avevano ragione Deleuze e Guattari in
Mille piani ad ammonirci: attenzione al «fascista che siamo noi stessi, che nutriamo e coltiviamo, a cui ci affezioniamo»; attenzione alla spinta cieca alla conservazione di noi stessi che si nasconde nel proclamare una democrazia finalmente realizzata che anziché rendere porosi i suoi confini li sa solo armare.
 


LA CROCIATA DEL GENDER, IL FANTASMA CHE AGITA I CATTOLICI
Michela Marzano - La Repubblica 22/06/2015
 
"GIÙ le mani dai nostri figli", "Uomo e donna siamo nati", "Stop gender nelle scuole", "Il gender è lo sterco del demonio". Alcuni degli slogan presenti negli striscioni e nei cartelli che hanno riempito sabato Piazza San Giovanni per il Family day mostrano quanta paura ci sia oggi nella società quando si tocca il tema dell'identità di genere e dell'omosessualità. Il "gender" sul banco degli accusati, prima ancora della legge Cirinnà sulle unioni civili. Un "gender" qualificato come " progetto folle" e come "colonizzazione ideologica" non solo da tanti cattolici, ma anche dall'Imam di Centocelle, anche lui presente in Piazza San Giovanni, e dal Rabbino capo di Roma. Un "gender" accusato di inquinare i cervelli dei bambini e di distruggere l'umanità. Un "gender" responsabile della distruzione della famiglia e del caos generale. Ma che cos'è mai questo "gender"? Quale sarebbe il diabolico progetto dei suoi ideologi?


 


EDMUND WHITE: "INTELLETTUALI TORNATE A BATTERVI PER I DIRITTI"
Antonello Guerrero - La Repubblica 23/06/2015
 
SA chi è il più grande nemico del nostro tempo? Lo spiega la scrittrice croata Dasa Drndic nel suo ultimo romanzo Trieste . Il più grande nemico del nostro tempo è il "passante innocente". E cioè quella persona che resta impassibile di fronte ai diritti umani e alle tragedie più atroci, come quelle dei migranti. Per i quali, una volta affogati, basta un giorno di superficiale lutto collettivo. Poi tutto torna a una normalità imbarazzante".

 


LO SPETTRO GENDER
Chiara Saraceno - La Repubblica 21/06/2015
 
A SENTIR loro è l’indistinzione dei sessi, che sarebbe la conseguenza sia di una educazione che insegni a maschi e femmine a rispettarsi reciprocamente e a non chiudersi (e non chiudere l’altra/o) in ruoli stereotipici e rigidi, sia del riconoscimento della omosessualità come un modo in cui può esprimersi la sessualità, della legittimità dei rapporti di amore e solidarietà tra persone dello stesso sesso e della loro capacità genitoriale. Stravolgendo le riflessioni di sociologhe/i, filosofe/ i, antropologhe/i, persino teologhe/i sul genere come costruzione storico-sociale che attribuisce ai due sessi capacità, destini (e poteri) diversi e spesso asimmetrici, attribuiscono ad una fantomatica “teoria del genere” e alla sua imposizione nelle scuole – e la parola gender spiccava ieri sui cartelloni innalzati in piazza – la negazione di ogni distinzione tra i sessi e la volontà di indirizzare i bambini e i ragazzi verso l’omosessualità o la transessualità, quasi che l’orientamento sessuale sia esito di scelte intenzionali e possa essere orientato dall’educazione.
Timore, per altro, paradossale e contraddittorio in chi pensa che solo l’eterosessualità sia lo stato di natura. Rifiutando di distinguere tra conformazione sessuata dei corpi, ruoli sociali, orientamento sessuale, considerano chi propone questa distinzione come un pericoloso sostenitore tout court dell’androginia indifferenziata. Timorosi della “normalità”, e dello stigma e del disgusto che l’accompagnano, sono a loro agio solo nella perfetta, e unidimensionale, sovrapposizione delle tre dimensioni, che non dia adito a dubbi, in cui ciascuno “ sta al proprio posto”, assegnato da una natura priva di varietà, storia, cultura,intenzioni.
Per questo ce l’hanno tanto con l’omosessualità e il riconoscimento delle coppie omosessuali, perché non vi vedono solo uomini e donne che sono attratti da e amano persone del proprio sesso pur sentendosi rispettivamente maschi e femmine, ma uomini e donne che sconfinano dal proprio sesso, che non ne riconoscono le regole, sul piano della sessualità, ma anche della identità, incrinando perciò l’ordine di un mondo in cui maschile e femminile sono nettamente separati e l’eterosessualità non è solo una forma di sessualità, ma una norma sociale che assegna a ciascuno i propri compiti e posto in base al sesso di appartenenza.
In agitazione continua contro ogni proposta di riconoscimento delle coppie dello stesso sesso, a prescindere dalla affettività e solidarietà che le lega non diversamente dalle coppie di sesso diverso (migliaia di emendamenti alla proposta di legge Cirinná), da qualche tempo hanno aperto un fronte anche nei confronti della scuola, dalla materna in su. Se la prendono con le iniziative che mirano a contrastare sia il bullismo omofobico sia la stereotipia di genere (due fenomeni distinti, anche se la seconda può favorire il primo) e ad aiutare i bambini e ragazzi a comprendere la varietà delle forme famigliari in cui di fatto vivono. Purtroppo, come a suo tempo per l’educazione sessuale di cui hanno con successo impedito avvenisse a scuola, hanno trovato ascolto presso il ministero dell’educazione e la ministra Giannini, che dopo la manifestazione di ieri sarà ancora più attenta alle pressioni di chi non vuole che si tocchino questi temi a scuola.
Resta da vedere che cosa ha da dire il presidente Renzi, se si farà impaurire anche lui, che si propone come un innovatore, rimandando ancora una volta il riconoscimento delle coppie dello stesso sesso e lasciando fuori dalla “buona scuola” quei temi che, se affrontati serenamente e con consapevole legittimità, aiuterebbero ad evitare molte paure e molte violenze.
 


L'Italia, la ricerca pubblica e il paradosso degli OGM
Elena Cattaneo - La Repubblica 20/06/2015

Nel nostro Paese, quasi unico in Europa, non si può studiare come migliorare geneticamente le nostre piante tipiche per proteggerle nelle condizioni di campo che ne compromettono resa e qualità. Da tredici anni l’irrazionalità politica causa la perdita della nostra biodiversità agricola, si tratti dell’ormai estinto pomodoro San Marzano o del prossimo estinto, il riso Carnaroli. I parassiti evolvono e anche le coltivazioni tipiche necessitano di essere rinvigorite. Se non lo facciamo, le perdiamo o le riempiamo con insostenibili cicli di pesticidi. Ma tre eventi recenti suggeriscono che forse qualcosa può cambiare.
Il primo si è verificato il 13 maggio, in Senato, quando il governo, rappresentato dal sottosegretario Sandro Gozi, si è detto «perfettamente conscio dell’urgenza e della necessità di trattare e risolvere il tema della ricerca pubblica in campo aperto, garantendo la massima sicurezza delle nostre coltivazioni tipiche», impegnandosi a farlo «prima della pausa estiva».
Il secondo riguarda l’aggiunta di un’autorevole voce, quella di Papa Francesco che, nella sua enciclica Laudato si’ , ha ritenuto necessario affrontare il tema degli organismi geneticamente modificati con queste parole: «Occorre assicurare un dibattito scientifico e sociale che sia responsabile e ampio, in grado di considerare tutta l’informazione disponibile e di chiamare le cose con il loro nome. (...) Quella degli Ogm è una questione (…) che esige di essere affrontata con uno sguardo comprensivo di tutti i suoi aspetti, e questo richiederebbe almeno un maggiore sforzo per finanziare diverse linee di ricerca autonoma e interdisciplinare che possano apportare nuova luce ». Le informazioni scientifiche disponibili - dopo venti anni di prove sulla sicurezza di specifiche piante Ogm (varietà di mais, soia e cotone)- dicono che gli Ogm studiati “fanno bene” alla salute umana perché, rispetto alle coltivazioni tradizionali e biologiche, riducono l’impiego di insetticidi e fungicidi, di metalli pesanti o i livelli di pericolose tossine “naturali”, allo stesso tempo senza che sia emersa alcuna prova di danni. E chi ha cercato di costruire false prove è stato smascherato. Anche più interessante è il richiamo del Santo Padre alla ricerca, necessaria a portare “nuova luce”. Nell’Enciclica si cita addirittura ciò che gli scienziati in buona fede sanno, cioè che le piante “naturali” sono geneticamente modificate dai batteri che “naturalmente si divertono” a inserire nel Dna della pianta un po’ del proprio. Esattamente come fa il ricercatore di oggi, che “copia la natura” ma con la precisione chirurgica che l’innovazione permette. Perché noi mangiamo da secoli queste piante “naturalmente e casualmente Ogm”.
Quel 13 maggio, nel presentare un ordine del giorno sulla legge che delegava il governo al recepimento di una direttiva che consente di vietare o meno le coltivazioni commerciali di Ogm, avevo evidenziato come quella direttiva incoraggiasse anche la ricerca scientifica pubblica sugli Ogm. Quell’ordine del giorno è stato condiviso e firmato da più capigruppo (Pd, Fi, Ncd) e senatori. Ho raccontato in Aula che da anni la politica italiana ha confinato nei cassetti dei laboratori pubblici e delle università un patrimonio di conoscenza rimasta inespressa. Progetti che, se disseppelliti, potrebbero far “rinascere” piante, prodotti e biodiversità, salvaguardare le tipicità che stiamo perdendo, far guadagnare competitività al Paese, creare nuova occupazione ed essere premessa tecnologica per una spinta alla ripresa di un settore fermo su gravi condizioni di arretratezza. I nostri imprenditori agricoli potrebbero avere rese di prodotto migliori ed eviteremmo che altri validi cervelli vadano all’estero per realizzare il loro futuro aiutando altri Paesi a rendere più efficiente la loro agricoltura. Ecco alcune risposte al quesito “cosa può fare la scienza per il Paese” promosso dal ministero dell’Agricoltura, dove evidentemente non sanno nemmeno più cosa fa la ricerca scientifica pubblica italiana. In Senato ho anche ricordato che impedire le sperimentazioni in pieno campo sulle migliorie genetiche delle piante significa impedire la ricerca pubblica, la stessa che con regole e scientificità si effettua serenamente in tanti altri Paesi europei. A chi obietta che essa può essere condotta in serra, senza prove in campo, vorrei spiegare nuovamente che è come allestire in officina un nuovo modello di Ferrari senza mai provarlo in pista.
Il terzo evento riguarda il parere che il Parlamento è prossimo a esprimere sulla proposta di regolamento europeo che lascia liberi gli Stati di vietare anche l’importazione di mangimi Ogm. Pare che, in sede europea, i rappresentanti dei Paesi che da sempre demonizzano gli Ogm, come l’Italia, si esprimeranno contro questa libertà. Per anni, politici e abili affabulatori hanno “narrato il mito della pericolosità degli Ogm per la salute dell’uomo”.
Coerenza vorrebbe che ora facessero salti di gioia di fronte alla possibilità di vietare anche l’importazione (oltre alla coltivazione e alla ricerca pubblica) di un materiale “per loro tanto pericoloso”. E, invece, a oggi non ho notizia di nessuno in trincea a sostenere la “chiusura alle importazioni Ogm” offerta dalla Commissione Europea, paradossalmente trasformandosi da anti- Ogm a “complici di crimini ai danni della salute”. Oppure, hanno sempre mentito al Paese.
Faccio allora io una proposta. Se non sarà vietata l’importazione di mangimi Ogm, si segnali al consumatore tutto quanto deriva da Ogm. Si etichettino come “Derivato da Ogm” latte e formaggi, salumi e carni ottenuti da animali nutriti con Ogm. I grandi Consorzi di tutela del Made in Italy, che esportiamo nel mondo, usano mangimi Ogm: etichettiamo anche quei prodotti. Così come il cotone (per il 70% Ogm) che usiamo per vestirci, per le banconote o in sala operatoria. Se si ritengono le migliorie genetiche pericolose, perché non avvisare i cittadini? Magari si scoprirebbe che ne sono indifferenti, se ben informati. Oppure si smetta di ingannare il pubblico con false paure e si ricominci a fare sperimentazione libera, in sicurezza e in campo aperto.
Nell’attesa che il governo mantenga la parola data, innescando una rivoluzione copernicana nella foresta pietrificata del Paese, l’Italia si conferma “regno di paradossi”. Vietiamo gli Ogm, ma ne importiamo diecimila tonnellate al giorno. Li mangiamo da venti anni ma non li studiamo. Paghiamo scienziati per scoprire, inventare, insegnare e applicare cose che allo stesso tempo impediamo loro di realizzare. Siamo contro le multinazionali ma ne dipendiamo per ogni seme non Ogm.
Perdiamo biodiversità e non facciamo nulla per preservare le nostre tipicità. Inondiamo coltivazioni e ambiente di insetticidi e metalli pesanti senza alcun “principio di precauzione”. Temiamo di “contaminare con Ogm” le nostre terre e “lasciamo che si contaminino” quelle dei Paesi da cui li acquistiamo. Paghiamo cervelli e invenzioni italiane in campo agrario lasciando che altri Paesi se ne approprino per migliorare le loro economie. Chissà che nel fare così tanto, non si riesca, prima o poi, anche a rottamare un po’ di questa miope e decadente irragionevolezza.
Università degli Studi di Milano senatore a vita
 
 


UN DILEMMA CHE NON SI PUÒ PIÙ IGNORARE
Vladimiro Zagrebelsky - La Stampa 06/06/2015
 
Una nuova sentenza della Corte europea dei diritti umani giunge ad alimentare di argomenti il dibattito sul fine-vita. L’influenza delle sentenze della Corte europea sulla legislazione di tutti gli Stati europei può far sperare che la sentenza riapra la discussione per affrontare finalmente la questione. L’estrema e sviante semplificazione del tema ha portato spesso a costringere il tema nel dilemma che oppone semplicisticamente la vita all’eutanasia. Ma poiché si muore sempre e si muore in tanti modi diversi, occorrerebbe esser disposti a distinguere. Distinguere per capire.
Il suicidio deciso da chi lo realizza su se stesso suscita certo compassione, ma rientra nell’ambito dell’autonomia della persona. La discussione riguarda l’intervento di terzi nella fase finale di una vita.
Esso merita considerazione diversa a seconda che la persona che muore sia in grado di assumere una decisione e manifestarla oppure non possa o non possa più; a seconda che esprima una volontà attuale oppure l’abbia fatto in passato e non sia in grado di rinnovarla o revocarla; a seconda che non abbia mai comunicato una volontà, o al contrario l’abbia resa palese in modo espresso oppure abbia solo dato segni, da interpretare per ricostruire la sua scelta. L’intervento di terzi poi può essere un aiuto fornito a chi vuol suicidarsi e non è più in grado di farlo autonomamente, oppure può sostituire l’azione della persona ormai impedita; e può consistere in un intervento letale oppure nella cessazione di trattamenti che mantengono artificialmente in vita. È impossibile discutere tutte queste diverse eventualità come se ponessero gli stessi quesiti e ammettessero le stesse risposte.
Al caso di una decisione medica - adottata secondo la legge francese - di fermare l’alimentazione e l’idratazione artificiali di un malato in stato vegetativo fin dal 2008, si riferisce la sentenza di ieri della Corte europea. La persona, prima di subire un grave incidente, aveva chiaramente e ripetutamente espresso la volontà di non essere tenuta artificialmente in vita nel caso si fosse venuta a trovare priva di autonomia. Ma quando quella situazione si è verificata non ha più potuto confermare quella scelta. La Corte europea, cui si era rivolta la madre del malato, ha innanzitutto precisato che la questione sottopostale non riguardava la liceità di un atto di eutanasia, ma specificamente la questione della cessazione di trattamenti di mantenimento in vita mediante idratazione e alimentazione artificiali. Non quindi il divieto di procurare la morte, ma l’ambito e i limiti dell’obbligo positivo dello Stato di agire per proteggerla in ambito medico. In proposito una maggioranza di Stati europei ammettono la possibilità di arrestare il trattamento ormai «irragionevole», ma non c’è un consenso generalizzato. Il margine di apprezzamento nazionale è perciò largo, purché tutte le circostanze siano attentamente accertate e valutate e un efficace ricorso al giudice sia garantito. Sono queste le condizioni che la Corte ha riconosciuto presenti nel caso specifico. Sia la procedura prevista dalla legge, sia la sua applicazione da parte delle strutture sanitarie e del Consiglio di Stato sono state valutate adeguate e meticolose, cosicché la cessazione dei trattamenti non farà venir meno lo Stato francese ai suoi obblighi. In linea generale si deve concludere che, con garanzie simili a quelle della legge francese, gli Stati europei hanno facoltà di prevedere la cessazione del trattamento artificiale.
La condotta del medico può assumere forme diverse e progressive. Alle essenziali cure palliative fino a che siano utili, si può aggiungere la sedazione profonda e continua, che, accompagnata dalla cessazione dell’alimentazione e idratazione artificiale, assicura di non soffrire e di morire quietamente. Senza ammettere un intervento letale attivo (eutanasia), è questa la soluzione francese, per le situazioni in cui manchi, perché non può più esserci, l’espressione attuale della volontà del morente. Il recente codice deontologico dei medici italiani d’altra parte prevede che nel caso di prognosi infausta o di definitiva compromissione dello stato di coscienza del paziente il medico deve continuare ad accompagnarlo con cure di sedazione del dolore e di sollievo dalle sofferenze «attuando trattamenti di sostegno delle funzioni vitali finché ritenuti proporzionati, tenendo conto delle dichiarazioni anticipate di trattamento» che il paziente abbia rilasciato. La valutazione del momento in cui i trattamenti sono divenuti irragionevoli e non più proporzionati, andrebbe inquadrata in una procedura che non lasci solo il medico curante, eviti decisioni individuali, conforti chi deve decidere con il parere di altri. E assegni alle volontà anticipate espresse dalla persona un peso determinante.
Diverso è il caso della persona che manifesti la volontà attuale e non viziata di morire. Occorre chiedersi se sia lecito vietare di dar aiuto a chi lo chiede: chiede di morire degnamente, nel suo letto, addormentandosi senza risveglio, invece di non avere altra scelta che ricorrere a soluzioni violente e drammatiche.
Una recente importante sentenza della Corte suprema canadese, ha ritenuto incostituzionale il divieto che impedisce al medico di fornire l’aiuto che chiede il malato terminale, soggetto a gravi sofferenze. La Corte ha indicato al legislatore la necessità di stabilire le modalità di accertamento di una tale condizione del malato e ha nettamente distinto l’ipotesi dell’intervento medico dal generale divieto di aiuto al suicidio. Una procedura sicura, infatti, che veda l’intervento di un collegio medico, può escludere che la volontà di morire sia viziata, o impulsiva, o forzata da pressioni e interessi altrui. È questa la sola ragione che permette allo Stato di interferire con la volontà della persona di vivere o morire. E la Corte canadese ha avvertito che la consapevolezza dell’impossibilità di ottenere a un certo punto l’aiuto del medico, lungi dall’assicurare la continuazione di una vita, può anzi indurre ad anticipare un suicidio chi sappia di essere colpito da malattie degenerative, che lo renderanno incapace di provvedere da solo. Fermo il rispetto dell’obiezione di coscienza di chi sia richiesto di aiutarlo a realizzare il suo proposito, non è ragionevole impedire a chi vuole, ma da solo non può morire, di raggiungere lo scopo che potrebbe ottenere se le sue condizioni glielo permettessero. E’ di questi giorni la dichiarazione del fisico Hawking, che, parlando per se stesso, ha detto che mantenere in vita qualcun contro il suo volere è l’umiliazione più grande.
In Parlamento sono state presentate diverse proposte di legge. Il tema, nei suoi vari aspetti, è difficile, ma non è atteggiamento responsabile quello di far finta di niente e lasciare irrisolto un problema non eludibile.
 


SE UNA DONNA SU TRE È VITTIMA DI VIOLENZA
Chiara Saraceno - La Repubblica 06/06/2015
 
OLTRE quattro milioni di donne — l'11,3% del totale — hanno subito violenza fisica e/o sessuale negli ultimi cinque anni. Il 31,5% (quasi una donna su tre) ha subito violenza nel corso della vita. È la stima che emerge dall'ultima indagine sulla violenza contro le donne effettuata dall'Istat. Sono cifre che si aggiungono a quelle sui femminicidi. Mostrano come esercitare violenza sulle donne sia un fenomeno diffuso, di cui i femminicidi sono la punta drammatica dell'iceberg. Oltre un terzo di chi ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della vita è stata vittima di un fidanzato, marito, compagno, attuale o, soprattutto, passato.
Mettere fine ad un rapporto che non funziona e magari è violento non sempre protegge le donne dalla rabbia di chi non riconosce loro questo diritto, come troppo spesso documenta anche la cronaca nera. Partner ed ex partner sono presenti in maggiore misura nella violenza che non lascia tracce sul corpo, ma incide sulla consapevolezza della propria dignità e valore, minando il senso di sicurezza e mantenendo chi ne è oggetto in uno stato di tensione permanente: la violenza psicologica fatta di insulti, sistematiche
squalificazioni, limitazioni dell'autonomia.
 
 


PERCHÉ LA SOCIETÀ POSTUMANA METTE A RISCHIO LE NOSTRE LIBERTÀ
Stefano Rodotà - La Repubblica 06/06/2015
 
SIAMO già prigionieri di un futuro del quale, come ha scritto l'-Economist, dobbiamo "preoccuparci con saggezza". Ma essere saggi è difficile quando ci viene promessa l'immortalità o viene minacciata la subordinazione dell'intero genere umano a macchine superintelligenti. Previsioni lontane, a giudizio di molti irrealizzabili, che tuttavia obbligano a contemplare un orizzonte nel quale il postumano, parola che descrive una nuova condizione, trova manifestazioni assai più vicine, che invadono il nostro presente e ci consegnano alle dinamiche della tecnoscienza. Fino a che punto, però, l'affidarsi fiducioso alla tecnoscienza può diventare delega? E la delega può degenerare in deresponsabilizzazione? Proviamo a interrogare i fatti. Dalla Cina arriva la notizia di una fabbrica interamente affidata ai robot, avanguardia di una trasformazione radicale dove la parola "lavoro" rischia di scomparire insieme alla realtà che ha
sempre designato.
 
 


LO STATO È LA REPUBBLICA
Marcello Vigli - Italia Laica 03/06/2015
 
L’opposizione alle innovazioni contenute nella proposta di Buona scuola avanzata dal governo Renzi  è insorta e si è sviluppata nelle scuole, nelle piazze, in Parlamento per motivi diversi, ma tutti sono confluiti in una conflittualità appassionata a difesa di un bene pubblico considerato inalienabile. Il fronte che si è opposto allo smantellamento del sistema scolastico nazionale, contenuto in quella proposta, non è stato mai così ampio e compatto.
Al suo interno, però, non era piena la consapevolezza della posta in gioco pur nella condivisa individuazione della necessità prioritaria di rintuzzare la proposta della centralità del Dirigente nella gestione di scuole territorializzate e sottratte ad un sistema nazionale. Non è apparso evidente che proprio tale smantellamento era l’obiettivo primario della proposta, in sintonia con una politica perseguita da oltre vent’anni, più o meno consapevolmente da certi settori della sinistra, per un malinteso antistatalismo, e del sindacalismo scolastico, per l’ottusa pretesa di condizionare la “funzione” docente.
 
 
 


LA “BELLA MORTE” NON VIOLA IL DIRITTO ALLA VITA
Gian Paolo Accardo - Internazionale 05/06/2015
 
La Corte europea per i diritti umani ha dato il via libera all’interruzione delle cure per Vincent Lambert, un infermiere psichiatrico di 38 anni tetraplegico e in stato vegetativo da quando un incidente stradale gli ha provocato lesioni cerebrali irreversibili, nel 2008. Lambert è ricoverato da allora nella clinica universitaria di Reims, dove è alimentato e idratato artificialmente.
La sua vicenda ha messo alla prova la legge Leonetti sul fine vita, votata nel 2005 proprio per regolamentare i casi simili ed evitare l’eutanasia. La legge non autorizza infatti a compiere atti o omissioni volti a provocare il decesso di un paziente colpito da una malattia inguaribile e che gli procurano sofferenze insopportabili, ma consente di chiedere che non venga praticato l’accanimento terapeutico. La volontà può essere espressa dal paziente tramite istruzioni apposite o da una persona di fiducia.
 
 
 


FUGA DAL MATRIMONIO
Maria Novella De Luca - La Repubblica 02/06/2015
 
 Si amano, i Millennials. Convivono. Procreano. Ma non si sposano. Risultato: meno di duecentomila nozze l’anno, mai state così poche. E un figlio su quattro nasce senza legami formali tra i genitori. Fenomenologia di un rito che non sembra più indispensabile
LA FESTA è finita. Fiori d’arancio, fedi, cerimonie, viaggi di nozze, pranzi di parenti e liste di regali: storie di ieri, riti appassiti. I giovani non si sposano più. Né al Nord e neppure al Sud. Amore sì, ma niente contratti, l’Italia ha ormai toccato il minimo storico dei matrimoni civili e religiosi, un crollo vertiginoso, nel 2013 i “sì” sono stati 194.057 mila (ultimo dato Istat). Erano 50mila in più 10 anni fa. Record negativo storico.
 
 


COPPIE SOLIDE EPPURE VULNERABILI COSÌ LA LEGGE IGNORA LA METAMORFOSI
Chiara Saraceno - La Repubblica 02/06/2015
 
ERA già avvenuto nei Paesi nordici ed anche in Francia e Germania, dove da diversi decenni ormai il matrimonio aveva perso il ruolo di rito di passaggio, per diventare piuttosto rito di conferma. Non si va a vivere insieme come coppia solo dopo che ci si è sposati. Piuttosto ci si sposa dopo aver sperimentato qualche anno di vita insieme e sempre più spesso anche dopo aver avuto uno o più figli. In alcuni Paesi del Centro-Nord Europa la maggioranza dei primogeniti nasce all'interno di una coppia di fatto, convivente ma non sposata. In Italia il fenomeno è più recente ed ancora minoritario, ma ha conosciuto una accelerazione fortissima nell'ultimo decennio, contraddicendo le ipotesi degli studiosi che ancora pochi anni fa ritenevano che si sarebbe diffuso molto lentamente. Soprattutto nel Centro-Nord, ha raggiunto proporzioni consistenti, spesso con la benedizione, o comunque l'accettazione della generazione più vecchia.
 
 
 


8 PER MILLE, I 600 MILIONI CHE LO STATO NON VUOLE
COSÌ ABBIAMO REGALATO 10 MILIARDI ALLA CHIESA
Paolo Fantauzzi e Mauro Munafò - L'Espresso 22/05/2015
 
Grazie al particolare meccanismo della ripartizione dell'Irpef lo Stato ha lasciato una cifra monstre ai vescovi italiani. E, nonostante anche la Corte dei Conti abbia segnalato la stranezza del sistema, nessun governo lo tocca. Anche se farebbe guadagnare più dell'abolizione del Senato
L’abolizione del Senato è da sempre uno dei cavalli di battaglia di Matteo Renzi. La Camera alta costa agli italiani oltre mezzo miliardo l’anno (541 milioni l’anno scorso) e per il premier si tratta di uno di quei costi della politica da tagliare con l’accetta. Eppure, malgrado la continua difficoltà di trovare risorse, è come se lo Stato italiano pagasse ogni anno un Senato aggiuntivo rispetto a quello esistente. Come? Rinunciando a circa 600 milioni di gettito Irpef, che in un momento economicamente tanto difficile avrebbero un effetto balsamico sulla casse statali.
  
 


LA DISUGUAGLIANZA DIVIDE IL MONDO
Armando Massarenti - Il Sole 24 ore 30/05/2015
 
È con un forte richiamo alle responsabilità della politica, e non dell'economia, che si è chiuso ieri il discorso del premio Nobel per l'economia Joseph Stiglitz su «La grande frattura. Nuove prospettive sulla disuguaglianza e su come ridurla» al festival dell'Economia di Trento, quest'anno dedicato alla mobilità sociale. Perché se è vero che, come sostiene Stiglitz, le disuguaglianze sociali e la sempre più scarsa mobilità sociale sono frutto dei meccanismi economici di mercato, è solo grazie a mirate e lungimiranti scelte politiche che si può provare a porvi rimedio. «I cambiamenti graduali non sono sufficienti. È urgente prendere decisioni oggi per prevenire le diseguaglianze dei decenni a venire». Per l'economista americano «una delle questioni principali sono le riforme dell'Eurozona e le politiche di austerità che non hanno mai funzionato e anzi hanno soffocato la ripresa ancora di più. L'austerità sta uccidendo l'Europa e la crescita futura.
 
 


I RISCHI DI CHI DECIDE SENZA DELIBERARE
Nadia Urbinati - La Repubblica 22/05/2015
 
LA CRISI economica ha cambiato il carattere e lo stile delle democrazie europee. Ha messo in discussione il rapporto tra deliberare e decidere facendo pendere il piatto della bilancia dalla parte degli esecutivi, come ha ricordato Marc Lazar su questo giornale. L'amichevole inimicizia tra deliberazione e decisione è proverbiale nella democrazia, che i detrattori hanno per secoli identificato con la perdita di tempo in chiacchiere, il troppo deliberare e poco decidere. Queste sono le opinioni ingenerose e non provate dei suoi detrattori. La decisione nelle democrazie è un momento finale, mai ultimo, di un processo deliberativo al quale partecipa, direttamente e indirettamente, un numero ampio di soggetti, singoli e collettivi. Nei governi rappresentativi la deliberazione è un gioco complesso che si avvale sia della selezione dei rappresentanti sia di un rapporto permanente del Parlamento con la molteplicità delle opinioni che animano la società. Se le elezioni concludono temporaneamente il flusso deliberativo, la discussione non è tuttavia mai interrotta né lo sono la riflessione ragionata del pubblico e l'influenza che i cittadini cercano di esercitare sulle istituzioni. La deliberazione non ostacola o ritarda la decisione, quindi, ma la incalza, la prepara e la cambia.
 
 
 


LO SPIRITO DEL MONDO
Vito Mancuso - La Repubblica 25/05/2015

UNA lotta iniziata più di due secoli fa nel nome dell'uguaglianza e che ha portato a una serie di conquiste sociali tra cui il suffragio universale, la libertà di stampa, la libertà religiosa, l'istruzione per tutti, la parità uomo-donna nel diritto di famiglia, il superamento legale di ogni discriminazione razziale e altri traguardi di questo genere, tutti riconducibili al valore dell'uguaglianza di ogni essere umano. Sabato l'ha ribadito la maggioranza degli irlandesi: " Yes Equality".
In queste trasformazioni dei costumi e del diritto si manifesta l'evoluzione della cultura e del pensiero prodotta da ciò che Hegel denominava "Spirito del mondo", nel senso che noi non siamo i padroni delle nostre idee, ma sono le idee a entrare in noi. C'è però una differenza rispetto al filosofo tedesco, e cioè che ora il primato non è più dello "Spirito oggettivo" rispetto allo "Spirito soggettivo", ma al contrario. Assistiamo a una radicale riscrittura dei rapporti tra singolo e società: il primato non è più della società e delle sue istituzioni a cui il singolo si deve uniformare come nei secoli passati, ma è piuttosto del singolo a cui la società deve sapersi adattare servendone la felicità e la realizzazione. Prima erano i singoli a piegarsi alle istituzioni, ora sono le istituzioni a piegarsi ai singoli, modificando persino la Costituzione, come in Irlanda.
 
 


LA BEATIFICAZIONE DI ROMERO E IL LUNGO SILENZIO DEL VATICANO
Vito Mancuso - La Repubblica 21/05/2015

SABATO Oscar Romero, assassinato a San Salvador il 24 marzo 1980, viene beatificato e dichiarato ufficialmente martire della Chiesa cattolica. La domanda che sorge spontanea è come mai siano dovuti passare 35 anni perché il Vaticano giungesse a tale elementare riconoscimento, compiuto all'istante dalla coscienza popolare e dalla spiritualità mondiale. Qualcuno potrebbe pensare che la gerarchia cattolica ami procedere con i piedi di piombo, ma sbaglierebbe: per la beatificazione di Escrivá de Balaguer, il fondatore dell'Opus Dei, ci vollero solo 17 anni, per Karol Wojtyla sei. Quindi quando vuole il Vaticano sa accelerare: perché non l'ha fatto per Romero, ucciso mentre celebrava la Messa da un sicario dei cosiddetti "squadroni della morte" a causa del suo impegno per la giustizia?
 
 


CRISI: SE È LA DONNA A TIRARE LA CARRETTA
Chiara Saraceno - La Repubblica 21/05/2015
La scarsità della domanda e la fragilità delle posizioni ha spinto molte donne ad affrontare il perso del doppio lavoro, ma se il gap di genere si chiude prevalentemente al ribasso, qualcosa sta cambiando.
LE DONNE italiane hanno mantenuto i bassi livelli occupazionali precedenti la crisi, a differenza degli uomini che invece hanno perso centinaia di migliaia di posti di lavoro e sono lontani dal recuperarli nonostante la piccolissima ripresa di questi mesi.

 


SACRA SINDONE L'ULTIMA INCHIESTA SUL VOLTO DI DIO
Adriano Prosperi - La Repubblica 20/05/2015

MENTRE scriviamo, è in atto l'ostensione della Sindone a Torino: si è aperta il 19 aprile e chiuderà i battenti il 24 giugno, onomastico di San Giovanni Bosco. Si attende la visita di papa Francesco. Nella sua omelia del 4 maggio, l'arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia ha parlato della sua commozione nel celebrare la Messa davanti "al sacro Telo". All'appuntamento ci si può preparare anche leggendo i più recenti libri di storia dedicati alla Sindone. Per esempio, lo svelto e accattivante saggio di Franco Cardini e Marina Montesano che promette di parlare di una Sindone di Torino oltre il pregiudizio ( Medusa).
 
 


LAICITÀ È CULTURA DELLA VITA
Dario Accolla - Italia Laica 20/05/2015
 
Come nella migliore tradizione della storia dell’ingerenza ecclesiastica nella vita politica italiana, Angelo Bagnasco ha stilato la solita sfilza di no a quei provvedimenti sui diritti civili che farebbero dell’Italia una nazione al passo con i paesi di vecchia e nuova democrazia più avanzati in materia.
Il no al divorzio breve è indicativo della pretesa da parte del clero di imporre la propria idea su quelle coppie sposate che, per un’evidente sfortuna o per un fallimento del proprio progetto affettivo,  decidono di non fare più un tratto di strada insieme. La vecchia legge era, a mio giudizio, ingiusta e superata. Perché aspettare tre anni prima di arrivare alla dissoluzione di un rapporto che non ha più ragion d’essere? Forse questo è coerente con quella filosofia tutta cattolica per cui un obiettivo deve essere ottenuto a prezzo di un certo sacrificio. Ma la prassi e la storia più recente ci dimostrano una doppia evidenza: se il matrimonio si rompe, da una parte, non ha senso mantenere in piedi i cocci con un collante che non può dimostrarsi efficace; dall’altra, se c’è un ripensamento nulla vieta a risposarsi. Di fatto questo gioca contro non solo l’autodeterminazione di individui consenzienti, ma anche contro il concetto più basilare di felicità umana.
 
 



UN CONFRONTO DAVVERO LIBERO SUI NUOVI DIRITTI CIVILI
Aldo Cazzullo - Corriere della sera 18/05/2015

L’Italia è l’unico Paese dell’Occidente senza una legge che riconosca le unioni civili. Ora che è finita la stagione dei veti di Oltretevere, il tempo è finalmente propizio per costruire una «grande società»
 
 


COSA MANCA ALLE RELIGIONI PER ACCETTARE L'OMOSESSUALITÀ
Vito Mancuso - La Repubblica 19/05/2015

ANCHE se oggi il giudizio delle religioni sull'omosessualità è per lo più di condanna, qualcosa sta cambiando. È ormai citatissima la frase di papa Francesco del 28 luglio 2013: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? ». Affermazione scioccante perché i Papi, compresi gli immediati predecessori di Francesco, hanno sempre formulato esplicite valutazioni sull'omosessualità, e sempre di condanna. Nel 2006 il Dalai Lama riaffermava la disapprovazione buddhista: «Una coppia gay è venuta a trovarmi cercando il mio appoggio e la mia benedizione: ho dovuto spiegare loro i nostri insegnamenti. Una donna mi ha presentato un'altra donna come sua moglie: sconcertante». Nel 2014 l'approccio è stato diverso: «Se due persone, una coppia, sentono veramente che quel modo è più pratico, più fonte di soddisfazione, e se entrambi sono pienamente d'accordo, allora va bene».

 


LAICI E LAICISTI, SECONDO HABERMAS
Attilio Tempestini - Italia Laica 29/04/2015
 
Ho sempre pensato che la crescente tendenza, per cui al termine “laico” viene affiancato e addirittura contrapposto il termine “laicista”, abbia in buona misura la finalità di espungere dal primo termine, il significato in cui tradizionalmente si parla di Stato laico: e dare a questo significato, un residuale alloggio nel termine “laicista”. Già su tale strada si è in effetti avviata, da decenni, la gerarchia cattolica; dicendosi d'accordo con una laicità “bene intesa” e talvolta precisandola, come corrispondente alla regola di lasciare a Dio ciò che spetta a Dio, a Cesare ciò che spetta a Cesare. Una regola tuttavia che non regola granché: in quanto lascia aperta, la ben nota questione della competenza sulle competenze. Chi decide se è competente Dio o Cesare, allorché entrambe le parti ritengono di avere voce in capitolo?
 



FECONDAZIONE UN DIRITTO RESTITUITO
Elena Cattaneo - La Repubblica 16/05/2015

CARO direttore, la Consulta con la sentenza di giovedì, eliminando il divieto di accesso alla fecondazione assistita alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche, ha restituito ai cittadini di questo Paese un diritto che era stato loro sottratto ed ha messo fine a una crudeltà imposta da una legge ingiustamente punitiva verso il desiderio di genitorialità.
Legge concepita, approvata e difesa da chi, nel Paese, antepone e impone l'etica personale alla scienza, alla ragionevolezza, alla sofferenza delle persone e non ha timore di farlo, come ribadito per la quarta volta due giorni fa, in spregio alla Costituzione. Nell'attesa, doverosa, della lettura del dispositivo e delle motivazioni della sentenza, ho letto i tanti commenti e le reazioni che hanno accolto con favore questa notizia. La mia gratitudine va a quei resistenti malati, familiari, associazioni e avvocati che, in questi anni, non hanno mai smesso di lottare per l'affermazione di diritti fondamentali della persona nell'interesse di tutti
 
 


IL LIBRO ELETTRONICO
L’Amaca di Michele Serra (Repubblica 16.5.15

“”Viva l’innovazione, il libro elettronico, il print on demand (si stampano solo le copie acquistate e si evitano le valanghe di resi), il fecondo rapporto tra nuove tecnologie e cultura. Ma mette un brivido sentire (intervistato su Radiorai) non so quale boss di Amazon sentenziare che in un futuro prossimo «a decidere quali libri stampare e quali no saranno le community dei lettori, non gli editori». In apparenza è un allargamento “democratico” delle decisioni, un colpo all’elitarismo intellettuale. In sostanza, è il definitivo asservimento della cultura ai gusti di (presunte) maggioranze, e fa venire in mente l’aforisma di Marcello Marchesi sulla società di massa: «mangiate merda, miliardi di mosche non possono avere torto».
La dittatura del mercato incarna il sogno del signor Amazon ma anche l’incubo delle minoranze, dei curiosi, degli irrequieti, o più semplicemente dei veri innovatori (che faranno le fortune future anche di Amazon). Il rischio intellettuale non è vidimabile da una serie di “mi piace”. L’attuale, imperfettissimo sistema editoriale va da scemenzuole di successo come le Sfumature di grigio a splendidi e sparuti libri di poesia, con tutta la gamma intermedia. Mi chiedo quale “community” sarebbe in grado di scegliere, e di sbagliare, con tanta libertà e con tanta varietà. Il conformismo è la via più rapida, feroce ed efficace per distruggere pensiero e poesia. Per saperlo bisognerebbe — per esempio — leggere Álvaro Mutis. Ma la “community” di riferimento del signor Amazon terrebbe in catalogo Álvaro Mutis?”"



SUL REDDITO MINIMO NON C'E' DA IMPROVVISARE
Chiara Saraceno La Repubblica 15/05./2015

“”Il reddito di cittadinanza nel senso che tutti i cittadini da Agnelli in giù hanno un reddito è una follia. L’idea di una misura contro la povertà è una cosa su cui stiamo lavorando e siamo disponibili a parlare con i 5Stelle e con gli altri, ovviamente compatibilmente con i vincoli di bilancio». Così ha dichiarato Renzi nella conversazione con Repubblica . Ma ciò che propongono i Cinquestelle è esattamente questo, una misura contro la povertà. Sbagliano a chiamarla reddito di cittadinanza, perché questo termine evoca altre proposte che circolano a livello internazionale e sono sostenute da studiosi di tutto rispetto, come Atkinson e Van Parijs, e da un network internazionale, che auspicano, appunto, un reddito di base per tutti. Ma la proposta dei Cinquestelle si riferisce a chi si trova in povertà, come quelle della Alleanza contro la povertà con il Reis (Reddito di inclusione sociale), della commissione Guerra con il Sia (Sostegno di inclusione attiva), di una proposta di legge di iniziativa popolare avanzata dal Bin (Basic Income Network) Italia, e prima ancora del lontano reddito minimo di inserimento sperimentato alla fine degli anni Novanta.

Non mancano, infatti, le proposte e neppure le sperimentazioni, anche se Maroni, che oggi a sorpresa annuncia di voler sperimentare il “reddito di cittadinanza” in Lombardia sembra aver dimenticato di aver affossato il reddito minimo di inserimento appena diventato ministro del welfare, chiudendo la sperimentazione e dichiarandola fallita, senza spiegazioni né discussioni.

Al di là dei nomi, ciò di cui si parla, e che esiste già nella stragrande maggioranza dei Paesi dell’Unione Europea, in molti Paesi Ocse e in diversi Paesi dell’America Latina, è una misura universalistica, non categoriale (cioè non limitata a una o un’altra categoria di poveri) di sostegno al reddito per chi si trova in povertà, solitamente accompagnata dalla richiesta di disponibilità ad accettare richieste di lavoro per chi ne ha la capacità, o a partecipare a corsi di formazione per chi ne ha necessità, di fare in modo che i figli (per chi ne ha) frequentino regolarmente la scuola e abbiano le cure mediche necessarie e così via. Il termine “di cittadinanza” (anche se io non lo userei proprio perché si presta ad equivoci) si riferisce al diritto di ricevere sostegno se si è in condizione di bisogno (così come si ha diritto di ricevere una istruzione di base, o cure mediche quando si è malati), a prescindere dalla appartenenza ad una o un’altra categoria.

Si può discutere dell’importo base di questa misura, di come debbano essere definiti i diritti e i doveri di chi la riceve e dei doveri di chi deve fare funzionare le attività integrative e di accompagnamento (dalla scuola ai servizi per l’impiego), su come e con quale periodicità si devono effettuare i controlli. E si deve, ovviamente, ragionare su come finanziarla (senza tut- tavia metterla sempre in coda rispetto ad altre priorità non adeguatamente discusse). Ma, ripeto, si tratta di misure che già esistono in altri Paesi (incluso il Portogallo, molto più povero dell’Italia) da diversi decenni. Sono state sperimentate anche in Italia e alcuni comuni hanno da tempo qualche cosa di simile. La provincia di Trento ha messo a regime il proprio reddito minimo da oltre due anni. Sono esperienze da cui si può imparare senza iniziare ennesime sperimentazioni che servono solo per rimandare la questione creando ulteriori disparità tra chi è coinvolto nella sperimentazione e chi no: una disparità che può essere accettabile una volta, ma che non può essere sistematicamente ripetuta, senza che si vada mai a regime.

Nei dibattiti di questi giorni, incluso “Ballarò” e “Di martedì” scorsi, si sono sentiti pareri, commenti, fondati su una intollerabile ignoranza da parte anche di illustri commentatori e commentatrici. Peraltro, nessuno sembra abbia pensato di sentire, oltre ai Cinquestelle, chi di queste cose si occupa da anni e ha fatto proposte argomentate (ad esempio l’Alleanza contro la povertà). Il dibattito sembra limitato a politici (inclusi quelli del Pd) e giornalisti apparentemente scelti tra chi ne sa meno ed ha meno memoria storica. Con il risultato di aumentare la confusione, delegittimando in partenza ogni proposta, lasciando aperto il campo ad ennesime sperimentazioni più o meno idiosincrasiche, o all’invenzione di qualche ennesima misura categoriale con cui vengono disperse risorse già scarse.”"



FECONDAZIONE ASSISTITA
CADE L'ULTIMO DIVIETO: SI DELLA CONSULTA ALLA DIAGNOSI PREIMPIANTO PER LE COPPIE FERTILI AFFETTE DA PATOLOGIA GENETICA
Grazia Longo  La Stampa 15/05/2015)
 
“”Chi desidera un figlio ed è portatore sano di una malattia genetica potrà finalmente ricorrere alla diagnosi preimpianto degli embrioni. L’importante passo avanti è stato sancito da una sentenza della Corte Costituzionale che fa cadere il divieto dell’accesso alle tecniche di fecondazione assistita alle coppie fertili, ma portatrici sane di patologie genetiche.

Un traguardo agognato da chi da anni si batte per vedere abolita la norma contenuta nella legge 40 del 2004 sulla procreazione assistita. Non nascondono, quindi, l’entusiasmo «l’enorme soddisfazione» gli avvocati Filomena Gallo (segretario dell’Associazione Luca Coscioni), Gianni Baldini e Angelo Calandrini, difensori delle coppie che hanno avviato i procedimenti dai quali è scaturita la pronuncia della Consulta. «Esprimiamo gioia insieme alle coppie che per tanti anni hanno solo desiderato avere un bambino sano ed evitare aborti – dichiarano – Oggi è un giorno importante per tante famiglie. Questa era l’unica decisione che la Corte poteva prendere perché l’unica che equivale al rispetto di diritti fondamentali delle persone». L’avvocato Gallo ribadisce, inoltre, che «si tratta della trentaseiesima decisione di tribunali, di cui tre della Corte Costituzionale, che hanno smantellato la legge 40». Mentre Luca Gianaroli consigliere generale dell’associazione Coscioni stigmatizza la latitanza politica: «Ancora una volta, come è accaduto in occasione delle precedenti sentenze relative alla Legge 40, i giudici si sono dimostrati più attenti ai diritti e alle necessità dei cittadini rispetto alle istituzioni politiche, che hanno sempre anteposto posizioni ideologiche talvolta anche molto discutibili e prive di fondamento medico-scientifico, al benessere e alla salute dei propri concittadini».
Il problema delle malattie genetiche non è da sottovalutare: sono oltre 10 mila le mutazioni dei geni responsabili di altrettante malattie, trasmissibili da genitori portatori ai propri figli, che è possibile diagnosticare grazie alla diagnosi genetica preimpianto. L’esame è determinante, basta dare un’occhiata ai numeri del registro europeo Eshre: in Europa nel periodo relativo al 2009-2010, sono 6.160 i cicli di prelievi ovocitari per diagnosi preimpianto e 1.238 bambini nati. Fondamentale sapere che nei 2580 cicli eseguiti per malattie genetiche o cromosomiche ereditarie, non è stato riportato alcun caso di errore diagnostico.Ora bisognerà attendere le motivazioni della sentenza per capire in quali termini i giudici della Consulta abbiano dichiarato incostituzionale la norma che precludeva alle coppie in questione l’accesso alla procreazione medico assistita. La questione era stata discussa in udienza lo scorso 14 aprile: a rimettere il caso alla Corte Costituzionale era stato, con due distinte ordinanze, il Tribunale di Roma, nell’ambito di due procedimenti avviati da coppie che si erano viste negare dalle strutture la possibilità di effettuare la diagnosi preimpianto nonostante fosse stata accertato il fatto che fossero portatrici sane di gravi patologie genetiche.”"

 


VIA IL CROCIFISSO DALLE AULE: PROFESSORE SOSPESO PER UN MESE SENZA STIPENDIO
Antonella De Gregorio - Corriere della sera 02/04/2015
 
Un mese senza entrare in classe. E senza stipendio. È questa la sanzione inflitta dall’Ufficio scolastico regionale per l’Umbria al professor Franco Coppoli, reo di aver tolto i crocifissi dalle aule dell’Istituto per geometri Sangallo di Terni, in cui insegna. E non è la prima volta: già nel 2009 il docente di Italiano e Storia era stato «sollevato dal servizio» per trenta giorni, per aver rivendicato «la libertà di non fare lezione sotto un simbolo di una specifica confessione religiosa».
 
 


"CON LA SCUSA DEL TERRORISMO CI TOLGONO I DIRITTI"
STEFANO RODOTÀ DENUNCIA LA DERIVA EUROPEA
Intervista di Antonio Rossano a Stefano Rodotà - L'Espresso 14/05/2015
 
Francia e Spagna hanno appena approvato due leggi che limitano la libertà di espressione e autorizzano la vigilanza di massa, mentre il caso Nsa continua a scatenare polemiche. Parla il giurista e già garante della privacy. Che punta il dito contro la politica
 
 
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